Il lato oscuro della Rete che culla l’odio

Il lato oscuro della Rete che culla l’odio

22 febbraio 2018 0 Di il cosmo

Quando si parla di “deep web”, il pensiero corre prima di tutto al commercio di droga o di contenuti illegali, come la pedopornografia. In questo caso, si può definire più propriamente “dark web”: se con l’espressione deep web si intendono genericamente i contenuti non indicizzati per i motori di ricerca, con dark web si parla di quei contenuti appositamente nascosti. Il dark web esercita un certo qual fascino fra gli appassionati di tecnologia, al punto da dare vita anche a delle leggende metropolitane sui suoi contenuti. Quello che non tutti sanno, tuttavia, è che il deep web ha avuto e continua ad avere anche uno spiccato ruolo politico. Il web sommerso, infatti, rappresenta una via di uscita per gli intellettuali e i reporter dei paesi oppressi da regimi autoritari, che possono così scambiare informazioni e materiali, protetti dal sistema di irrintracciabilità garantito dai browser pensati per navigare nello strato profondo di internet. Ma anche nei paesi democratici vengono posti alcuni limiti. Sono i cosiddetti “istituti di democrazia protetta”, meccanismi pensati per difendere i valori fondanti della nazioni. In loro nome, per esempio, in molti Stati è vietata la propaganda nazista. Ed ecco allora che il deep web diventa una scappatoia. All’inizio del 2016, la presenza di contenuti di propaganda estremista nella fascia nascosta del web è stata stimata nel 2,7% dei contenuti totali. Nel complesso, secondo delle ricerche di settore, i contenuti illegali rappresenterebbero circa il 40% del deep web. Ovviamente, monitorare un fenomeno per sua stessa natura sommerso non è facile. Di tanto in tanto, però, il tema torna a fare parlare di sé. Uno dei casi di cronaca più recenti riguardante la propaganda politica estremista nel web sommerso riguarda il sito “Daily stormer”, considerato di ispirazione neonazista. Nato nel 2013, è rimasto normalmente online fino alla scorsa estate finché, come ricostruisce l’inglese “The guardian”, i fornitori di servizi internet hanno rifiutato di ospitarlo sui loro server. Da lì, pare che il sito abbia “traslocato” nel deep web. La cosa ha aperto un certo dibattito ideologico fra i sostenitori del deep web e i detrattori. Se, infatti, da un lato il web sommerso permette di sfuggire alla censura dei regimi autoritari, dall’altro permette anche di infrangere molte altre leggi, decisamente più ragionevoli. Sul caso sono intervenuti anche gli sviluppatori del software utilizzato per navigare il deep web, che si sono detti addolorati per gli usi impropri di quello spazio, ma hanno spiegato che al tempo stesso il loro sistema impedisce la censura anche da parte dei suoi stessi creatori. In Italia, fece scalpore il caso di “Stormfront”, definito dai mass media statunitensi “il più grande sito d’odio”. Alla fine del 2012 venne oscurato. Viaggia nel deep web anche un’ideologia che talvolta si fa “costola” dei neonazismi: il negazionismo. Il negazionismo è una forma estrema di revisionismo storico, che nega l’accadimento di certi fatti. La forma più tristemente celebre è quella relativa alla Shoah. In realtà, il “nascondiglio” del deep web rappresenta un’arma a doppio taglio per i contenuti propagandistici. Se, da un lato, il fatto che sia più difficile da indagare rappresenta un indubbio vantaggio per valicare la censura e proteggere chi pubblica, dall’altro le maggiori difficoltà di accesso restringono anche il pubblico. Un aspetto da non sottovalutare quando si parla di propaganda.

di Fabiana Bianchi

Programming editor for CSS language