DIARIO DI BORDO: NORVEGIA

22 Febbraio 2018 1 Di il cosmo

Venezia, marzo 2016. Sembrerebbe essere un pomeriggio di studio come tanti altri, se non fosse che, dopo aver solennemente posato la penna, annuncio alla mia coinquilina Martina di voler trascorrere l’estate lontana dall’Italia. Invece di riportarmi con i piedi per terra, Martina decide di aggregarsi esordendo con un “e quando partiamo?” che non promette nulla di buono.
Unico problema: la nostra enorme voglia di metterci in gioco è inversamente proporzionale alla quantità di banconote nel portafoglio. Che fare, dunque? Come possono due studentesse universitarie squattrinate viaggiare senza spendere soldi, o comunque spendendone pochi?
È Google, infallibile rimedio della nonna del XXI secolo, a fornirci una soluzione.
Workaway è una piattaforma online che raccoglie numerosi host ( case private, strutture ricettive, fattorie etc.) che offrono vitto e alloggio in cambio di qualche ora di lavoro. Attualmente sono più di trentaduemila le offerte di lavoro presenti sul sito, distribuite in circa 170 paesi. Una volta individuato un profilo interessante occorre contattarlo per verificare la disponibilità, ma per poter comunicare è prima necessario aprire un account personale. Io e la mia compagna di avventure optiamo per un account di coppia, dal costo di 42 euro, ma esiste anche la possibilità di iscriversi come singolo pagando 32 euro. Le attività per le quali ci si può candidare sono molteplici e vanno dall’occuparsi del gatto di una ricca ereditiera americana alla gestione di un ostello su un’isola sperduta, dall’insegnare italiano in Uzbekistan al raccogliere fragole in Sardegna. Alcune persone propongono orari di lavoro che lo stacanovismo in confronto pare una pinzillacchera, altre invece ricercano soltanto una persona che faccia loro compagnia durante la giornata. Le possibilità, come avrete capito, sono davvero infinite e il segreto risiede nello scegliere la propria destinazione in base al tipo di esperienza che si vuole intraprendere. Viaggiare con Workaway diventa quindi uno scambio di culture, di usanze e di vedute, nonché un’occasione a basso costo per visitare mete inesplorate.
Una volta creato il nostro account personale, la mia coinquilina ed io ci accingiamo a scegliere la nostra destinazione con la stessa velocità di due bradipi tridattili. Sappiamo solamente di volerci dirigere al Nord, ma in quale paese resta ancora un’incognita. Inizialmente tentiamo la fortuna contattando un allevamento di Husky nei dintorni di Helsinki, ma la Dea è più bendata del solito e ci comunicano di non avere posto per due persone. Successivamente consideriamo l’idea di partire per l’Islanda, ma il biglietto aereo costa davvero troppo e abbandoniamo l’impresa. Dopo aver contattato senza successo altri due host in Svezia, finalmente incappiamo nell’annuncio perfetto: un’allegra famiglia norvegese cerca due persone che si prendano cura del giardino, della casa e dei bambini. Due giorni dopo stiamo già facendo il colloquio su Skype, dal quale usciamo trionfanti: siamo piaciute e tra quattro mesi partiamo per Karasjok, un ridente paesino di 2865 abitanti (incluse cinque renne muschiate) nel Nord della Norvegia.

Continua…

di Samantha Betti

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