Doping: senza fine il caso russo

22 Febbraio 2018 0 Di il cosmo

Dopo il 21enne giapponese dello short track Kei Saito, che ha preso parte alla gara dei 1500, l’ombra nera del doping oscura un altro astro nascente degli sport invernali. L’atleta russo Alexander Krushelnytsky, 25 anni, medaglia di bronzo nel curling misto insieme alla moglie Anastasia Bryzgalovoy, è risultato positivo a un test antidoping, la cui conferma è arrivata questa settimana. Positivo al meldonio, sostanza ancora al centro del dibatto sulla sua natura effettiva di doping, è stato già avviato un provvedimento del Tribunale arbitrale dello sport contro il giocatore di curling. Quello di Krushelnytsky è un caso che fa clamore più degli altri, vista che questa è l’Olimpiade dei “russi senza bandiera e inno”. La Grande Madre era stata esclusa dai giochi dopo lo scandalo delle manipolazioni dei test antidoping di Sochi 2014. Per questo 169 atleti sono stati ammessi individualmente sotto la sigla OAR (Olympic Athletes from Russia) dopo aver affrontato una selezione del Cio in base a criteri di estraneità al doping, che ne ha esclusi, invece, 160. Altri 47 tra atleti e tecnici hanno intrapreso un vero e proprio viaggio della speranza in Corea del Sud facendo ricorso in questi giorni, ma con esito negativo da parte del Comitato Olimpico Internazionale. In un clima da guerra fredda si fa avanti anche la gettonata idea del complotto poiché non ci sarebbe stato modo e motivo per rischiare. La squadra e gli allenatori russi difendono il curler poiché il mese scorso aveva superato un test antidoping senza problemi e ipotizzano qualche compagno di squadra scartato o detrattori dello stato russo che avrebbero dopato l’atleta a sua insaputa.

di Deborah Villarboito>>>ANSA/GIOCHI: POSITIVO AL MELDONIO RUSSO BRONZO CURLING