L’italia verso il voto: istruzioni per l’uso

Per molti è semplice prevedere l’esito delle prossime elezioni nazionali del 4 marzo. Ma le sorprese sono dietro l’angolo, la nuova Legge Elettorale potrebbe riservarci dei colpi di scena che neanche Shonda Rhimes o Renè Ferretti, per gli intenditori. Ma partiamo dal principio.
Per coloro che ancora brancolano nel buio, proviamo a spiegare il meccanismo elettorale rinnovato. Il presupposto rimane che anche questa volta la Costituzione ci impone di non votare il Presidente del Consiglio dei Ministri, ma democraticamente scegliere i nostri rappresentanti alla Camera dei Deputati e al Senato della Repubblica. Sarà poi il Presidente della Repubblica a scegliere chi andrà a formare il Governo sulla base dei risultati elettorali. Con questo presupposto bene in mente andiamo avanti.
Il Rosatellum Bis prende il nome dal promotore della Legge, Ettore Rosato, nelle fila del PD. E’ una legge mista, che prevede l’utilizzo di due metodi differenti al voto, che copriranno due “fette” dei seggi alla Camera e al Senato: il sistema maggioritario eleggerà circa il 37% delle due Camere, mentre il sistema proporzionale il rispettivo 63% circa.

La scheda elettorale dunque, per entrambe le Camere, dovrebbe risultare più o meno così:FOT1.jpg

Come si vede ogni lista (o coalizione) esprime un candidato uninominale(per il sistema maggioritario), un simbolo, ed una lista di candidati plurinominale(per il sistema proporzionale. L’elettore può apporre la propria ‘X’ un massimo di due volte: sul nome del candidato uninominale, oppure sul simbolo del partito che intende votare, o anche sul nome del candidato uninominale e sul simbolo della lista particolare all’interno della stessa coalizione per cui si vota il candidato uninominale.
-Nel primo caso si vota esplicitamente il candidato per il sistema maggioritario, e di conseguenza il voto viene poi distribuito tra le liste che appoggiano il candidato uninominale in proporzione alla percentuale di preferenze ricevute dalle liste stesse. Quindi se uno dei partiti che formano la coalizione ha ricevuto il 15% dei voti, riceverà anche il 15% dei voti di chi non ha votato esplicitamente per nessuna lista di quella coalizione ma solo per il candidato uninominale relativo;
-Nel secondo caso invece, tracciate solo un segno sul simbolo del partito o lista che preferite, e il vostro voto andrà automaticamente anche al candidato del collegio uninominale;
-Infine se tracciate due segni, sia per il candidato che per la lista che preferite, il voto andrà al candidato del collegio uninominale, ed alla lista che avete scelto. Ma attenzione: non è possibile esprimere un voto disgiunto, e quindi non è possibile scegliere un candidato nel collegio uninominale di una coalizione, ed una lista appartenente ad una coalizione differente. Pena nullità del voto.
Ricordiamoci che assolutamente non bisogna segnare alcun nome dei listini proporzionali, l’unico nome che possiamo scegliere è l’uninominale di ogni lista, in alto. Gli altri nomi sono presenti solo per completezza informativa.

Di seguito le opzioni sul Fac-simile della scheda elettorale.

A questo punto il meccanismo dovrebbe essere chiaro.
Proseguendo, nei collegi uninominali sono inseriti i “volti noti” della politica per ogni gruppo, coloro che risultano più conosciuti, con più possibilità di essere votati, vista la visibilità di cui godono. Nella parte plurinominale invece verranno inserite persone meno note, magari più “tecniche”, con competenze specifiche da portare in Parlamento.
Nel suo complesso questa modalità dovrebbe favorire le coalizioni, nonostante lasci ampio spazio di decisioni anche dopo il voto. Lo scenario presente quindi rispecchia la storia politica del nostro Paese, con gli outsider in concorrenza: da un lato troviamo un centrodestra tendenzialmente unito, forte se riuscirà ad evitare scaramucce su temi secondari; il Movimento 5 Stelle non esprime coalizioni, almeno fino a dopo il voto, mettendosi automaticamente in difficoltà, nonostante le alte percentuali in risalita nei sondaggi; infine la sinistra è spaccata almeno in due parti, da un lato il PD ed i movimenti centristi ed Europeisti, dall’altro gli esuli di Sinistra Italiana, MdP e Possibile, sotto il simbolo di Liberi e Uguali. Lo sbarramento al 3% per i singoli partiti, o al 10% per le coalizioni impone che lo spettro elettorale sia questo, senza previsioni di sorprese in corsa.
Facendo un passo in più potremmo pensare ai possibili esiti elettorali, tenendo conto degli ultimi sondaggi, degli umori del giorno, dei tweet e contro-tweet, e dei preziosi consigli di Paolo Fox.
Come detto lo scenario vede oggi la tendenza a prevalere della coalizione di centrodestra, seguita dal Movimento 5 Stelle e poi dalle due coalizioni a sinistra. I rappresentanti del centrodestra ripetono costantemente come siano certi di raggiungere la maggioranza assoluta, visione di per sé poco realistica. Il M5S, penalizzato nel suo modus operandi dalla nuova Legge Elettorale apre ad alleanze post-voto, mentre il centrosinistra cerca ancora uno spiraglio a destra o a sinistra. La possibilità più nitida è sicuramente quella di un nuovo Governo di larghe intese, magari guidato ancora dal Premier Gentiloni, costituito da un’alleanza tra PD e Forza Italia e chi voglia unirsi. Ma come detto in principio, le sorprese possono essere dietro l’angolo: dopo il voto ci sarà ancora uno spazio ampio per stabilire apparentamenti tra liste che prima delle elezioni risultavano autonome, dunque cosa ci impedisce di pensare che post-voto le sinistre si uniscano e trovino i numeri per governare? O che il M5S trovi chi approva i 20 punti fondamentali del loro programma e realizzino il sogno di cambiare il Paese, o di contro affossarlo? O chissà, se il centrodestra raggiungesse effettivamente la maggioranza assoluta? Ad ognuno fantasticare a modo proprio. Il segreto dell’urna protegge tutti da ogni responsabilità.

di Federico Bodo

Rispondi