Testamento biologico: tutta la normativa

Testamento biologico: tutta la normativa

22 Febbraio 2018 0 Di il cosmo

É entrata in vigore il 31.1.2018 la Legge sulle disposizioni anticipate di trattamento sanitario. Si tratta di un intervento legislativo solo apparentemente di poco conto in quanto viene espressamente riconosciuto il diritto di rifiutare anticipatamente determinate cure mediche, ancorché vitali.
Già prima della sua entrata in vigore era possibile decidere di rifiutare di sottoporsi a determinati trattamenti sanitari. La Legge riconosce oggi la possibilità di esprimere, anche prima di essere colpiti da eventuali malattie, la volontà di non essere sottoposti a determinati trattamenti medici.
Invero, sono frequenti i casi in cui il paziente al momento del trattamento sanitario non sia in grado di manifestare validamente la sua volontà. Si pensi ad esempio allo stato di incoscienza irreversibile che potrebbe derivare da un incidente stradale.
In siffatte ipotesi è evidente l’impossibilità per il paziente di esprimere la sua volontà. Pertanto, di regola il trattamento sanitario è inevitabile. Il noto caso Englaro, del resto, è stato l’esempio lampante dell’effettiva difficoltà nell’ottenere la disattivazione di un presidio sanitario indispensabile per rimanere in vita quando il paziente sia in una condizione che gli impedisca di manifestare la propria volontà. É stato infatti affermato che il giudice può autorizzare la disattivazione del presidio sanitario unicamente nel caso in cui lo stato vegetativo sia irreversibile e che la richiesta di interruzione sia effettivamente espressiva della volontà del paziente, risultante, ad esempio, dalle sue precedenti dichiarazioni, dalla sua personalità, dal suo stile di vita.
Assolutamente distinto appare invece il recente caso che ha riguardato DJ Fabo. Il paziente era, infatti, in grado di manifestare la sua volontà e non era sottoposto ad alcun trattamento sanitario che lo tenesse in vita. La questione involgeva, invece, una tematica differente: il mancato riconoscimento dell’”eutanasia attiva”, la possibilità cioè di scegliere la “non vita” senza per forza giungere a tale risultato privandosi di acqua e cibo e, di conseguenza, morire di stenti.
La Legge sulle disposizioni anticipate di trattamento cerca invece esclusivamente di garantire parità di trattamento nella scelta circa le cure mediche alle quali sottoporsi o meno tra chi abbia la capacità di esprimere validamente la propria volontà e chi, invece, proprio a causa della malattia, ne sia impossibilitato.
Occorre ora individuare i punti essenziali del testo legislativo per capire in concreto il funzionamento delle disposizioni anticipate di trattamento.
Innanzitutto è bene precisare che la possibilità di disporre anticipatamente presuppone il compimento della maggiore età, la capacità di intendere e volere, nonché l’acquisizione di adeguate informazioni mediche circa le conseguenze derivanti dalle scelte compiute.
É inoltre ammessa la possibilità di indicare una persona di fiducia che faccia le veci e rappresenti il paziente nelle relazioni con il medico e le strutture sanitarie nel caso in cui venga meno la capacità di manifestare la volontà. Di conseguenza il contenuto delle disposizioni anticipate di trattamento potrebbe limitarsi unicamente alla nomina di una persona cara (non necessariamente il coniuge) che si ritiene in grado, nel caso in cui fosse necessario, di compiere la scelta sanitaria maggiormente espressiva dei propri convincimenti.
Quanto alla forma, è richiesta quella scritta. In particolare è possibile farlo per atto pubblico o per scrittura privata autenticata o scrittura privata consegnata personalmente presso l’ufficio dello stato civile del comune di residenza.
La Legge prevede inoltre, nel caso in cui le condizioni del paziente non gli consentano di manifestare anticipatamente la propria volontà nelle modalità illustrate, la facoltà di farlo anche attraverso videoregistrazione o altri dispositivi.
In conclusione, risulta evidente che si tratta di un intervento normativo significativo, sebbene non sia privo di punti critici che a livello applicativo creeranno senza dubbio problematiche. Sebbene le DAT abbiano efficacia vincolante, la Legge consente infatti al medico di disattenderle qualora “appaiano palesemente incongrue o non corrispondenti alla condizione clinica attuale ovvero sussistano terapie non prevedibili all’atto della sottoscrizione”. Di fatto, dunque, la parola del medico continua ad avere un peso fondamentale.

di Giulia Candelone