XXIII Olimpiadi Invernali: il gelo e il braciere

Al di là dei valori dello sport e dell’orgoglio nazionale per le atletiche eccellenze, i grandi eventi sportivi spesso e volentieri sono veicolo di idee politiche o messaggi molto forti. Nel freddo glaciale della cerimonia di apertura delle XXIII Olimpiadi Invernali a Pyeongchang, Corea del Sud, qualcosa ha infiammato gli animi dei partecipanti. Lo scorso 9 febbraio, infatti, gli atleti di Corea del Nord e del Sud hanno sfilato al seguito dei due porta bandiera, il bobbista del Sud, Won Yun-jong e l’hockeista del Nord, Hwang Chung-gum. Insieme hanno portato una sola bandiera raffigurante l’intera penisola coreana in azzurro su sfondo bianco. Lo stesso bianco scelto per le divise indossate dagli atleti e su cui spiccava una semplice scritta in nero: Korea. Unione che è rappresentata anche dalla prima e inaspettata nazionale unica coreana di hockey femminile, di cui due giocatrici hanno accompagnato per l’ultimo tratto la fiamma olimpica. Nella storia, però, rimarrà il calore della stretta di mano tra la sorella del temuto dittatore nordcoreano Kim Jong Un, Kim Yo Jong, il volto benevolo della famiglia, e il presidente sudcoreano Moon Jae-in. Senza dimenticare poi, l’esibizione di taekwondo ospitata a Casa Italia in cui sono stati coinvolti dirigenti e atleti del Nord e del Sud, per la seconda volta uniti in un unico programma il giorno dopo la Cerimonia. Le due Coree che sfilano insieme ai Giochi non è però una novità. Nel 2000, in occasione delle Olimpiadi di Sydney in Australia, poi alle Olimpiadi di Atene del 2004 e infine a quelle invernali di Torino nel 2006. Da allora sempre separatamente. Gesti questi che non hanno acceso solo il braciere olimpico, ma un misto di speranza e paura. Speranza di riconciliazione di un popolo diviso solo sulla carta geografica da un parallelo e da un confine presidiato militarmente da quasi settantanni. Paura, poi, perché qualcuno teme questa possibilità. Gli Usa, infatti, anche nel clima olimpico di festa, ribadiscono che continueranno a esercitare la massima pressione sulla Corea del Nord fino a quando questa non accetterà di negoziare per discutere il disarmo nucleare permanente ed irreversibile. In questo caso il gelo affievolisce la fiamma olimpica, accesa nonostante una guerra mai chiusa dalla pace ufficiale, dopo l’ultima minaccia del dittatore Kim Jong-un, che il giorno prima della Cerimonia ha organizzato una parata militare, e l’assenza dei rappresentanti statunitensi nelle settimane scorse all’incontro fra le due Coree e alle cene di rito in occasione dei Giochi.

di Deborah Villarboito

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