Amianto: la soluzione è nel siero del latte esausto

1 marzo 2018 0 Di il cosmo

Amianto: da terrore per la salute pubblica a prospettiva economica e sociale. E’ questo lo slogan con il quale il professor Norberto Roveri ordinario di chimica generale all’Università di Bologna descrive l’innovativo brevetto di denaturazione dell’amianto contenuto nell’eternit e negli altri materiali per l’edilizia per immersione nel siero del latte esausto. Mai più discariche pericolose per interrare le fibre cancerogene, ma un ciclo produttivo vero e proprio che ‘digerisce’ l’amianto rendendolo innocuo attraverso l’uso degli scarti animali, nell’ottica dell’economia circolare. Ma di cosa si tratta in pratica? A spiegarlo è lo stesso professore che a capo del Chemical Center ha depositato un brevetto in cui viene descritto il processo biotecnologico di distruzione dei manufatti in cemento amianto utilizzando il siero esausto di latte. “Con il metodo proposto – spiega Roveri – è possibile ottenere la degradazione della componente cementizia mediante l’acidità dei metaboliti del Lactobacillus casei presente nel siero di latte e la completa liberazione delle fibre di asbesto che vengono poi distrutte completamente con un processo
idrotermale a 180 ° all’interno di una vasca ermetica e coibentata. I due stadi del processo di solubilizzazione della componente cementizia e della denaturazione delle fibre mediante processi chimici completamente in immersione nel siero di latte, senza alcuna possibilità di diffusione di fibre di amianto in aria. Il processo brevettato utilizza due rifiuti pericolosi: cemento-amianto e siero esausto di latte per ottenere prodotti commercialmente validi come idropittura, idrossido di calcio, carbonato di calcio e concimi industriali”. E sembra che il metodo non abbia controindicazioni con riferiscono i ricercatori. “Per quanto riguarda l’eventuale inquinamento dell’ambiente circostante con fibre di amianto dei materiali di risulta possiamo essere assolutamente sicuri in quanto l’anidride carbonica che si produce nel primo reattore viene raccolta in appositi serbatoi gonfiabili dopo essere passata per un filtro assoluto con fori inferiori a 25nm e quindi nel gas non può passare neanche una fibra di amianto e il gas è purissimo con la sola contaminazione di vapore acqueo. Gli scarichi liquidi ricchi di metalli, verrebbero invece trattati con metodo elettrochimico per estrarre magnesio, nichel da riciclare”. Ad oggi però il metodo, pur avendo ottenuto il benestare dal Ministero dell’Ambiente, non è stato ancora sperimentato in alcun impianto produttivo soprattutto per le resistenze delle comunità locali. “In Puglia una società privata ha ottenuto l’autorizzazione ministeriale ad utilizzare il nostro brevetto – conclude Roveri – per costruire un impianto di denaturazione dei manufatti in cemento amianto ma la mancanza di siero di latte nella zona ha sollevato giustamente opinioni contrarie nella popolazione”. La Regione Piemonte è alla ricerca di metodi alternativi
per smaltire l’eternit dopo l’approvazione del recente Piano Regionale Amianto e l’esaurimento delle proprie discariche anche attraverso l’intervento di imprenditori privati. A buon intenditor…