Da Lu Monferrato all’Himalaya per studiare la Canapa a scopo terapeutico

Da Lu Monferrato all’Himalaya per studiare la Canapa a scopo terapeutico

1 Marzo 2018 0 Di il cosmo

Casalone, vice presidente dell’associazione Tara: “Proprietà preziose per le malattie neurodegenerative”

Dalle verdi colline di Lu Monferrato alle cime imbiancate dell’himalaya con un unico obiettivo: rendere nuovamente libero l’utilizzo della Canapa a scopo prettamente terapeutico in Italia. Barba brizzolata, occhiali e l’inconfondibile copricapo calcato sulla nuca: Franco Casalone oggi ha 59 anni, ma il medesimo spirito di quando, nel 1994, fece gridare allo scandalo con i suoi libri “Il canapaio” e “Canapa: benefici, potenziale economico, proibizione”. Da allora, di pubblicazioni se ne sono aggiunte tre (“Canapicoltura Indoor”, “Olio e alimenti di semi di canapa per la salute” e “Canapa: non siamo criminali”) che, insieme alle svariate collaborazioni su riviste specializzate, fanno del piemontese il massimo esponente della pianta a sette punte nel Bel Paese. “I nostri antenati lo chiamavano l’oro verde – rivela il 59enne con il sorriso sulle labbra – Mio nonno coltivava e fumava canapa proprio qui, in Monferrato; poi, qualcosa è cambiato tant’è che mio padre non sapeva più nemmeno cosa fosse. Eppure si tratta di una coltura dalle potenzialità incredibili sia a livello industriale che terapeutico”. Dopo essersi avvicinato in modo sperimentale al mondo dell’Erba, Casalone decide di voler approfondire la sua conoscenza nel merito traducendo il libro del 1909 del medico Piero Arpino “Haschisch cannabis indica”. “Negli anni Settanta c’era grande fermento attorno a questo argomento – prosegue il piemontese – Pensavamo di riuscire a dimostrare che la cannabis faceva bene e che questa teoria era avvalorata a livello scientifico. La repressione, però, è stata violenta”. Da qui l’idea di abbandonare l’Italia in favore dell’Olanda e dell’India: “Sull’onda del libro di Jack Herer uscito nel 1993 ho pensato che mi sarebbe piaciuto scrivere qualcosa sull’argomento, ma che l’avrei fatto solamente se costretto – dice ancora Casalone – Non l’avessi mai pensato: mi sono entrati in casa e sono “emigrato” in Olanda dove mi hanno chiesto di pubblicare un saggio nella mia lingua dal momento che ne erano sprovvisti. Da qui la nascita de “Il Canapaio” e “Canapa: benefici, potenziale economico, proibizione”. La speranza di un cambio di mentalità nella Terra natia dopo i due scritti è svanita nel lasso di poco tempo: “Ho scelto di andare a vivere in una grotta sull’Himalaya per continuare a coltivare la Canapa e proseguire nei miei studi – dice il 59enne – Ho fatto il pendolare con l’India per oltre dieci anni. E’ stata un’esperienza incredibile che mi ha cambiato la vita. Quando sono arrivato sulle cime indiane pensavo che fossero tutti pazzi: oggi ho invertito in toto il mio credo”. Arrivano gli anni Duemila e, finalmente, qualcosa inizia a muoversi anche in Italia: “Grazie ad Assocanapa la coltura ad uso industriale della pianta, con gli stabilimenti di Carmagnola e Taranto, inizia a riprendere vita – rivela ancora Casalone – E pensare che tutte le varietà importanti di Canapa a livello mondiale sono incrociate con la Carmagnola. Non dimentichiamoci che l’oro verde è il materiale sostitutivo di tutto ciò che viene fatto con il petrolio. Da noi c’è un buco legislativo che deve essere assolutamente colmato così come la mistificazione della cannabis”. Secondo il piemontese, infatti, come una cattiva alimentazione, dovuta ad una scadente qualità del cibo ingerito, porta a danni per l’organismo, lo stesso deve essere visto in ottica Canapa. “Il proibizionismo non fa che aumentare il desiderio dei giovani di sperimentare il fumo dell’erba che, in Italia, essendo il mercato nero a farla da padrone, significa aspirare sostanze di scarsissima qualità. In Olanda, dove il fascino dell’illegalità è sparito da oltre 40 anni, i minorenni non fumano”. Veniamo dunque allo spinoso nocciolo della questione: l’Erba fa bene? “Assolutamente, sempre tenendo conto del principio “Usa non abusa” come scritto da Arpino nel suo libro dove la canapa veniva etichettata come rimedio per curare ben 48 malattie – prosegue il 59enne – Oggi si produce cannabis terapeutica anche in Italia nello stabilimento militare di Firenze. Purtroppo la quantità lavorata, però, non copre il fabbisogno: abbiamo stimato che solo per il 2018 ci sarà una richiesta di Canapa di almeno 200 tonnellate. Grazie ad un medico illuminato io usufruisco di cannabis a livello terapeutico sin dal duemila quando non vi era ancora alcuna normativa; so i benefici che ne derivano e quanto lenisce il dolore. E’ un toccasana per quanto riguarda le malattie neurodegenerative, Sia, artrite reumatoide e fibromialgia in primis. La canapa viene poi utilizzata, a livello alimentare, anche sui chemioterapici”. Da qui, ecco Tara: “L’associazione Tara (Tara è la dea della compassione e Tara la verde la dea della cannabis – ndr) nasce dalla necessità di tante persone con problemi di salute – rivela Casalone – Necessità e diritto di poter stare meglio e di poter accedere ad una sostanza che ha capacità di migliorare e mantenere la salute riconosciute da millenni. Le preparazioni che si possono creare in Italia sono diventate ormai impossibili da reperire visto l’aumento vertiginoso della domanda. La chiave sta quindi nella “canapa industriale”, povera di THC (la sola molecola vietata della cannabis, ma sorella di centinaia di molecole attive presenti nella resina della cannabis), ma non senza proprietà, anzi: con fitocomplessi ricchi e di facile reperibilità A questo proposito aggiungo che le varietà italiane hanno fitocomplessi particolarmente molto ricchi, sia in numero di cannabinoidi sia in percentuali di questi ultimi. La canapa a basso THC non “stona”, non è considerata “droga” ed è incredibilmente efficace. L’idea dell’associazione è di utilizzare solo prodotti di canapa industriale provenienti da filiera controllata o prodotti dai soci, prodotti di provata efficacia anche per problemi gravi. Il tutto con un monitoraggio continuo da parte dei medici. Non per niente il presidente dell’associazione è il dottor Simone Fogherazzi”. Con sede a Torino e ad Alessandria, Tara conta già 60 associati sebbene abbia poche settimane di vita: “Nei giorni scorsi abbiamo presentato la nostra creatura ad Alessandria e all’evento hanno preso parte oltre novanta persone tra cui numerosi medici – afferma Casalone – Ci troveremo ancora il 10 marzo sempre nella sede della casa quartiere di don Gallo. Per informazioni è possibile seguirci su Facebook o inviando una email a
direttivo.apstara@gmail.com”.

di Michela Trada