DIARIO DI BORDO:NORVEGIA

DIARIO DI BORDO:NORVEGIA

1 marzo 2018 0 Di il cosmo

Alta, luglio 2016. Sembrerebbe essere un pomeriggio come tanti altri, se non fosse che, svegliata dal brusco atterraggio, ricordo improvvisamente di essere in aereo. Io e Martina, la mia coinquilina, ci troviamo all’interno dell’aeromobile perché qualche mese fa abbiamo deciso di
trascorrere un periodo fuori dall’Italia e abbiamo scelto la Norvegia come nostra destinazione.
Quello di Alta è il più grande aeroporto nei pressi di Karasjok, il paesino in cui si trova la famiglia che ci ospiterà. Ed è anche l’unico.
Scendiamo dall’aereo e i primi ad accoglierci sono i 3 gradi centigradi. Andiamo a prendere i bagagli e il mio trolley, per darmi il benvenuto, decide di arrivare senza ruote. Queste ultime, beffarde, compaiono dopo una decina di minuti sul rullo trasportatore. Eccoci dunque nell’area arrivi, agitatissime, ad aspettare Anton, papà di Ole Daniel, di Naya e marito di Anne Kari, con cui tempo fa abbiamo parlato su Skype. Lo vediamo arrivare e lo riconosciamo subito, o forse è lui a riconoscere noi, due ragazze un po’ strampalate che si guardano attorno soppesando delle ruote. Ci salutiamo, ci presentiamo e partiamo subito; siamo impazienti di conoscere il resto della famiglia. Malgrado il nostro inglese arrugginito, riusciamo comunque a cimentarci in un’animata conversazione che scioglie subito il ghiaccio: Anton è simpaticissimo e nelle due ore di strada che ci separano da Karasjok impariamo molte cose su questa terra a noi sconosciuta. Ci troviamo nella contea di Finnmark, la più settentrionale della Norvegia; Karasjok è considerata la capitale della Lapponia, nonchè la sede del Parlamento Sami (una popolazione indigena che vive a Nord del Circolo Polare Artico). Lungo la strada, a parte qualche albero, non c’è assolutamente nulla, ma in un battibaleno avvistiamo il paese. Non è male, per essere una capitale…oltre alle venti casette in legno ci sono addirittura una chiesa ed un supermercato! Avvistiamo, inoltre, un edificio a forma di tenda che il nostro accompagnatore ci presenta come il Parlamento. Nulla di più. Io e Martina non riusciamo a credere ai nostri occhi, abbiamo la sensazione di essere finite in mezzo al nulla. Ma non c’è limite al peggio e Anton prosegue imperterrito lasciandosi la cittadina alle spalle; scopriamo così che casa loro si trova a sette chilometri dal “centro” di Karasjok, nei pressi di un bosco. I “vicini” di casa sono così lontani da non poter essere raggiunti a piedi e la cosa più simile ad un essere umano è lo spaventapasseri che veglia sul giardino. Cerco di sdrammatizzare con un sorriso: “Beh, almeno di mattina posso andare a correre”, ma Anton ridendo punisce la mia baldanza: “Certo, se vuoi essere sbranata dagli orsi.”
Siamo arrivati e mentre parcheggiamo non rido più.
Continua…pexels-photo-141876