Easyjoint, oltre cento negozi di “disobbedienza civile”

Easyjoint, oltre cento negozi di “disobbedienza civile”

1 Marzo 2018 0 Di il cosmo

19048644-10213260181088740-374495232-oParla Luca Marola, il creatore dell’azienda che ha invaso l’Italia di cannabis light

“E’ un progetto commerciale e di disobbedienza civile”. Così definisce Easyjoint Project srl il suo creatore, Luca Marola. Un’azienda giovane, un’intuizione dell’inverno del 2017. In risposta ai legislatori che avevano deciso di eliminare dalla legge sull’uso della canapa tutto ciò che riguardava il fiore, che rappresenta il 30% dell’intero stelo della pianta. Qui, in questa mancanza, si inserisce il progetto di Marola. “Abbiamo deciso di mettere in commercio le infiorescenze della canapa, la cannabis light”.
Un gesto clamoroso, accolto subito con favore alla presentazione di Easyjoint, avvenuta il 12 maggio del 2017 alla Fiera di Bologna: “E’ stato un vero e proprio boom, abbiamo attirato l’interesse dell’opinione pubblica e quello mediatico”. Basti dire che, da quel giorno a oggi, mediamente ci sono 1,4 articoli che riguardano Easyjoint ogni giorno, tra giornali nazionali e locali.
Naturalmente, questo è solo l’inizio della storia. “Abbiamo messo in commercio la cannabis light sperando nelle multe e nelle sanzioni per poter fare ricorso, per arrivare al giudice di pace”. I controlli arrivano il 12 settembre dell’anno scorso: 100 in altrettanti negozi. Sono i Nas ad agire, su indicazione del ministero della Salute.
“Noi rispettiamo il limite di legge dello 0,2% di Thc, la principale sostanza psicoattiva presente nella cannabis. Se non lo facessimo, incorreremmo in una sanzione penale. Ci vengono notificate dunque 16 sanzioni amministrative, che possono essere pagate subito, e in questo caso costano la metà; oppure, si può aspettare e fare ricorso. Cosa che noi abbiamo fatto. Funziona come il divieto di sosta per l’auto”.
Ma perché volete arrivare davanti al giudice di pace? “Perché vogliamo che sia riconosciuta la possibilità di commercializzare le infiorescenze della canapa. Intanto, un primo ottimo risultato l’abbiamo ottenuto. Mercoledì scorso l’Autorità competente ha chiuso la vertenza che ci riguardava sulla destinazione d’uso della cannabis. Abbiamo vinto noi”.
La prossima mossa è appunto quella di comparire davanti al giudice di pace, “a meno che le Camere di Commercio competenti, quelle dei 16 negozi colpiti da multe, non accettino nel frattempo la commercializzazione della canapa light”. Quindi? “Il fenomeno ormai non si può definire marginale, anzi. Ci aspettiamo una risposta da politici e istituzioni”.
L’idea di commercializzare la cannabis light per dare un colpo di piccone al proibizionismo sta funzionando, come sottolinea Marola: “In Italia, a oggi, ci sono 400 negozi che vendono cannabis light. Sono sempre di più le aziende agricole che accettano di produrla. A livello mediatico, come già detto, siamo costantemente sotto i riflettori. La canapa light è ormai un fenomeno di costume. A marzo, esattamente il 3, apriremo i primi due negozi in franchising, a Milano e a Roma. Qui si potranno acquistare prodotti a base di cannabis light: olio, pasta, carta, cosmetici. Coinvolgeremo le aziende produttrici nel processo che poi porterà la canapa nei negozi. Stiamo davvero incarnando il senso della legge, ovvero costruire la filiera della canapa”.
Easyjoint non vende cannabis terapeutica perché questa è limitata alle farmacie, su prescrizione medica. È interessante dunque scoprire qual è l’identikit di chi acquista: “Siamo rimasti sorpresi dal target, non è quello che pensavamo inizialmente. Abbiamo diverse categorie: ci sono gli adulti di 25 – 30 anni, educati all’uso e che conoscono le proprietà della canapa; ci sono quelli che la fumano al posto del tabacco, ben sapendo che è meno dannosa; ci sono quelli che fumavano marijuana negli anni ‘80, quando il Thc era al 2%, persone che trovano ingestibile quella di oggi, con il Thc al 12%, e che si rivolgono a noi per ritrovare, in un certo senso, il gusto di una volta. Questi sono over 50; poi ci sono quelli che la usano per scopi para-terapeutici e che, grazie ai cannabinoidi presenti (dal 4 al 6%), sentono miglioramenti nei dolori muscolari, nell’ansia, negli attacchi di panico, nell’insonnia”.

Easyjoint continuerà la sua battaglia, questo è poco ma sicuro. Grazie alla sede legale e al cervello che si trovano a Parma e al braccio, dove c’è il laboratorio di produzione, che si trova a Jesi.

di Alessandro Pignatelli