L’odio e l’accoglienza possibile

L’odio ha radici profonde, quasi dimenticate. Se proviamo a fermarci un momento a pensare perché odiamo qualcuno, qualcosa, qualche idea, sarà difficile trovare una risposta senza mentire a noi stessi. Questo il senso dell’evento organizzato domenica 25 febbraio scorsa a Vercelli, dalla Cooperativa Versoprobo a cui hanno partecipato come relatori il Dott. Maurizio Ambrosini, Professore di Sociologia dei processi migratori e Sociologia urbana all’Università degli Studi di Milano, e l’Arcivescovo di Vercelli Marco Arnolfo, con la mediazione esperta di Enrico Demaria, già redattore capo della pagina vercellese de La Stampa.
Sala piena e rinnovata quella dell’ex cinema Lux di Vercelli, che ha rivisto la luce per questa importante occasione. Dopo i fatti di Macerata e Spinetoli, quest’ultimo vissuto da protagonista dalla Cooperativa Versoprobo di Vercelli che ha visto dato alle fiamme un immobile destinato all’accoglienza di Minori Stranieri Non Accompagnati, la stessa Coop. ha deciso di prendere posizione in diversi modi, in ultimo attraverso l’evento sopracitato. Un video apre i lavori, doverosamente lungo e dettagliato, che richiama la “pancia” della platea a riflettere sulle dinamiche
dell’odio, per tornare a riflettere con la testa invece che attraverso reazioni viscerali. Diversi Sindaci che attualmente ospitano Centri di Accoglienza Straordinari sul proprio territorio dicono la loro sui metodi adottati da Versoprobo, in contrapposizione ad interviste ed interventi di odio ed intolleranza ripresi a livello nazionale da varie emittenti tv. Queste emozioni hanno delle radici, è necessario comprenderne la natura. Enrico Demaria introduce i due relatori, sottolineando come questo mondo più “social” che sociale non ha paura di nulla, o forse di tutto. Il tema della paura comincia a delinearsi chiaro, come fonte principale di odio ed intolleranza. La paura crea distacco, crea scissione, divisione e spaccatura. Per questo Maurizio Ambrosini introduce il proprio intervento sottolineando i tre diversi livelli riguardo la percezione della sicurezza: l’incolumità, l’appagamento dei bisogni primari, e dunque il sostentamento basilare a se stessi; l’incertezza legata alla scomparsa di punti saldi di riferimento simbolico, il senso di giustizia, la distinzione tra giusto e sbagliato, e più in generale tra male e bene; la sicurezza sociale, il senso di sicurezza a casa propria, la sicurezza del proprio nido, del proprio contesto, del proprio lavoro e delle proprie relazioni. L’odio si sviluppa dunque dal timore di veder violato il proprio senso di sicurezza, si sviluppa dalla paura.
Su questa riflessione l’Arcivescovo Marco Arnolfo introduce il concetto di dialogo e relazione: nello stabilire un contatto tra il conosciuto e lo sconosciuto, il classico “Noi e Loro”, si crea il ponte che abbatte il muro dell’odio. Versoprobo ha dimostrato in ogni contesto in cui ha insediato un Centro per richiedenti asilo come il dialogo con gli enti e con i cittadini sia stato determinante per far sì che il diffidente trovasse
fiducia. Una riflessione dunque che funge da nuovo punto di partenza per costruire una
società che sopperisca agli errori della globalizzazione spietata. Come la mente umana è in grado di fare quel passo in più per andare oltre il semplice istinto di sopravvivenza, così anche la società deve essere in grado di superare l’emozione primaria di paura, costruendo ponti.
La creazione di una rete tollerante e inclusiva è il presupposto per la società di domani. Pensarci è difficile, richiede un profondo sforzo mentale. Ma come i nostri avi sono stati in grado di rinunciare a una parte di libertà personale per creare uno stato sociale, a oggi lo sforzo è richiesto a noi: è necessario che ognuno di noi rinunci
a una parte del proprio senso di sicurezza, accetti la paura, e apra le porte, quantomeno per vedere cosa c’è oltre. Versoprobo, come molte altre realtà sociali ci sta provando, forse riuscendo. E voi?

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