Marijuana: dall’euforia all’ansia e all’apatia

Marijuana: dall’euforia all’ansia e all’apatia

1 Marzo 2018 0 Di il cosmo

La cannabis con i suoi derivati è la più utilizzata fra le sostanze stupefacenti. La diffusione in Occidente risale agli anni Sessanta: da allora, secondo ricerche condotte oltreoceano, almeno un terzo degli statunitensi nella sua vita ne avrebbe fatto uso. In genere viene assunta fumando, ma in alcuni casi anche per via orale: con questa modalità, gli effetti sono più tardivi ma anche molto intensi per via delle dosi più abbondanti. Fumandola, invece, il thc passa piuttosto rapidamente dagli alveoli polmonari al flusso sanguigno. La cannabis contiene oltre quattrocento sostanze. Di queste, quella con l’effetto psicoattivo più marcato è il cosiddetto tetraidrocannabinolo (thc), contenuto nella resina della pianta. Il suo effetto è principalmente di natura euforizzante.
Il corpo umano presenta degli specifici recettori a cui si legano i cannabinoidi presenti nella cannabis. Attraverso di loro, il cervello interagisce producendo i cosiddetti endocannabinoidi. Esistono diversi tipi di recettori, distribuiti in modo piuttosto capillare. Quelli battezzati CB1 si trovano in particolare nel sistema nervoso centrale, mentre i CB2 sono nelle cellule del sistema immunitario. Gli effetti del tch sono legati alle funzioni delle zone cerebrali dove sono presenti i recettori. Fra le aree del cervello che ne contengono il maggior numero, l’ippocampo, legato alle emozioni, all’apprendimento e alla memoria, il cervelletto, alla coordinazione motoria e all’equilibrio, la corteccia cerebrale, coinvolta nelle funzioni cognitive superiori, come il controllo del comportamento, e il nucleo accumbens, con un ruolo di primo piano nella gratificazione e nella motivazione. Altri recettori sono concentrati in misura minore nell’ipotalamo, nell’amigdala e nel tronco cerebrale. L’ipotalamo controlla un gran numero di funzioni fondamentali: fra queste si possono citare la regolazione della temperatura corporea e i meccanismi della fame e della sete. L’amigdala è responsabile delle risposte emotive e in particolare della paura. Il tronco cerebrale regola diverse funzioni vitali, il ciclo sonno-veglia e la motilità riflessa in risposta agli stimoli.
Il thc agisce dunque principalmente sul sistema nervoso centrale, influenzando il normale andamento di diversi neurotrasmettitori. Gli effetti sono piuttosto noti: senso di benessere, aumento del tono umorale, euforia, rilassamento, loquacità. Ma anche, talvolta, ansia, sintomi di tipo paranoide, apatia. In alcuni casi, soprattutto se la cannabis viene assunta in combinazione con altre sostanze, ci possono essere allucinazioni, deliri di persecuzione e attacchi di panico. A livello fisico, i sintomi più tipici sono l’arrossamento degli occhi, l’appetito aumentato, battiti accelerati e secchezza delle fauci.
La cannabis non si smaltisce molto velocemente: la maggior parte dei cannabinoidi infatti, essendo liposolubili, vengono assorbiti dai tessuti corporei e successivamente rilasciati nel sistema circolatorio. Gli effetti possono dunque essere percepiti anche a distanza di 24 ore dall’assunzione. I cannabinoidi possono inoltre essere rilevati per settimane dopo l’uso nelle urine e nel plasma.

di Fabiana Bianchi