Una serie a settimana: Altered Carbon

1 marzo 2018 0 Di il cosmo

Quando le metropolitane sponsorizzano una serie di Netfix allora stai sicuro che sarà un successo. Lo insegnano i cartelloni di Narcos, Suburra e Stringer Things. Si iniziano a vederli ovunque, anche alla fermata degli autobus, almeno due settimane prima la pubblicazione di una nuova “grande” serie. Questa volta è il turno di Altered Carbon, uscita in Italia il 2 Febbraio: un Blade Runner che cammina, con tanto di soprabito, in una società futura e lontana, sotto un’eterna pioggia, dove i corpi delle persone si riciclano, mentre l’anima viene racchiusa in un dischetto rimovibile e reinseribile in un corpo nuovo, infinite volte. Per questo non si muore mai, la vera morte avviene soltanto se la pila corticale viene distrutta. Un cyberpunk affascinante, ritmo giusto, trama avvincente, che cattura davvero dopo poco; i primi 4 episodi anche se lunghi vanno via come niente, puntate che come patatine, una tira l’altra. Un omicidio di base, misteri da svelare, un passato che si ricompone man mano. Il pubblico femminile apprezzerà di sicuro il fisico del personaggio principale che compare a petto nudo in, praticamente, tutti gli episodi. Il principio della reincarnazione è alla base di questa serie televisiva, con la differenza che non c’è nulla di spirituale. La differenza tra poveri e ricchi viene marcata continuamente. (Non è poi così lontano da noi ).
Ma non è solo questo. Altered Carbon, non echeggia solo nella pioggia di una società persa e vuota e nella fotografia. Questa serie è in realtà piena di poesia nei toni delle voci fuori campo del personaggio principale. Riflessioni sulla vita e la morte, l’amore, il dolore, l’appetito dell’immortalità, il volere sempre di più e sempre più potere.
Vogliamo parlare della colonna sonora, poi? Meravigliosa.
In cantiere c’è già la seconda stagione, quindi iniziate a lasciarvi prendere dalla prima!

Voto 8 1/2
Personaggio che resta in mente: Non possiamo dire il protagonista che ha l’espressione di un Terminator. Resta in mente, invece, il proprietario dell’hotel dove alloggia il protagonista. Un piccolo Dottor Watson aiutante di Sherlock Holmes, ironico e unico a fare sorridere.