Violenza negli stadi: Quando il gioco si trasforma in tragedia

1 marzo 2018 0 Di il cosmo

Inocencio Alonso García: è questo il nome dell’agente dell’Ertzaintza, la forza di polizia autonoma della comunità autonoma spagnola dei Paesi Baschi, che ha perso la vita a causa di un doppio arresto cardiaco durante gli scontri tra i tifosi dell’Atletico Bilbao e dello Spartak Mosca scoppiati fuori dallo stadio San Mames di Bilbao prima del calcio di inizio della gara di ritorno dei sedicesimi di finale di Europa League di giovedì 22 febbraio.
Quello della violenza intorno al mondo del calcio è un problema che non sembra trovare soluzione. Neanche le politiche repressive attuate ultimamente sembrano funzionare, ma quando qualcuno perde la vita è forse il momento di fermarsi a riflettere. Creare il caos dove si rischia di coinvolgere chi è estraneo alle dinamiche del tifo organizzato e vuole solamente assistere ad un evento sportivo o chi, come il poliziotto basco, sta lavorando per garantire la sicurezza in uno stadio, dove si riuniscono migliaia e migliaia di persone, in un periodo storico nel quale questi luoghi di aggregazione sono diventati obiettivi sensibili a causa degli attacchi terroristici dei quali proprio la Spagna è stata più volte vittima, è un gesto inaccettabile. Come inaccettabili sono le “scazzottate” e i tafferugli che settimanalmente avvengono nelle piazzole degli autogrill tra le tifoserie che incrociano il proprio cammino durante le trasferte, o gli scontri programmati che, come avviene ultimamente, si manifestano in luoghi lontani dagli stadi tra gruppi ultras rivali dopo che questi si sono accordati su luogo e orario di ritrovo.
Queste esplosioni di cieca violenza sono da considerarsi prive di una qualsiasi logica. L’Uefa, infatti, sta valutando sanzioni severe: è quasi certo che la Federcalcio di Nyon impedirà per alcune stagioni le trasferte europee agli ultras russi e, in caso di altri episodi di violenza, l’ipotesi estrema sarebbe addirittura l’esclusione dello Spartak Mosca dalle competizioni continentali. A pagare le conseguenze del comportamento di questo gruppo di violenti saranno così tutti i sostenitori che invece vorrebbero seguire e sostenere pacificamente i propri colori del cuore e la stessa squadra che questi personaggi sostengono di amare, calcolando l’ingente danno economico che comporterebbe l’esclusione dalle competizioni internazionali.
Etichettare tutti gli ultras come violenti e incivili sarebbe però un errore. Domenica 4 marzo alle ore 20.45 andrà in scena allo stadio di San Siro il Derby di Milano che vedrà fronteggiarsi Milan e Inter. Le tifoserie di queste due squadre, acerrime rivali sia in campo che sugli spalti, nel 1983 hanno “siglato” un patto di reciproca non-aggressione e da allora si “combattono” con coreografie, striscioni e cori ironici e sarcastici. Inoltre, le incomprensibili dinamiche del mondo del tifo organizzato non sono prive di lodevoli episodi di solidarietà come le raccolte fondi, la distribuzione di beni di prima necessità e gli interventi in aiuto alle popolazioni colpite dalle alluvioni e dai terremoti che hanno afflitto il nostro Paese negli ultimi anni, dimostrando di saper oltrepassare ogni campanilismo e rivalità.

di Filippo Ardizzi