Ciao Davide, capitano “viola” dall’animo gentile

Ciao Davide, capitano “viola” dall’animo gentile

7 Marzo 2018 0 Di il cosmo

Davide Astori, Marc-Vivien Foé, Miklos Feher, Antonio Puerta, Phil O’Donnell, Dani Jarque, Piermario Morosini, Christian Benitez, Vittorio Mero, Renato Curi. Potrebbe essere una squadra di calcio ed è, effettivamente, composta da calciatori. Sono quelli che sono morti prematuramente, alcuni mentre erano in campo, altri prima di scendere sul terreno di gioco. Altri ancora in incidenti automobilistici o aerei.
Alla triste lista, la notte tra sabato e domenica scorsi, si è aggiunto Davide Astori, 31 anni, capitano e difensore centrale della Fiorentina. E’ stato colto da un malore nella sua camera d’albergo, mentre si trovava in ritiro con i compagni in attesa di scendere in campo per l’incontro di serie A Udinese-Fiorentina. Morto nel sonno. Scoperto la mattina, dopo che non si era presentato per fare colazione. Fino alla sera prima tardi aveva giocato alla Playstation con Sportiello, portiere della squadra toscana.
Astori è stato anche in Nazionale, disputando 14 partite e segnando un gol, nella finale per il terzo posto della Confederations Cup contro l’Uruguay. Lascia la compagna e una figlia di 2 anni, Vittoria. Tutto il calcio si è fermato per rispetto di Davide: il turno di serie A (il 27esimo, mancavano 8 partite) e gli incontri di serie B da disputare domenica e nel Monday Night sono stati rinviati.
Il 26 giugno del 2003, stessa sorte toccò al nazionale del Camer Marc-Vivien Foè: un collasso nella semifinale di Confederations Cup contro la Colombia. Inutili i soccorsi e i tentativi di rianimazione. Poco dopo, entrando in campo per la seconda semifinale, i calciatori della Francia erano in lacrime. Passano pochi mesi e a perdere la vita mentre sta facendo il suo mestiere è Miklos Feher, attaccante del Benfica. Subito dopo aver ricevuto un’ammonizione, il giocatore si accascia al suolo. La morte viene dichiarata qualche ora dopo.
Il 28 agosto del 2007 anche la Spagna piange un suo calciatore. A pochi giorni dalla finale di Supercoppa europea tra Siviglia e Milan, il difensore Antonio Puerta subisce più arresti cardiaci prima di lasciarci. Viene rimandata la finale, poi vinta dagli uomini di Carlo Ancelotti, che dedicano al difensore la vittoria. Sergio Ramos, suo vecchio compagno di squadra, lo stesso farà con i successi della Roja agli Europei e ai Mondiali.
Il 29 dicembre del 2007 altra tragedia, in Scozia: muore Phil O’Donnell, capitano del Motherwell. Nell’agosto del 2009, lo spagnolo Dani Jarque viene colpito da asistolia mentre si trova in ritiro a Firenze. Era il capitano della sua squadra, l’Espanyol. Il Mondiale del 2010, vinto dalla Spagna, sarà una commovente dedica anche a lui da parte degli iberici.
Due anni fa, fu Patrick Ekeng, giocatore della Dinamo Bucarest, ad accasciarsi in campo per un arresto cardiaco durante un incontro del campionato romeno.
Il calcio italiano, il 14 aprile del 2012, aveva assistito attonito alla morte in diretta, su un campo di calcio, di Piermario Morosini, 25 anni: crisi cardiaca durante Livorno-Pescara per il giocatore in forza ai labronici. Si scoprì in ospedale che aveva una malattia ereditaria, la cardiomiopatia aritmogena. Se andiamo ancora più indietro, nel 1987, fu colto da malore in campo Andrea Cecotti, pure lui 25enne: morì dopo sei giorni di agonia. Le sue condizioni peggiorarono negli spogliatoi, dopo la partita con la sua squadra, la Pro Patria, per trombosi alla carotide.
L’Italia ha spesso pianto suoi calciatori morti per malori. Come non ricordare Renato Curi, 24 anni, simbolo del Perugia che lottava addirittura per lo scudetto. Si accasciò a terra, dopo uno scatto, all’inizio del secondo tempo di Perugia-Juventus del 30 ottobre 1977. Benetti, Bettega e Scirea lo aiutarono a tirarsi su, ma Curi ricadde, con gli occhi rovesciati. Inutili tutti i tentativi di rianimazione. L’autopsia rileverà un’anomalia cardiaca. A lui è stato intitolato lo stadio del Perugia. Nel 1969, stessa tragica sorte per Giuliano Taccola, attaccante della Roma, che morì subito dopo la partita contro il Cagliari, in seguito a un malore avvertito negli spogliatoi.
Un po’ diverso il caso di Christian Benitez, ex attaccante del Birmingham, morì mentre era nella sua casa in Qatar per arresto cardiaco.
Altri calciatori hanno perso la vita in incidenti automobilistici: l’attaccante del Chievo Jason Mayele, nel 2002. Poco prima era capitato al vercellese del Brescia, Vittorio Mero, che sbandò sull’A4 mentre stava andando a casa dei genitori. Nel 2001, in motorino ,perse la vita Niccolò Galli, figlio dello storico portiere di Fiorentina e Milan, vicino al centro sportivo del Bologna. Nel 1997, fu l’atalantino Federico Pisani a perdere la vita con la sua Bmw. Il caso più famoso di un incidente automobilistico fatale è quello di Gaetano Scirea, ex capitano della Juventus. Il 3 settembre del 1989, da osservatore e allenatore in seconda bianconero, perse la vita in Polonia. Aveva smesso di giocare appena quattro mesi prima, a 36 anni. A Torino, nel 1967, toccò a Luigi Meroni, bandiera granata, venire preso sotto da un’auto mentre attraversava corso Re Umberto.
Infine, ci sono le tragedie aeree che hanno tolto di mezzo intere squadre di calcio. Dal Torino a Superga al Manchester United fino alla recente scomparsa dei brasiliani della Chapecoense. (foto Ansa)