Elezioni

L’Italia si è svegliata dopo le elezioni più confusa del giorno prima.

Avremo bisogno tutti di qualche giorno per metabolizzare il risultato elettorale.

Il fallimento del nuovo meccanismo elettorale è sotto gli occhi di tutti. Come da noi, e naturalmente non solo noi, preventivato, nessuna maggioranza emerge dalle urne dopo il 4 marzo. Tanta confusione, tanta incertezza, ed alcune sorprese che ci confermano lo stato mentale dell’elettore medio.

Unico dato stabile, a sorpresa, l’affluenza: agli appuntamenti nazionali l’affluenza si attesta costantemente tra il 70 e l’80%, in questo caso il 72,91%. L’interesse a cambiare, o quantomeno a partecipare, c’è stato, è evidente. Il meccanismo elettorale non ha però permesso la definizione di una maggioranza certa.

Ciò che emerge dalle urne è una coalizione di centrodestra forte, ma non abbastanza, un Movimento 5 Stelle di gran lunga il primo partito italiano, ma anch’esso non abbastanza forte, ed una coalizione di centrosinistra sconfitta su tutta la linea, fragile, traballante. Lega e Movimento 5 Stelle si dichiarano vincitori di queste elezioni, ma il dato effettivo ci mostra l’immagine di uno stallo in cui nessun movimento o partito, o coalizione che sia ha ottenuto abbastanza consensi per avere la maggioranza. In particolare, sia alla Camera che al Senato, ogni forza politica necessita di ulteriori apparentamenti o coalizioni per arrivare ad una maggioranza effettiva con cui governare.

Nello specifico, nessuno ha raggiunto il 40% dei consensi, né ai collegi uninominali, né ai collegi maggioritari. La coalizione di centrodestra si è avvicinata di più, con un 36,99% alla Camera e un 37,5% al Senato. All’interno della coalizione la sorpresa è stata sicuramente l’avanzata della Lega di Matteo Salvini, che ha ottenuto 4 punti percentuali più di Forza Italia a livello nazionale. Secondo gli accordi pre-elettorali all’interno della coalizione Salvini risulterebbe dunque come candidato Premier, nel caso riuscisse a raggiungere la maggioranza.

Il Movimento 5 Stelle avvera i propri pronostici, diventando a tutti gli effetti il primo partito d’Italia, con il 32,21% all’uninominale e il 32,14% al maggioritario. Ma niente premio di maggioranza, per governare è assolutamente necessario stabilire alleanze, o abbandonarsi ad un ulteriore legislatura all’opposizione.

La coalizione di centrosinistra ha subito una sconfitta pesantissima. Chiude lo spoglio con una percentuale di consensi pari al 23%, con un Partito Democratico al 19,14%, in discesa netta rispetto agli appuntamenti passati. Matteo Renzi ha annunciato le sue dimissioni, un nuovo corso arriverà necessariamente, nel tentativo di riunificare la sinistra. Dimissioni dopo la formazione del nuovo Governo però, mossa tattica del Segretario dimissionario, che intende concludere il suo mandato influendo il più possibile sulle consultazioni.

La data da tenere in mente è il 23 marzo: questo l’appuntamento della prima riunione delle nuove Camere, in cui cominceranno le discussioni riguardo la nomina dei Presidenti di Camera e Senato. Da quel momento si delineeranno le possibili nuove coalizioni, assolutamente necessarie per formare un Governo di maggioranza.

Siamo prudenti: non è il momento di fare pronostici, la situazione è tra le più delicate degli ultimi anni. Strada facendo vedremo la definizione di nuove possibilità, le descriveremo e proveremo a fornire i pro e i contro di ciò che evolve.

Alcune riflessioni rimangono però doverose.

La democrazia ha vinto, il cuore dell’elettorato ha parlato. Chi ha fallito è la classe dirigente, incapace di fornire un meccanismo elettorale valido, rispettoso di chi spende tempo per esercitare il proprio diritto e dovere civico di votare in modo responsabile, di partecipare alla Democrazia. La distanza tra il cittadino e la classe dirigente si è fatta drastica, ai limiti dell’incolmabile, è evidente: chi è chiamato a rappresentare gli elettori al Governo, a tutti i livelli, è scaltramente in grado di far proprie le necessità dei cittadini, di parlare alla loro pancia, di convincerli, ma è chiaro che non sia in grado di interpretare queste necessità, il malcontento e la paura e trasformarle in un’attività di Governo stabile, sicura e lungimirante. Aleggia il timore che la Terza Repubblica sia ancora lontana, e lo sguardo volge con nostalgia alla Prima. Troppo spesso ci appare che i nostri rappresentanti eletti si facciano portatori di una conoscenza alta, ai più sconosciuta, attraverso la quale decidere cosa sia meglio o peggio per i cittadini Sovrani, facendosi scudo con la mancanza di interesse diffuso di una popolazione assopita e disinformata.

E’ compito di chi governa interessare i cittadini, in quanto sovrani. E’ compito del cittadino scegliere accuratamente i propri rappresentanti in Parlamento.

Uno dei due ha fatto la propria parte. Ora tocca ai nuovi eletti.

di Federico Bodo

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