Eugenia Toni pesca l’anima delle aziende: “L’uomo non va combattuto, va disarmato”

Anche le aziende hanno un’anima. E il compito di tirarla fuori spetta a Eugenia Toni, che si occupa di corporate identity: “Ossia sviluppo l’identità d’impresa, la parte più profonda e spirituale dell’azienda, il suo nucleo e valore”. Un meccanismo che si traduce “in un coordinamento di immagine integrata al territorio attraverso la strategia più appropriata, online e offline. Talvolta, quando il nucleo identitario è già stato improntato, intervengo per rafforzare l’immagine o per un miglior coordinamento con il mercato di riferimento”.
Come avrete capito, Eugenia è una donna in carriera, sempre in giro per lavoro: “Con il corpo sono a Verona, ma con la testa e il pc sono ovunque per l’Italia”. Indagare, inventare, realizzare: questi i tre verbi che la descrivono meglio. Del resto “io credo che la migliore forma di autorealizzazione sia attualizzare al meglio ciò che si è in potenza. Io sono diventata in forma quello che sono sempre stata in essenza”. Non è stato un viaggio lineare: “Un percorso di autocoscienza, spirituale e di conoscenza, capace di cogliere ogni segnale. Conoscere è anche conoscersi”.
Se il background di Eugenia Toni è classico, laurea in Lettere classiche, ricerca nell’ambito della mistica bizantina del secolo XIV, diploma in paleografia greca, “sono uscita dall’accademismo di mestiere portando una forma mentis e un modus operandi di stampo prettamente metodologico nel mondo delle risorse umane, poi nella comunicazione in azienda strutturata e impresa. Mi occupo ancora di vision, mistica e immateriale, ma incanalati in maniera differente”. La concezione di Adriano Olivetti, insomma: “Un’impresa non dovrebbe essere solo fucina di profitti, ma anche di idee, progetti, simboli che siano in grado di far avanzare la società. Questa è la vera innovazione e di questa voglio occuparmi”.
Creare cultura e sapere porta “diffidenza. In un mondo che ha fatto della mediocrità un valore aggiunto, in cui il medio è al potere perché la formazione stessa è mediocre, parlare di conoscenza e non di competenze tecniche e operative può creare diffidenza. Eppure, il Made in Italy che ha smesso da tempo di essere prodotto originale, può essere ancora un metodo. E per fare le cose con metodo vi è bisogno di cultura trasversale. Al contrario, la mediocrità rassicura. Il network dei mediocri è una lobby chiusa e che si esprime con segnali di fumo, ovvero riporta indietro la connessione stretta e il legame tra realtà e valore della parola”.
La situazione peggiora quando l’interlocutore è una donna: “Dispiace dirlo, ma le donne devono ancora spogliarsi del vizio di confondere il piano personale con quello professionale: avere divergenze lavorative è occasione di crescita e respiro. In questo, pur riconoscendo alle stesse grandi capacità trasversali e di problem solving, bisognerebbe cedere l’onore delle armi ed essere più strategiche o politiche. Vero è che vi sono anche molti uomini prime donne”.
L’8 marzo è tuttora data fondamentale, storica, ma strumentalizzata per Eugenia: “Svuotata di senso. Ridotta a celebrazione. Il problema permane nel sottobosco del lavoro quotidiano, è legislativo e culturale e va ben oltre il protezionismo di genere. Non amo l’idea di chiedere di diritto all’uomo di avere il suo posto: è la meritocrazia che deve essere garante della persona, oltre il genere. Sono una persona che, allo stesso tempo, riterrebbe giusto il congedo mestruale dei tre giorni mensili: è un fatto fisiologico e di natura e va rispettato. Ritengo dannoso il superfemminismo, come forma tutta contemporanea alternativa al superomismo”.
Donna in carriera, bersaglio di molestie, ma capace di rispondere perché ci sono due strade: “Essere strategiche con intelligenza, senza scadere nel sessuofobico e risvoltare la situazione a nostro favore, oppure dire di no. Saper e poter dire di no, tenendo le redini della situazione come un buon auriga quando si può è cosa che di sicuro mi hanno insegnato un Machiavelli, come le Odi Olimpiche di Pindaro e l’epica corsa delle bighe di Ben Hur”.
Donne e uomini entità distinte, però, sottolinea Eugenia: “Non si può essere pari perché non lo siamo per natura. Non siamo uguali, psicologicamente e biologicamente: la differenza è una ricchezza. La parità dei diritti è giustamente un’altra cosa e parte del nucleo primigenio: l’educazione famigliare e quel patriarchismo culturale che domina ancora la coscienza. C’è molto lavoro da fare, una legge può poco se non non sussistono due elementi: sapere riconoscere i segnali negativi, combattere le forme pregiudiziali ed educare al rispetto”. La ricetta per tenere testa agli uomini c’è eccome: “L’uomo non va combattuto, va disarmato”.

Eugenia Toni donna di successo? “Ultimamente ‘successo’ è una parola, o conquista, diventata molto ‘facile’: basta aprire un profilo Instagram e comprare una manciata di like, oppure essere mediocri. Se per successo intendiamo questo, no, non mi ritengo una donna di successo. Se equivale a una forma di autorealizzazione, crescita, aiutando gli altri a crescere, sì, mi ritengo tale”.

Rispondi