La festa della donna dura tutto l’anno

Mimose accanto ad una candela profumata a fare da segnaposto sulla tavola imbandita, fusti marmorei sul palcoscenico del locale rivestiti solo da un minuscolo tanga e fiumi di vino economico nei calici. Otto marzo è spesso, purtroppo, sinonimo di caciara, di “libera” uscita al femminile quando anche la dignità, a volte, si può lasciare tra le mura di casa perché tanto è l’8 marzo. “Festa della donna”, appunto. Ha senso festeggiare una donna, oggi, per un solo giorno all’anno? Gli altri 364 del calendario non valgono? Forse il significato di questa ricorrenza, per attribuirgliene ancora in un secolo dove la sua accezione è diventata tutt’altro, andrebbe ricercato ai suoi albori. Quando le donne erano ritenute solo delle madri, delle nutrici della progenie futura ed i loro diritti erano quelli di trovarsi un “brav’uomo” a cui assicurare la discendenza migliore. Si grida tanto alla parità dei sessi e all’uguaglianza: è davvero così? Le femmine, nel 2018, hanno gli stessi diritti dei maschi? A guardare i numeri occupazionali e non sembrerebbe di sì. Eppure i femminicidi sono in crescita così come le violenze domestiche; una donna in carriera occupa quella sedia solo perché è carina (e quindi ha fatto favori al capo) e le quote rosa vengono rispettate alla ben e meglio. Auguri a noi, dunque, signore: nel celebrare, però, il nostro “giorno” ricordiamoci per cosa abbiamo lottato e non per uscire una sera in discoteca. Quello possiamo farlo tranquillamente ogni weekend.

di Michela Trada

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