Lisa Dalla Via, dal teatro al burlesque: “Sul palco tutta la vita”

7 Marzo 2018 0 Di il cosmo

“Definirmi? Ho sempre difficoltà, probabilmente perché sono un essere mutevole e questo mi ha portato a cambiare molti lavori. Forse il comun denominatore è la creatività declinata in svariati modi”. Lisa Dalla Via scrive di auto, ma è pure performer di burlesque, oltre che docente. E già si capisce come le piaccia essere tante cose. Forse perché viene da studi psicologici e sa che la cosa importante è essere se stessi in quello che si fa, non fare per cambiare se stessi.
“Ho lavorato come barista, in teatro, in tv, come copywriter, come giornalista automotive. Da circa 12 anni sono una performer e insegnante di burlesque, mamma orgogliosa di un progetto fatto da burlesque performer ‘parlanti’, Le Fanfarlo (lefanfarlo.it), progetto che vede il burlesque come strumento di empowerment femminile”.
Da bambina, Lisa non pensava di diventare performer di burleseque: “Non ne conoscevo l’esistenza. Ho sempre avuto un debole, però, per palcoscenico e scrittura, quindi ero sempre in prima fila alle recite scolastiche e inventavo storie e poesie. La prima volta che sono andata in scena in un teatro vero, il Verdi di Pisa, con ‘Sogno di una notte di mezza estate’, avevo 17 anni. Ricordo l’emozione che provai e pensai che sarei voluta rimanere lì, su quel palco, per il resto della mia vita”.
Restare sul palco, alla fine, le è riuscito. E le riesce molto bene anche oggi. “Il burlesque l’ho scoperto alla fine del 2006. Rappresentava l’unione di due passioni: quella per il teatro e quella per i vestiti della nonna, l’amore per l’eleganza del tempo che fu e la voglia di rompere certe gabbie sociali. Il burlesque mi piace perché racconta storie di libertà, di rottura, di confidenza col proprio corpo, un corpo spesso avvilito da canoni di bellezza irreali o da un’aurea peccaminosa. Il corpo che io porto in scena, e che raccomando di portare alle mie allieve, è un corpo liberato e divertito, che non teme le censure sociali, che racconta vizi e virtù della società in cui vive e che non ha paura del suo sensuale e multiforme linguaggio”.
Le difficoltà “sono figlie dei pregiudizi. Nel campo automotive ci sono luoghi comuni duri a morire (“donna al volante pericolo costante”) e nel campo del burlesque, pare che per molte persone sia difficile accettare che una donna possa avere un buon rapporto sia con il proprio corpo che con il proprio cervello”.
La Festa delle Donne che cos’è oggi? “Arriva l’8 marzo e rispuntano polemiche trite e ritrite. Spesso è raccontata in maniera dicotomica: o la ricorrenza di donne rabbiose o la festa in cui le donne infilano i soldi nelle mutande agli spogliarellisti. Ci invita invece a ricordare che la parità, anche se riconosciuta, almeno nel nostro Paese, dal punto di vista legislativo, non esiste del tutto nel mondo reale”. Il motivo? “In Italia la parità dei diritti è una questione ‘giovane’, si pensi a esempio al delitto d’onore o al matrimonio riparatore”. Quindi, l’8 marzo gli auguri alla donna si fanno o no? “Per me, purtroppo, la Festa della Donna ha ancora ragione di esistere. Anelo il giorno in cui non ci sarà più bisogno di questa ricorrenza, perché vorrà dire che non saremo più schiavi dei pregiudizi di genere”. Pregiudizi che sconfinano negli abusi o nelle molestie: “ In tv sì. Quello che è venuto fuori in Italia è solo la punta dell’iceberg. Sotto, c’erano richieste extracurriculari continue, ricattucci, mezzucci, gente piccola piccola che usava il proprio misero e inutile potere per cercare di ottenere altro da prestazioni professionali. A me il lavoro piaceva, solo che mi piace di più la mia indipendenza e, a un certo punto, ho deciso che quel mondo non faceva per me. È stato difficile accettare il fallimento, il sentirsi una Don Chisciotte che aveva perso, ma per fortuna negli anni ho costruito una vita che amo e dove nessuno potrà dirmi: sai, se devo scegliere tra una ragazza che mi dà qualcosa in cambio e una che no, scelgo la prima…”.
Niente parità, ancora adesso, dunque, secondo Lisa Dalla Via: “Basti pensare alla lettere di licenziamento con la data in bianco, al ridottissimo numero di donne nei board delle aziende, agli attacchi mediatici verso le donne che non si ‘accontentano’ di essere madri e non vogliono abbandonare la loro carriera, alle disparità di stipendio (il 30% in meno dei colleghi maschi). Abbiamo fatto passi avanti nei nostri diritti, ma c’è ancora tanta strada da fare, pregiudizi da smontare, luoghi comuni che annebbiano la vista e compromettono il giudizio. Il maschilismo è una malattia sottile e strisciante che ancora sopravvive in tutti, donne e uomini. E’ quella cosa che ci porta a dire, vedendo una donna di successo, ‘chissà a chi l’avrà data per farcela’. È ora di emanciparsi da questo. Auguro alla donne di sentirsi libere di essere quello che vogliono, senza il timore dei giudizi sociali. Mi piacciono le donne che alzano la testa e sfidano, con il sorriso, il mondo che le vuole ingabbiare”.

Lisa Dalla Via è donna di successo? “Quello della popolarità televisiva o del successo economico, probabilmente no. Se intendi il successo di una donna che ha scelto di fare quello che vuole nella vita, allora sì. Sono una donna di successo perché sono felice di quello che faccio e non cambierei per niente al mondo”.