Oltre i pregiudizi: la giovane Tessa Rigolino e i suoi 20 anni di calcio.

7 Marzo 2018 0 Di il cosmo

«Ho iniziato a giocare all’età di cinque anni, in Scuola Calcio con i maschi. Mi è subito piaciuto, ero l’unica femmina sì, però mi è sempre andata bene così. Anche perchè il rapporto con i miei compagni era buonissimo. Ho cercato sempre di non sentire questa differenza e loro sono stati bravi a non farmela mai sentire. Adesso ne ho 25 di anni quindi gioco a calcio oramai da 20». Passione incontenibile e determinazione instancabile sono il motore di Tessa Rigolino, classe 1992, difensore centrale e capitano della Novese Calcio Femminile, squadra di serie B, che attualmente sta lottando per il terzo posto in classifica. «Ho iniziato a giocare a calcio per un motivo molto casuale. A scuola giocavo sempre con i miei amici e compagni di classe. Quindi ho deciso di fare con loro i primi allenamenti. Da lì non ho poi più smesso proprio perchè mi piace. Vivo di calcio e non potrei trovare un altro sport che riesca a darmi quello che mi dona il calcio». Spiega la vercellese che continua: «Una ragazza secondo me può giocare a calcio. Nonostante tutti i pregiudizi che ci siano proprio perchè non è uno sport per soli uomini. Il calcio maschile è molto diverso da quello femminile. Però nonostante le donne non siano considerate professioniste dalla maggior parte delle persone il calcio femminile può dare tanto». Capitan Rigolino spicca subito per la genuinità nel raccontare la sua esperienza, sempre accompagnata dalla decisione che la contraddistingue mista a umiltà nonostante i buonissimi risultati: «Il mio goal più bello l’ho realizzato in una partita in cui ci giocavamo il campionato, Novese- Empoli (12 marzo 2017, stadio Gilardengo, Novi Ligure, ndr). L’ho realizzato al 96esimo, praticamente all’ultimo secondo di partita ed è stato il goal più emozionante perchè in quel momento stavamo perdendo 1 a 0 e vedevamo la possibilità di essere sorpassati dall’Empoli. Con questa rete ho tenuto a galla i nostri sogni anche se successivamente è andata male, ma ho comunque i brividi ogni volta che ci penso. Tra l’altro è un goal che ho fatto io da difensore. Di solito qualcuno si aspetta le punte, i centrocampisti, nessuno lo avrebbe mai detto da un centrale di difesa». La lotta agguerrita in campo si accompagna a quella di tutti i giorni contro i pregiudizi, vera sfida del movimento calcistico femminile italiano: «Essere una ragazza che gioca a calcio, vuol dire anche lottare con i soliti pregiudizi. Per la maggior parte delle persone una ragazza non può giocare a calcio o comunque non è capace come un uomo. È vero, magari il calcio femminile è meno spettacolare di quello maschile, però non è vero che una ragazza non può giocare a calcio perchè regaliamo comunque tante emozioni. Lo spogliatoio è diverso e si vive in un altro modo, però lo facciamo per passione, non riceviamo uno stipendio. Tutto quello che facciamo lo facciamo per la nostra passione. Vorrei che passasse questo messaggio contro tutti i pregiudizi».

di Deborah Villarboito