Quote rosa: la legge per garantire la rappresentanza paritaria

L’esigenza di dare concretizzazione ad una effettiva “democrazia paritaria” ha spinto numerosi Paesi, tra i quali anche l’Italia, all’adozione di misure finalizzate ad assicurare la rappresentatività femminile nella società.
Ciò è avvenuto seguendo strade diverse: in alcuni ordinamenti è intervenuto il legislatore, in altri sono state modificate le disposizioni statutarie dei partiti, in altri ancora si è ricorso a raccomandazioni non vincolanti con mero carattere di “moral suasion”.
La ratio sottesa all’introduzione delle misure citate è rappresentata dalla necessità di garantire a entrambi i generi una partecipazione equilibrata in ogni settore della società prevedendo che un numero prestabilito di posti sia destinato al genere meno rappresentato (sia uomini che donne). Pertanto l’utilizzo del termine “quote rosa” adottato in Italia per riferirsi a tale meccanismo è fuorviante. Non si tratta di strumenti a favore esclusivamente del genere femminile, ma essi hanno invece l’obiettivo di garantire la rappresentanza paritaria.
Chiarito detto aspetto essenziale, l’intervento legislativo più significativo in tale direzione degli ultimi anni è rappresentato dalla Legge “Golfo-Mosca” del 2012. In base a tale Legge nelle aziende quotate e nelle società a partecipazione pubblica una parte dei rispettivi consigli di amministrazione devono essere composti dal genere femminile, considerata l’originaria composizione quasi completamente maschile degli stessi. Sebbene tale intervento sia avvenuto solo molti anni dopo rispetto a quelli posti in essere negli altri Paesi, l’effetto sperato è stato parzialmente perseguito. L’aumento delle donne che siedono nei C.d.A. delle società citate è salito notevolmente anche se spesso, per eludere l’imposizione, sono state inserite mogli o parenti sprovviste, di fatto, di poteri. Le imprese non destinatarie di tali vincoli, invece, faticano ad adeguarsi spontaneamente.
La stessa difficoltà a garantire la parità tra i generi non riguarda però solo il settore delle imprese, ma anche quello che concerne il sistema elettorale. Anche in tale settore sono state stabilite delle “quote rosa” (Legge 165/2017) finalizzate ad assicurare una rappresentatività paritaria dei sessi. Tuttavia i critici piú attenti hanno sin da subito ravvisato possibili modalità elusive che non vanno sottovalutate. Come si suol dire “fatta la legge, fatto l’inganno”.
É ancora lungo il percorso verso una piena ed effettiva parità tra i sessi, soprattutto quando gli interventi legislativi non procedono di pari passo con il mutamento del contesto sociale nel quale vengono realizzati. Ció purtroppo è confermato dalle esperienze di vita di qualsiasi persona.
Anche se le statistiche dimostrano che la parità di genere non solo è giusta in quanto espressione di principi fondamentali, ma soprattutto porta con sè vantaggi, i ruoli apicali di molte imprese continuano ad essere attribuiti a uomini anche quando all’interno delle medesime imprese sono presenti figure femminili che, a livello meritocratico (sia per titoli che per capacità), sarebbero di gran lunga preferibili.

di Giulia Candelone

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