Assegno divorzile: tutto ciò che occorre sapere

Assegno divorzile: tutto ciò che occorre sapere

15 marzo 2018 0 Di il cosmo

Negli ultimi anni si è assistito a significativi mutamenti sociali. Se, in passato, la regola era la famiglia “classica”, cioè quella fondata sul matrimonio, oggi non è più così. Anche il diritto ha dovuto fare i conti con tali mutamenti andando ad assumere, soprattutto di recente, una fisionomia tutta nuova.
Ciò è avvenuto a seguito del passaggio dalla famiglia fondata sul matrimonio (unica giuridicamente rilevante sino alla L. 76/2016) “alle famiglie” (unioni civili, convivenze giuridicamente rilevanti e ammissione delle convivenze atipiche), nonché del vivace dibattito sorto con riferimento ai cosiddetti “prenuptial agreements” e dei recenti approdi giurisprudenziali in tema di assegno divorzile.
Proprio con riguardo alla tematica da ultimo citata, spesso si sente dire che gli ex mariti sono tenuti a “mantenere” le ex mogli anche dopo il divorzio. C’è insomma la convinzione che gli effetti del vincolo matrimoniale siano eterni e che, per una ragione o per l’altra, chi si è sposato sia destinato vita natural durante ad essere legato all’ex coniuge.
Tale convinzione è figlia di un’errata interpretazione giurisprudenziale che parametrava l’assegno divorzile al tenore di vita avuto in costanza di matrimonio.
In realtà, come chiarito dalla giurisprudenza più recente (Cass. n. 11504/2017), lo scioglimento del rapporto matrimoniale sia sul piano personale che su quello patrimoniale preclude la possibilità di continuare a considerare il soggetto come se fosse ancora un “coniuge”, ancorché una persona singola.
Per comprendere a pieno l’attuale assetto sul punto occorre avere chiara la distinzione tra assegno di mantenimento e assegno di divorzio, nonché le loro rispettive finalità.
L’assegno di mantenimento consiste in un contributo che un coniuge versa all’altro coniuge a seguito della separazione per evitare tra gli stessi disparità di reddito.
L’assegno di divorzio si colloca, invece, dopo l’estinzione del rapporto matrimoniale e ha natura assistenziale. Tale assegno non è infatti finalizzato a riequilibrare le condizioni economiche degli ex coniugi, ma a favorire il raggiungimento dell’indipendenza economica.
La Legge sul divorzio (L. 898/1970 art. 5, comma 6) stabilisce a carico di un ex coniuge l’obbligo di somministrare periodicamente a favore dell’altro tale assegno “quando quest’ultimo non ha mezzi adeguati o comunque non può procurarseli per ragioni oggettive”. Tradizionalmente per stabilire “l’adeguatezza dei mezzi” si faceva riferimento al tenore di vita avuto in costanza di matrimonio. Tale criterio collide, però, con la natura e gli effetti del divorzio. Il soggetto dopo il divorzio non può più essere considerato un “coniuge” (il divorzio estingue il rapporto matrimoniale, sia sul piano personale che su quello patrimoniale), ma una persona singola che versa l’assegno esclusivamente sino al raggiungimento dell’indipendenza economica dell’altro. Si tratta di un assegno dovuto in virtù di un dovere di solidarietà sociale che nulla ha a che fare con il precedente vincolo matrimoniale. Ecco quindi la ragione in virtù della quale il parametro di riferimento deve essere rinvenuto nell’indipendenza economica del soggetto che richiede il versamento di tale assegno. Spetta quindi a chi richiede tale contributo dimostrare la sua “non indipendenza economica”. Le più recenti decisioni hanno ad esempio escluso la non indipendenza economica nel caso in cui chi abbia richiesto l’assegno sia giovane, con un’adeguata formazione e capacità lavorativa tale da permettergli di reperire un’occupazione.
Tale approdo giurisprudenziale appare ancor più sensato se si considera che il nostro ordinamento prevede, per legge, il parametro dell’indipendenza economica anche con riguardo all’assegno di mantenimento in favore dei figli maggiorenni, il cui status, diversamente dal quello di coniuge, è generalmente permanente.

di Giulia Candelone9