Disturbi alimentari: a Terni si combattono facendo Comunità

Anoressia, bulimia, disturbi alimentari diversamente specificati. Ma anche comunità. Quella Terapeutico – Riabilitativa ‘Città Giardino’ di Terni, struttura privata, ma convenzionata con l’Asl della città umbra. Qui ci sono al momento cinque pazienti fisse, che dormono anche nelle stanze del centro (alcune doppie, alcune singole) e altre sei – sette che vengono con frequenze diverse (fino a 12 ore al dì).
La responsabile e coordinatrice è Lorella Panarese, psicologa. Ed è lei che introduce l’argomento in quello che, se non fosse perché i disturbi alimentari sono una malattia che può essere anche molto grave, potrebbe tranquillamente essere scambiato per un collegio universitario. “L’anoressia è il disturbo che colpisce maggiormente le adolescenti, quelle che sono più fragili e sensibili. Perché in maggioranza le donne? Per il ruolo che occupano nella società e nella famiglia. Ma queste non sono le cause della malattia, semplicemente la accentuano Non dimentichiamo che anche per quanto riguarda i disturbi psichici sono nella maggior parte le donne quelle che ne soffrono. Tanto tempo fa, per le donne si parlava di isteria, parzialmente sostituita ora con il Dca (Disturbo del comportamento alimentare). Ma non è proprio così”.
Fattori culturali, modelli sbagliati (magro è bello), responsabilità che spesso schiacciano, familiarità con la malattia: “Si arriva al controllo ferreo del proprio corpo, del cibo, del peso”. La struttura di Terni è stata inaugurata nel 2014. All’interno c’è la stanza per gli incontri con i familiari del malato, per le terapie individuali e per quelle di gruppo. A caratterizzare la comunità, come specifica la direttrice sanitaria, la nutrizionista Elisa Reginato, c’è una cucina interna: “In altre strutture pranzo e cena vengono presi da fuori oppure la cucina è nel seminterrato. Qui no. Abbiamo una cuoca che prepara i piatti, ma talvolta le ragazze aiutano mettendo a tavola il pane o aggiungendo l’olio. Si chiama training di familiarizzazione con il cibo”.
Naturalmente, oltre all’anoressia, ci sono numerosi altri disturbi alimentari che possono colpire chiunque. Per gli adulti, per esempio, si parla spesso di alimentazione incontrollata, ossia con grandi abbuffate in pochi minuti. Anche in questo caso, c’è la perdita di controllo.
“Le adolescenti vengono portate qui dai genitori, quando si accorgono che qualcosa non va. Le figlie sono restie a venire, non ammettono di avere un problema. E i genitori si sentono anche un po’ in colpa a portarle da noi. Per questo motivo, i colloqui psicologici avvengono anche con mamma e papà. Chiediamo come si è sviluppato il problema, che dinamiche crea in famiglia, come rimuoverlo. Non dimentichiamo che il Dca può in qualche modo somigliare a una dipendenza. Ci sono persone che solo dopo tanti anni riescono a controllarsi, ma non è detto che successivamente non ricadano nello stesso problema. A volte si passa dall’anoressia alla bulimia, ci sono picchi positivi in cui si sta bene, momenti in cui si torna a stare male”.
Può darsi, poi, che neanche i genitori si rendano conto di avere a che fare con un figlio che ha perso il controllo sul cibo. Allora intervengono altri familiari: “Che per noi restano centrali. Instauriamo un rapporto con loro, sperando poi di fare breccia in chi sta male”.
Solitamente, i disturbi alimentari vengono seguiti da una vera e propria squadra. Ci sono i dietisti, che materialmente fanno il menù e assistono ai pranzi e alle cene dei malati; c’è la nutrizionista, un medico, che è la prima a giudicare la gravità della situazione e a dare indicazioni ai dietisti sulle quantità di grassi piuttosto che di proteine da servire. Ci sono gli psicologi, gli educatori, che sono compagni della vita comunitaria. A Terni i collaboratori aiutano a svolgere attività come lo yoga, la cinematerapia, i libri come terapia, i laboratori di pittura e disegno. Il nordic walking che altro non è se non il movimento simultaneo degli arti inferiori e superiori, come se si praticasse sci di fondo.
Non resta, cari genitori, che fare attenzione ai segnali che i vostri figli lanciano, talvolta involontariamente. Si può iniziare ad avere un disturbo alimentare serio per aver subito atti di bullismo, violenza fisica vera e propria, per essere stati scherniti da bambini perché in sovrappeso, per essere stati a contatto con genitori che hanno messo in atto troppe diete: “Sono tutti fattori specifici, che si aggiungono a quelli generali, ossia età e sesso”. Il Dca, tra le conseguenze peggiori, provoca l’isolamento dell’individuo. Che sia adolescente o che sia adulto. Fare comunità serve anche a questo, a togliere queste persone dall’isolamento in cui sono finite.

di Alessandro Pignatelli

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