Le letture del giovedì: La svastica sul sole

La svastica sul sole (The Man in the High Castle), ripubblicato anche come L’uomo nell’alto castello, è un romanzo ucronico, genere di narrativa fantastica basata sulla premessa generale che la storia del mondo abbia seguito un corso alternativo rispetto a quello reale.
Dick in questo “nuovo” mondo, immagina la Germania, orfana di Hitler ormai vecchio, e nel mezzo di una guerra di potere interna al partito nazista, vincitrice della Seconda Guerra Mondiale assieme a Giappone e Italia (anche se rimarrà sempre in secondo piano vista la pessima condotta nella guerra).
L’assassinio di Franklin Delano Roosevelt, nel 1933, lasciò gli Stati Uniti in profonda depressione economica iniziata pochi anni prima. Il loro esercito, indebolito, non potè quindi fare fronte all’avanzata nazista, che conquistò la Russia ed i territori dell’Est Europa, nel mentre il Giappone conquistava l’Oceania.
L’ideologia nazista e la filosofia nipponica, che invece basava il suo predominio attraverso il controllo mentale con tecniche di persuasione psicologica, si diffusero in tutto il Mondo. Germania e Giappone, si divisero gli Stati Uniti stessi in area orientale ai tedeschi e area occidentale ai giapponesi, tenendo una libera zona centrale, una zona cuscinetto tra le due, chiamata Montagne Rocciose.
Dopo aver eliminato quasi totalmente ebrei, ridotto l’Africa e gli africani in cavie da laboratorio e campi di concentramento, la Germania prosciuga il Mediterraneo con l’energia atomica per crearne un immenso campo coltivabile, esplora il Sistema Solare con sempre più continuità ed infine conquista definitivamente prima la Luna e poi Marte.
E’ il 1963. Il racconto procede a singhiozzo passando attraverso diversi personaggi come Childan, titolare di un negozio di manufatti artistici americani, personaggi come Tagomi, addetto alla “Commissione di indagine per la pianifiazione del livello di vita delle zone sinistrate”, e le sue continue consultazione dell’I-Ching, un libro creato 5000 anni prima da saggi cinesi, un punto di riferimento per tutti i personaggi del libro, un millenario oracolo che insegna a leggere i mutamenti dell’esistenza.
Altri personaggi si susseguono come Juliana Frink, insegnante di Judo, Baynes, ebreo di nascita che per sopravvivere in questo “nuovo” mondo letterario, si finge un importante uomo d’affari svedese facendosi modificare il naso, ridurre i pori troppo larghi e untuosi, schiarire chimicamente il colore della pelle, alterare la conformazione del cranio.

E, soprattutto, lo scrittore Hawthorne Abendsen, non tanto lui quanto a sua famosa opera di fantapolitica dal titolo “La cavalletta non si alzerà più”, in cui Abendsen si immagina un mondo in cui Hitler perde la guerra. E’ praticamente un “libro nel libro”, una fiamma che riaccende l’animo di alcuni personaggi, un piccolo bagliore in questo buio di totale sottomissione alle due superpotenze, Germania e Giappone, una speranza in questa assenza di idee schiacciate dalle due opposte filosofie.
Alcuni di questi personaggi, proprio di Abendsen vanno alla ricerca. Chi per conoscerne la genialità, chi per eliminarlo per paura delle sue idee rivoluzionarie.

Impressioni finali

Attraverso “La svastica sul sole” Dick, critica ferocemente la società della sua epoca, in una sorta di contrappasso, egli condanna gli americani a subire ciò che nella realtà “vera” sono loro stessi a imporre: l’ingerenza nelle politiche straniere, l’uso di armi atomiche, il capitalismo sfrenato.
Geniale l’idea di una reinvenzione del passato che ridiventa realtà attraverso un libro “La cavalletta non si alzerà più”, nel libro “La Svastica sul sole”. Due realtà parallele, portate fianco a fianco, tra finzione, realtà e di nuovo finzione.

Un libro non di facile lettura ma indispensabile.
L’autore

Philip Kindred Dick, nato a Chicago,il 16 dicembre 1928 e morto a Santa Ana il 2 marzo 1982, è stato uno scrittore statunitense che ha messo nei sui racconti e nei suoi innumerevoli romanzi di fantascienza, temi quali la manipolazione sociale, la simulazione e la dissimulazione della realtà. Nei suoi scritti, il falso e il reale si contagiano, rendendoli estremamente difficile distinguerli l’un l’altro, esempio in “Ma gli androidi sognano pecore elettriche?”, che ha ispirato Blade Runner, Dick cercò di definire l’umano partendo dal suo contrario: “Il contrario dell’uomo – sostenne – non è il suo animale, né l’oggetto, ma il simulacro, il robot”.n_uno_la-svastica-sul-sole_dick

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