L’Italia al voto: niente di nuovo sul fronte occidentale

L’Italia al voto: niente di nuovo sul fronte occidentale

15 Marzo 2018 0 Di il cosmo

Nulla di nuovo sul fronte occidentale. O meglio, molte novità ma nessuna che influisca seriamente sugli equilibri per la creazione di un nuovo Governo stabile.
Matteo Renzi si è ufficialmente dimesso da Segretario del Partito Democratico con tre righe al suo Vice Maurizio Martina, solo all’assemblea dei delegati(a maggioranza renziana) spiegherà e discuterà questa scelta. Intanto la via del Segretario ad interim, spiegata alla Direzione Nazionale unita, è una direzione collegiale che tenga conto delle posizioni di tutti. Gran parte della Direzione stessa comunque si è apertamente schierata contro l’ipotesi di un accordo di Governo con le altre forze politiche, si resta all’opposizione perché così gli elettori hanno deciso. Solo Michele Emiliano e pochi altri rimangono a riflettere sull’ipotesi di un accordo con i 5 Stelle.
I due Leader emersi dalle elezioni, Matteo Salvini e Luigi Di Maio continuano invece a studiarsi a distanza: un giorno prendono le distanze l’uno dall’altro, il giorno dopo flirtano su temi caldi come la nomina dei Presidenti delle Camere. Nel frattempo Silvio Berlusconi torna ad ammiccare al PD, come a risentire un vecchio fidanzato che potrebbe ancora provare dei sentimenti verso l’ex partner, per poi ritirare tutto al summit di martedì sera, 13 marzo, a Palazzo Grazioli, sostenendo di non avere pregiudizi riguardo al Movimento 5 Stelle. Lo stesso meeting ha prodotto il mandato a Matteo Salvini a condurre le consultazioni del centrodestra con le altre forze politiche per i Presidenti delle Camere.
I prossimi appuntamenti vedono i Parlamentari neoeletti registrarsi a Roma a partire da lunedì 19 marzo, ed entro sabato 24 marzo la nomina dei suddetti Presidenti e l’elezione entro il 27 marzo dei presidenti dei gruppi parlamentari per arrivare al 29 marzo con le dimissioni del premier e l’inizio delle consultazioni al Colle.
Entro 15 giorni quindi l’accordo si dovrà trovare, con il rischio di tornare alle urne che si fa sempre più incalzante e serio.
Il Mondo ricomincia a ridere alle nostre spalle, senza celarsi più del dovuto peraltro.
Rimane l’ipotesi di un Governo di scopo, composto da tutti e guidato da chissà chi, con le sole finalità di riformare la Legge Elettorale e approvare la finanziaria, per poi tornare al voto. Ma le forze che hanno ottenuto più consensi già si schierano contro questa ipotesi, in primis Luigi Di Maio
Pare quasi che il pensiero politico più quotato in questo momento sia che in un modo o nell’altro dobbiamo effettivamente toccare il fondo, tanto chi ci guarda è assopito, stanco, privo di mezzi per contrastare l’inesorabile.
Il tono è volutamente apocalittico, perché il primo passo per riappropriarsi della propria coscienza sociale è avere paura.
In questa miseria si alza una voce che azzarda una proposta tra il nostalgico e l’avvenieristico: Dario Franceschini, intervistato dal Corriere Della Sera, propone coscienza, propone il cambiamento collegiale. La proposta sarebbe di sfruttare il risultato incerto delle elezioni politiche per formare una novella Costituente, con durata limitata, composta da tutte le forze politiche emerse, con lo scopo di riformare la Costituzione, e con Lei la Legge Elettorale ed il bicameralismo. Una proposta audace, che siamo pronti a scommettere nessuno coglierà al volo, nonostante realisticamente un’occasione simile difficilmente emergerà ancora nel breve periodo.
Tutti i pronostici puntano contro la logica. Nessuno si auspica la presa d’atto delle forze in campo della situazione in bilico, e l’opportunismo la fa da padrone.
L’unica speranza rimane che oltre alle poche voci che si alzano nel definire la miseria vigente, tra cui noi entriamo a piè pari, molte altre ed autorevoli si alzino e gridino.
Mettiamo a tacere le urla del populismo sterile. Gridiamo più forte.