“Pro Ana” e “Pro Mia”: le insidie per le teenagers si celano nel web

“Pro Ana” e “Pro Mia”: le insidie per le teenagers si celano nel web

15 Marzo 2018 0 Di il cosmo

Le loro origini affondano ancora nei tempi delle connessioni 56K e dei primi embrioni di social network. Si sono adattati ai vari contenitori che il mondo del web offriva di volta in volta, dai blog alle applicazioni per smartphone. Oggi corrono soprattutto sulle chat, in modo da essere meno facilmente individuabili. Si parla dei contenuti noti come “pro ana” o “pro mia”. Esaltazioni dei disturbi alimentari dell’anoressia e della bulimia. Negli ultimi mesi, le pagine internet in merito sono meno frequentate. Forse anche per via del caso nazionale che, alla fine del 2017, ha visto protagonista una blogger pro ana marchigiana: a suo carico è scattata una denuncia per istigazione al suicidio e lesioni gravissime. Ma sarebbe quantomeno ingenuo illudersi che tali contenuti non esistano più. Si sono solo spostati in maggior numero sulle chat, dove gruppi in particolare di giovanissime, perlopiù di sesso femminile, si esortano l’un l’altra a non mangiare. Anche sulle pagine pubbliche, in ogni caso, il fenomeno non è di certo scomparso. È sufficiente cercare gli hashtag giusti per imbattersi in account esplicitamente dedicati all’esaltazione dei disturbi alimentari e della magrezza patologica. Il mondo del web pro ana è perlopiù femminile. Parlano di “thinspiration”, gioco di parole traducibile approssimativamente come “ispirazione alla magrezza”. Pubblicano fotografie di ragazze magrissime, con tutte le ossa bene in vista sotto la pelle tesa. “Bones”, “ossa”, è uno dei temi ricorrenti, quasi ossessivi nelle pagine pro ana. Le autrici si raccontano soprattutto attraverso i numeri: il peso di partenza, il peso attuale, quello da raggiungere, l’indice di massa corporea. Ritoccano al drastico ribasso le tabelle usate dai professionisti per approssimare il peso corretto. Elencano come medaglie al valore i vari disturbi psichici di cui sono o si ritengono affette: disturbo borderline di personalità, disturbi ossessivo-compulsivi, depressione, ansia. E, ovviamente, disturbi del comportamento alimentare. La patologia si fa hashtag.
Ma perché una persona dovrebbe volere diventare anoressica o bulimica? Il web abbonda di lunghi elenchi di ragioni. Ragioni che potrebbero apparire deliranti a chi legge, ma che spesso fanno breccia nelle persone nelle fasi più critiche delle loro vite. Una delle ragioni, tanto per dire, è che «”Ana” suona molto meglio di “grasso”». E poi ancora: «Sarai perfetta, sarai più bella, i ragazzi ti vorranno, le persone si ricorderanno di te come di una ragazza bellissima, solo le persone magre sono belle, le persone grasse non possono indossare quello che vogliono». Fanno leva sul naturale desiderio di stare bene: «Sarai più felice e fiduciosa, gli amici invidieranno il tuo corpo e ti ammireranno, sarai bella dentro e fuori». Anche se spesso le stesse blogger pro ana sono pronte ad ammettere di essere tristi e arrabbiate con il mondo. Ma si dicono che tutto sarà più semplice quando avranno perso altri chilogrammi, quando porteranno una taglia più piccola, quando le ossa sotto le loro dita saranno più marcate. Una spirale discendente. Innescata da bugie raccontate a loro stesse e agli altri.
È difficile pensare che qualsiasi autorità possa arrivare, un giorno, a riuscire a eliminare tutti i contenuti pro ana e pro bulimia sul web. È di primaria importanza, quindi, che le persone e in particolare gli adolescenti siano innanzituttto preparati a riconoscere questi canti di sirena per quello che sono: promesse fasulle. Giochi e racconti pericolosi sulla pelle degli altri.

di Fabiana Bianchi