Sergio Pecchini, delegato regionale Figc: “Il Calcio è un modello di educazione”

Sergio Pecchini, delegato regionale Figc: “Il Calcio è un modello di educazione”

15 Marzo 2018 0 Di il cosmo

Sergio Pecchini è delegato regionale del Settore Giovanile Scolastico FIGC del Piemonte e Valle d’Aosta e ci racconta come la Federazione stia lavorando per diffondere il movimento del calcio femminile partendo dai giovani in età scolastica.

Quali sono gli obiettivi della Figc per quanto riguarda il calcio femminile?
Il Settore Giovanile Scolastico-FIGC del Piemonte e Valle d’Aosta si pone l’obiettivo di estendere il maggior e miglior numero possibile di servizi a favore del calcio di base locale e dei suoi componenti tra cui società sportive, tesserati e tesserate. Serva ad esempio il fatto che sul territorio vercellese territorio è stata scelta e verrà nominata, oltre ai delegati già presenti, una referente in rosa per i programmi di sviluppo provinciale del calcio femminile.

Perché avvicinare il mondo della scuola e quello del calcio?
Troppo spesso si sente dire che il calcio sembra diseducativo e che non possa più avere cittadinanza nel mondo dell’educazione. Ritengo la premessa profondamente sbagliata, il calcio è da amare mentre c’è da lavorare sul modello che si vuole proporre. In questo senso, il calcio femminile, può essere decisivo: le ragazze che giocano a calcio sono motivate dovendo dimostrare a se stesse di essere brave almeno quanto i maschi. Il calcio femminile quindi, per le caratteristiche che rappresenta, è un ottimo, nuovo e (per molti) inaspettato canale educativo.

Quali sono i progetti in atto in collaborazione tra Figc e Scuola?
FIGC e MIUR hanno avviato da tempo un Progetto didattico per la Scuola all’interno di un accordo quadro denominato Valori in Rete: “GiocoCalciando”, “Ragazze in Gioco”, “Il Calcio e Le Ore di Lezione”, i Campionati Studenteschi, quattro programmi per sensibilizzare i giovani al valore educativo dello sport e per promuovere anche il calcio femminile.

Come si fa a far appassionare le bambine e le giovani ragazze a questo sport?
Il calcio è sport. Chiunque fa sport. Le bambine a partire da 5 anni possono se vogliono giocare a calcio. E’ molto semplice, un pallone qualche amica e amico e si gioca ovunque. È questo lo spirito che deve animare le scelte e le società di calcio del territorio, poi veniamo noi. Abbiamo bisogno di aumentare i numeri, e i programmi citati per la scuola sono il volàno per coinvolgere le studentesse in tutto questo.

Quali sono i più grandi pregiudizi e ostacoli per la diffusione del movimento calcistico femminile?
Vorrei che si andasse oltre agli stereotipi del pregiudizio che nella mia visione considero già superati. Per quanto riguarda gli ostacoli, parlerei ai genitori invitandoli ad appoggiare quelle prove di vita e in questo caso di sport che i loro figli e figlie sentono di voler liberamente e fortemente percorrere.

Le giocatrici della Nazionale Femminile: un esempio da seguire?
A mio personale parere sono donne, atlete notevoli e magari prossime future professioniste che potranno vivere grazie al calcio alla luce dell’ingresso nel femminile delle società professionistiche di Serie A, Serie B e C del calcio italiano. Ma ci sono diverse modalità. Si può giocare anche per stare con un gruppo di amiche o per ricercare il proprio talento sognando, attraverso i vari percorsi programmati dalla FIGC, le maglie azzurre delle giovanili e della Nazionale maggiore.

Quale miglior esempio da seguire…