Cuba al voto, Irma Dioli: “Affluenza alta, risultato da sottolineare”

Cuba al voto, Irma Dioli: “Affluenza alta, risultato da sottolineare”

22 Mar 2018 0 Di il cosmo

“Il sistema elettorale cubano non è perfetto, più che altro è diverso da altri. A Cuba è davvero il popolo che vota, è un sistema elettorale che parte dal basso. Non è vero che è il Partito Comunista che fa le liste. Il popolo fa una sorta di ‘primarie’, partendo dai quartieri. Poi si passa ai delegati dei municipi, fino al Parlamento e al Presidente”.
Smentisce subito la maggior parte dei luoghi comuni su Cuba e sulle elezioni Irma Dioli, presidente dell’Associazione nazionale di amicizia Italia – Cuba. Diventata numero uno da una settimana, con analogie con la situazione cubana. Se a L’Avana, infatti, non avremo più un Castro presidente della Repubblica, l’Associazione è per la prima volta nella sua storia, iniziata nel 1961 – dunque due anni dopo la rivoluzione castrista – presieduta da una donna.
“Ci tengo a sottolineare un dato: l’affluenza alla urne è stata dell’85%, altissima. Significa che su circa otto milioni di aventi diritto al voto, sette milioni di cubani l’hanno fatto. E non c’è nessuno che ti obbliga. Se non voti, non succede nulla”.
Una repubblica comunque sui generis quella cubana: “Fidel Castro ha resistito anche alla caduta dell’Unione Sovietica. Oggi i dissidenti sono pochi, non c’è repressione. Non sono in grado, dall’opposizione, di eleggere delegati nei quartieri. Significa che Cuba è una nazione matura, più forte anche di improvvisi crolli di ideologie e imperi come quello sovietico”.
Queste elezioni, dunque, cosa stanno a significare? “Io penso che portare al voto l’85% della popolazione in un contesto di attualizzazione del modello economico sociale cubano sia un grande risultato. E’ vero, per la prima volta non ci sarà un Castro presidente, questa può essere la novità. Ma Cuba, soprattutto con Raul Castro, ha mostrato già diversi cambiamenti, aprendosi economicamente. Non solo: l’Unione Europea ha chiesto di eliminare il blocco, l’embargo. Sono stati fatti accordi bilaterali di cooperazione. Non dimentichiamo il ruolo decisivo di Raul nel trattato di pace delle Farc in Colombia. L’Occidente si è reso conto di questi cambiamenti”.
C’è la spada di Damocle di Donald Trump: “Che non ha tolto il bloqueo, come qualcuno ha scritto. Le aperture di Obama sono state cancellate. Il presidente americano ha portato via quasi tutti i funzionari dell’ambasciata Usa a Cuba. Le cose sono decisamente peggiorate, ma gli Stati Uniti paiono isolati adesso nella loro battaglia contro Cuba. All’Onu, le ultime risoluzioni contro il Paese caraibico, hanno visto solo Israele votare al fianco di Washington”.
Nel 2021 ci sarà l’elezione del nuovo segretario del Partito Comunista cubano, forse sarà quello il vero giro di boa? “Non ci sarà più Raul Castro, questo si sa già. Sarà l’ottavo congresso del Partito a decretarlo. Ma non credo avremo discontinuità”. Prima di chiudere, Irma Dioli vuole smentire anche un altro luogo comune: “Non è vero che i cubani non vogliono parlare di politica o che hanno paura. Bisogna solo trovare le persone giuste”.