Cuba: con le elezioni continua la “Revolucion”

Cuba: con le elezioni continua la “Revolucion”

22 Marzo 2018 0 Di il cosmo

“Gli uomini passano, i popoli rimangono; gli uomini passano, le idee rimangono”, questo è stato uno dei pensieri di Fidel Castro durante la chiusura del II Congresso dei “Pioneros”, tenutasi nel “Palacio de las Convenciones”, il 20 luglio 1996. In questo mese di marzo (domenica 11) Cuba ha votato. Il prossimo aprile l’Assemblea del Potere Popolare nominerà il successore dei fratelli Castro. Molti nostri Media tendono a vedere questo fatto come il tramonto della “Revolucion” dimenticando che gli uomini periscono e invecchiano, mentre le ideologie rimangono vive. A maggior ragione quando queste son radicate in un popolo. «Cuba sta procedendo esattamente come era stata impostata già da qualche anno. Ci sarà un cambio di dirigenza dalla vecchia guardia che ha fatto la Rivoluzione alla nuova generazione. Dal 1976 vengono fatte le elezioni a Cuba. Non esiste una tornata elettorale come qui da noi. Sono elezioni dove non c’è contesa. Ci sarà sì un cambiamento generazionale, ma la Rivoluzione potrà continuare tranquilla senza sobbalzi» spiega Raul della Cecca, direttore redazionale di “El Moncada” periodico dell’Associazione Nazionale di Amicizia Italia-Cuba. «Il ruolo dei successori si crea nel tempo e l’assemblea darà il potere a questi. Attualmente è una fase prematura per dire chi possa venire eletto, manca un mese. Ci sarà continuità da dare alla figura storica. Si seguono molto le formalità nella politica cubana. È difficile fare nomi. Personalmente ho conosciuto alcuni di questi ipotetici candidati. Sono persone di livello e ben radicati nelle questioni politiche interne ed esterne al Paese» continua Della Cecca. Cuba è molto avanti per quanto riguarda lo stato sociale e nonostante i 49 anni di governo, non è del tutto corretto considerare dittatore Fidel Castro, visto dalla popolazione cubana come il padre della patria ed eletto dall’Assemblea: «Quando morì Fidel ha lasciato detto tra le sue volontà di non voler un monumento, né particolari celebrazioni. La Rivoluzione viene vista fuori dai confini nazionali come qualcosa fatto da un manipolo di intraprendenti. In realtà la generazione successiva è già subentrata. Siamo alla terza generazione e si parla di persone di 30, 35 anni. Cuba è avanti sotto molti aspetti sociali, come le questioni di genere: la questione femminile è stata mitigata snaturando il macismo latino. Il percorso della rivoluzione è il cammino del popolo. Basti che uno passi un periodo a Cuba non solo come turista e vedrà la situazione di aggregazione sociale». Gli Stati Uniti hanno attualmente dentro di sé correnti contrastanti: «Gli USA sono mossi da pragmatismo e non da ideologia. Tendono a controllare la realtà che li circonda secondo quello che hanno vicino. Attualmente vivono una lotta intestina tra chi vuole vivere con una gestione precedente del potere e chi sa che non esiste un potere monolitico. E anche la situazione verso Cuba è in divenire. Ora si ha un dialogo continuo anche un po’ più ufficiale. Ho conosciuto diversi congressisti. Noi in Europa abbiamo ideologie di destra e sinistra, mentre lì il pragmatismo. Gli Usa non sono più quelli di anni fa e sanno che che si devono bilanciare con gli altri. Cuba è sempre più un polo logistico di grande importanza. Sono spaccati: seguono l’idea comune di non collaborare sapendo con il pragmatismo che prima o poi si dovrà dare l’opportunità di crescere anche agli stati più a sud degli Stati Uniti». Aggiunge Raul Della Cecca. Quello che non traspare è che «La realtà di Cuba non è chiusa ma aperta. Con il crollo economico dell’Unione Sovietica, a cui Cuba si poggiava molto, quest’ultima è entrata in crisi. L’unica risorsa disponibile a causa dell’embargo è stato il turismo. I cubani hanno quindi investito molto sulla natura, il turismo è una risorsa che arriva dall’estero. Così hanno raggirato l’embargo con gli investimenti esteri, creando una nuova economia. La cosa fondamentale per alcuni Stati è quello di creare un velo per non fare capire cosa c’ è dietro, una sorta di terrorismo mediatico. Riuscire a gestire autonomamente le proprie risorse in autonomia senza farsi rubare i mezzi naturali può creare un’autogestione che fa da esempio. Durante i periodi di crisi lo Stato non ha chiuso una scuola o un ospedale. Non viene preso come esempio positivo, ma solo come negativo. È la dimostrazione attiva della creazione della propria determinazione» conclude Della Cecca. Otto milioni di cubani dai sedici anni in su si sono recati alle urne per eleggere i 605 deputati del parlamento unicamerale che a sua volta, il prossimo aprile, dovrà approvare la candidatura e quindi votare i 31 membri del Consiglio di Stato.