Cuba, paese di colori e musica

Cuba, paese di colori e musica

22 Marzo 2018 0 Di il cosmo

Cuba!! Paese ricco di colori, musica, profumi e allegria. Ci si accorge subito, fin dal primo momento in cui si mette piede sull’isola caraibica, di essere piombati in un posto speciale; si viene avvolti da una realtà variopinta, eterogenea e da un vortice di emozioni intense e uniche nel suo genere.
La maggior parte delle persone non ha niente, o meglio ha tutto quel che serve per essere felice; infatti, non bisogna dimenticare che Cuba è un paese povero dell’America Latina ed è solo grazie alla redistribuzione della ricchezza da parte dello Stato che si riesce a garantire il miglior livello di vita possibile a chi starebbe peggio.
Sull’arcipelago cubano tutti hanno una casa, un lavoro, il diritto alla sanità e allo studio garantiti; Cuba è il secondo paese al mondo per tasso di alfabetizzazione e lo Stato si occupa anche della sistemazione degli studenti che frequentano l’Università, totalmente gratuita. Il livello delle cure mediche, inoltre, è tra i più alti di tutto il continente; il tasso di mortalità infantile, insieme a quello canadese, è il più basso fra tutti i paesi delle Americhe ed è inferiore a quello di molti paesi europei.
Il sistema cubano si fonda sul principio dell’uguaglianza dei propri cittadini: essi vengono tutti, indistintamente, trattati in identico modo; non esiste disparità di trattamento nemmeno in ambito lavorativo e a tutte le professioni, quale che sia il ruolo ricoperto, viene riconosciuto lo stesso salario. A noi potrebbe sembrare ingiusto che un cameriere percepisca quanto un chirurgo, ma in questo modo si permette alle persone di realizzarsi veramente seguendo i propri sogni, le proprie ambizioni senza bisogno di fare i conti con lo stipendio di fine mese.
Sembrerà strano, ma a Cuba non si pagano né IMU né utenze e le persone hanno una tessera fornita dallo Stato per fare la spesa. Non esiste l’ossessione per l’accumulo del capitale; è una società in cui gli uomini si sentono valorizzati per quello che sono e nessuno li valuterà mai per quanto percepiscono; non esiste l’equazione capitalistica più guadagno, più valgo. Hanno l’indispensabile per essere felici e non c’è l’ossessione per l’ultimo modello di smartphone; non si fa a gara per chi ha il televisore più grande o il SUV più figo; si vive con poco, si vive col sorriso.
Se fosse questa la ricetta di una società giusta? Se per il sistema occidentale, vittima di quel parassita che si chiama Globalizzazione, non c’è più speranza, per i paesi del terzo mondo in via di sviluppo una speranza esiste. Un futuro migliore potrebbe esserci.
Se questo futuro nascesse proprio sulle fondamenta dei grandi teorici del comunismo del secolo scorso? Se i paesi Africani schiacciati dalle grandi multinazionali e dagli interessi delle superpotenze mondiali ripartissero da un sistema socio-economico più equo, più giusto? Se l’impegno dei Paesi occidentali in Africa passasse attraverso la nemesi del sistema capitalistico?
Le regole del gioco possono ancora essere cambiate, Cuba ne è la prova. Il capitalismo così come lo conosciamo potrebbe essere al tramonto e certamente non è la soluzione per chi è più a SUD di noi.

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di Islao Patriarca