Dai Castelli Romani al Sacro Gra: i romani ‘amano’ il traffico

22 Mar 2018 0 Di il cosmo

Sciamano sulle loro auto. Felici di andare a godersi un po’ di ‘fresco’ ai Castelli. Sono i romani, quelli che appena c’è un giorno di festa, decidono di abbandonare la Città Eterna per andare a Frascati piuttosto che a Rocca di Papa. E’ una tradizione. Che sia domenica, che sia Pasquetta o un qualsiasi ponte inserito nel calendario. Incuranti del fatto che, proprio tra un castello e l’altro, sarà come stare nel proprio condominio perché anche gli altri vicini hanno deciso di fare la gita fuori porta.
Ai romani, del traffico, pare non interessare poi molto. Per carità, si arrabbiano, dicono di non farcela più, ma poi si incolonnano come un esercito sul Gra, il Grande Raccordo Anulare. Anche per fare cinque chilometri, loro imboccano il Gra. Anche sapendo che, in media, passeranno 24 minuti al giorno della loro vita a passo d’uomo, se non fermi. Qualche volta suonando disperatamente il clacson. Ma loro, al Gra, proprio non vogliono rinunciare. Del resto, è una delle poche opere infrastrutturali iniziate e finite, in Italia, dunque l’evento va festeggiato (sarà per quello che si sentono i clacson suonare?).
E poi, dai, proprio sul Gra nascono le migliori amicizie. Tra automobilisti spazientiti che escono dall’auto e si mettono a criticare l’Italia, il governo (quando c’è), le stagioni che non sono più quelle di una volta. Chiacchierano, il tempo passa. A volte si scambiano i numeri di telefono. C’è più d’uno che giura di aver trovato l’amore della sua vita proprio sul Grande Raccordo Anulare. E voi, voi che dalla tangenziale nord-sud-ovest-est di Milano ridete e ironizzate sui romani fermi, mica potete raccontarla un’avventura di questo tipo. Il Gra è un anello, talvolta di fidanzamento.
Non fa nulla se chi lo progettò, lo fece per far risparmiare tempo ai romani. Loro oggi se ne infischiano di arrivare prima in ufficio o a un appuntamento. Imboccano una delle tante entrate come fosse il luna park. Radio accesa, finestrino giù. Qualche imprecazione, poi la pace dei sensi. Un girone dantesco di 70 chilometri, che accerchia Roma. La Roma delle belle ‘rovine’ di un passato glorioso (a parte qualche buca qua e là) dai finestrini s’intravvede soltanto, ma cosa volete che sia? Meglio l’arte o l’amicizia? Meglio i Fori o gli occhi languidi della donna che guida proprio di fianco? E allora perché non scendere a conoscerla?
In un tempo in cui tempo non c’è, il Gra è la soluzione del problema. Dove tutto è immobile o gira lentamente, si fanno esperienze uniche. Il Grande Raccordo Anulare toglie 180 mila ore di tempo libero ai romani? ‘Nun c’è problema’ risponde il romano de Roma. Sono ore dedicate alla conoscenza dell’altro. Male che vada a truccarsi e a rifarsi le unghie.
Se non ci credete, voi milanesi imbruttiti, potete sempre guardare il ‘Sacro Gra’, documentario girato da un regista …milanese. L’esplorazione di tutto ciò che è nato intorno al Gra perché, in fondo, la vita è proprio questa: cerchi concentrici su cerchi concentrici. Oppure un intero condominio che va a bere il vino de li Castelli. Pure se passerà in trattoria mezzora e il resto della giornata in macchina.
Voi, in Alta Italia, lo fate o vi arrabbiate soltanto?

 

di Alessandro Pignatelli