Diario di bordo: Norvegia pt5

Diario di bordo: Norvegia pt5

22 Marzo 2018 0 Di il cosmo

Grazie a Workaway, una piattaforma online con la quale si ottengono vitto e alloggio in cambio di qualche ora di lavoro, io e la mia coinquilina Martina ci troviamo a Karasjok, in Norvegia, per curare la casa e i figli di una simpaticissima coppia. I due bambini, Ole Daniel e Naia, sono davvero vivaci, ma dopo due settimane e mezzo impariamo a rimproverarli in lingua sami (la loro lingua madre) e a farci dunque rispettare. La mia parola preferita diventa così “váralaš”, che significa “pericoloso” e che utilizzo in qualsiasi circostanza, partendo dall’arrampicata degli infanti sulle tende di casa fino alla gara di tiro al gatto in cui si misurano non appena distogliamo lo sguardo. Le cose, a parte qualche pannolino di troppo, sembrano andare per il meglio; a furia di parlarlo stiamo migliorando il nostro inglese, inoltre stiamo conoscendo una cultura completamente diversa dalla nostra, ma estremamente affascinante.
I norvegesi fanno un sacco di cose bizzarre, tipo togliersi le scarpe dappertutto, ma soprattutto non chiudere mai a chiave la porta di casa. È infatti normalissimo, mentre si sta guardando la televisione, ritrovarsi all’improvviso un estraneo in salotto. Lo so perché una sera ci succede; alla fine il buon uomo non vuole derubarci, ma, essendosi perso, soltanto ricevere indicazioni.
Tutto sommato ci stiamo divertendo moltissimo e, siccome la nostra permanenza in Norvegia sta per finire, la famiglia che ci ospita ci da la possibilità di visitare altre zone del paese e ci chiede a cosa siamo interessate. Io e Martina scegliamo Capo Nord, che si trova a 265 km dalla cittadina in cui siamo ora e, ottenuto il consenso, partiamo insieme a Ole Daniel e Anne Kari, sua madre. Naia è troppo piccola e ci aspetta a casa insieme al papà. Le ore di viaggio sono quattro, ma non ci annoiamo un secondo, la bellezza del paesaggio ci toglie il fiato. Costeggiando il Porsangerfjord, il quarto maggior fiordo del paese, incontriamo piccolissimi villaggi e scorci meravigliosi che non posso fare a meno di immortalare. Arrivate a Capo Nord (il punto più settentrionale del continente europeo) ammiriamo la scogliera a picco sul mare e Il Globo, la celebre scultura in ferro. Nonostante la bellezza di questo luogo sia innegabile, io e Martina rimaniamo spiacevolmente colpite dall’enorme presenza di turisti e dall’elevato prezzo del biglietto, 275 corone norvegesi (quasi 30 euro). Purtroppo non possiamo dedicare molto tempo alla visita e dobbiamo proseguire per essere in Finlandia entro sera; abbiamo infatti deciso di allungare il nostro viaggio di un giorno visitando anche Rovaniemi, dove si trovano il villaggio di Babbo Natale e la linea del circolo polare artico. Dato che momenti come questi meritano di essere ricordati per sempre, decido di rendere l’esperienza ancora più memorabile quando, facendo sosta in un supermercato per acquistare la cena, compro una tinta per capelli blu e, arrivata in hotel, me la applico senza pensarci due volte. Inutile dire che, oltre a me, a non dimenticare mai questa follia saranno le donne delle pulizie, che dovranno smacchiare delle lenzuola reduci da una guerra tra Puffi. Il mattino seguente Ole Daniel guardandomi si mette a piangere e capisco di sembrare Ade di Hercules, ma il danno ormai è fatto. Lasciamo l’albergo e dopo altre quattro ore di macchina arriviamo al villaggio di Babbo Natale: il bimbo riesce a dimenticarsi dei miei capelli visitando la caverna di Santa Claus, il laboratorio degli elfi, l’ufficio postale e le altre attrazioni. Durante il lungo tragitto verso casa penso a quanto siamo fortunate io e la mia compagna di avventure, trovare una famiglia così gentile e disponibile non è una cosa che capita tutti i giorni.
Una volta tornate a Karasjok, i nostri ultimi giorni in Norvegia trascorrono in un battibaleno ed è già il momento di salutarsi. Non è un addio, ad Anne Kari piacerebbe vedere l’Italia e noi saremmo felici di ricambiare il favore.

Nella valigia mettiamo i ricordi di questo viaggio e tantissimo formaggio, diamo un abbraccio alla nostra famiglia e ci dirigiamo in aeroporto. È proprio vero che un viaggio può cambiarti la vita: mentre voliamo verso casa sto già pensando a quale sarà la mia prossima avventura.