Elezioni a Cuba, “Vera svolta nel 2021, con nuovo segretario Pc”

“Non è propriamente vero che, dal 1959 a oggi, Cuba per la prima volta non avrà un Castro presidente. Successe subito dopo la rivoluzione, quando l’allora capo fu cacciato proprio da Fidel Castro; fino al 1976, poi, c’è stato Osvaldo Dorticòs Torrado, uomo che naturalmente era gradito a Fidel e che si è suicidato (o è stato suicidato) nel 1983”.
Loris Zanatta, docente di Storia dell’America Latina all’Università di Bologna, non parla dunque di svolta storica per le elezioni cubane che, ad aprile, vedranno Raul Castro lasciare la carica di presidente della Repubblica. “Dal 1980 Fidel Castro ha accentrato tutte le cariche su di sé, si è comportato praticamente come un monarca”.
Oggi, però, la situazione è ben diversa: “Il presidente della Repubblica, a Cuba, ha ben pochi poteri, che invece spettano al Partito Comunista. Da questo punto di vista, dunque, la vera svolta potrebbe esserci nel 2021 quando si leggerà il nuovo segretario del Pc. Considerato che Raul ha l’età di Noè, circa 90 anni, sarà interessante capire chi si affaccerà al suo posto. Al momento, non si vedono personaggi all’orizzonte”.
Al posto di Raul chi arriverà, per ora? “Si parla del suo vice, Miguel Díaz-Canel, che effettivamente è un grigio funzionario. Per non rischiare di ritrovarsi in casa un Gorbaciov cubano, sarà presumibilmente lui a venire eletto. I dietrologi potrebbero aggiungere che Raul vuole mettere al posto di potere una persona con senso di apertura”. E nel 2021, cosa potrebbe accadere? “E’ tutto da vedere. Si parla persino di un Castro III, ossia il figlio maschio di Raul, ma non sarebbe accolto favorevolmente”.
Gennaro Carotenuto, professore di Storia Contemporanea all’Università di Macerata, spiega a sua volta: “Cuba è retta da un sistema a partito unico, non ne vedremo prossimamente uno pluri-partitico. L’isola caraibica ha mostrato però cambiamenti generazionali grandi negli anni”. Altri mutamenti non covano neanche sotto la cenere: “A Cuba manca un’opposizione rampante e manca anche un livello di repressione e violenza, che differenzia questo Stato dagli altri dell’America Latina. Prendiamo il Brasile, dove Temer è una dittatura di fatto”.

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