Industria italiana: la ripresa c’è e si vede, ma attenzione ai dazi di Trump

Come sta l’industria italiana? Meglio rispetto agli ultimi anni. Non siamo ancora ai risultati pre-crisi, ma pare tornata la fiducia nei vari settori del comparto. Analizziamoli uno per uno, partendo dal manifatturiero. Nella seconda parte del 2017, c’è stata una decisa accelerazione, in particolare per merito della ripresa degli investimenti. Il giro d’affari ha così mostrato un ottimo +4,5% a prezzi correnti e +2,8% al netto dell’inflazione.

La crescita del settore industriale italiano ha contagiato un po’ tutti, tranne gli elettrodomestici e il largo consumo. Si fanno notare sicuramente metallurgia (+15,5%), elettrotecnica (+8,8%), intermedi chimici (+8,3%), autoveicoli e moto (+7,3%), prodotti in metallo (+6,4%) e meccanica (+5,7%). Il Rapporto è stato reso noto a fine febbraio 2018.
Il nostro Paese ha fatto addirittura meglio dei suoi principali competitor nelle esportazioni di manufatti nei primi nove mesi del 2017. L’industria ha sbancato soprattutto nei Paesi extra-Ue. Qui si sono imposti i settori farmaceutico, autoveicoli e moto, moda e prodotti in metallo. Facendo attenzione ai dazi di Donald Trump proprio sull’acciaio, gli indicatori lasciano pensare a un 2018 altrettanto positivo.
Ma quale sarà la ricetta giusta per accompagnare questa rinascita industriale? Gli investimenti, naturalmente, in ottica 4.0 di rinnovamento degli impianti, ma anche l’ampliamento della capacità manifatturiera, prossima a saturazione. Il pericolo arriva, oltre che dal presidente americano, dagli aumenti che già ci sono stati sul prezzo del petrolio: nel 2018 potrebbero costare 6,5 miliardi di euro alle imprese (l’8,4% dei margini complessivi del manifatturiero).
Nel periodo che va da gennaio a novembre del 2017, nel manifatturiero c’è stato dunque un aumento del 4,5%. Il settore elettrodomestici paga le difficoltà competitive sui mercati internazionali, il largo consumo ha pagato un prezzo alto per il calo del fatturato. Farmaceutica, mobili, elettronica, altri intermedi e prodotti e materiali da costruzione hanno invece fatto segnare tutti aumenti che sono compresi tra il 3 e il 4 per cento. In particolare, il settore Mobili ha avuto la più forte accelerazione nella seconda parte del 2017 grazie al mercato nazionale, ma in particolare a quanto si è venduto fuori dall’Italia.
Meno forte la crescita di alimentari e bevande (+2,5%), a causa di un mercato reale che non è stato all’altezza delle previsioni entro i confini. Il settore Moda ha guadagnato l’1,6%, ma è stato ancora una volta l’export, in particolare nei mercati emergenti (Russia e Paesi asiatici) a farlo decollare. In Italia, infatti, l’espansione si è attenuata.
Dicevamo in apertura di come l’Italia non abbia pagato il progressivo apprezzamento dell’euro, in particolare nei Paesi extra-Ue. Il che ha portato il nostro Paese a fare meglio dei suoi competitor in campo internazionale. Siamo risultati addirittura in testa nei primi nove mesi del 2017 per esportazioni di manufatti. Dietro c’è un lavoro importante, negli anni: le imprese si sono innovate, facendosi dunque trovare pronte oggi alle nuove sfide. Il +7% da gennaio e ottobre del 2017 deriva fortemente da Paesi come gli Stati Uniti, la Cina e la Russia, dove abbiamo venduto molto e bene. Farmaceutica, autoveicoli e moto, sistema moda e prodotti in metallo hanno ottenuto guadagni elevati di quote sui mercati fuori dal Vecchio Continente.
Gli indicatori per il 2018 fanno sperare per il meglio: le imprese dimostrano la fiducia massima dell’ultimo quinquennio. In particolare Meccanica, Prodotti in metallo, Elettronica, Mobili, Farmaceutica e intermedi chimici. Anche le aspettative su volumi di produzione e di esportazione sono in aumento. E lo stesso si prevede per l’export.
La fiducia deriva probabilmente anche dalla conferma, nella legge di Bilancio, degli incentivi (Super-ammortamento e Iper-ammortamento) per gli investimenti in macchinari (che porterà all’introduzione di quelli 4.0). Gli investimenti nei mezzi di trasporto dovrebbero invece rallentare, ma si tratta di una contrazione attesa. Graduale sarà la ripresa per gli investimenti in costruzioni (primi effetti degli incentivi come il bonus terremoto e l’eco-bonus e ripresa degli investimenti pubblici).
Abbiamo solo accennato ai dazi sull’acciaio europeo che Donald Trump potrebbe imporre. Nel 2017, l’Europa ha esportato in Usa 5 milioni di tonnellate di acciaio, 500 mila dall’Italia. Se davvero dovessimo fare i conti con queste 500 mila tonnellate in meno, avremmo una perdita di 600 – 700 milioni di dollari, con molte imprese colpite e un danno notevole per il nostro Paese e per la siderurgia nostrana.

Rispondi