La Festa del Papà: riscoprirne il significato attraverso una pubblica “marcia”

La Festa del Papà: riscoprirne il significato attraverso una pubblica “marcia”

22 Marzo 2018 0 Di il cosmo

Quella che per molti padri è diventata una ricorrenza commerciale da cui arrivano pensierini e lavoretti fatti fatti a mano dai propri figli, per altri è uno dei giorni più angosciosi dell’anno insieme a festività varie e compleanni. In una realtà che tutela a volte troppo la donna nelle separazioni e nei divorzi si è andato a creare un disagio che ogni anno costa a molti uomini ricchezza, affetti, salute e dignità. Il 18 marzo si è svolta a Roma il Daddy’s Pride 2018, iniziativa inaugurata nel 2005. Obiettivo della manifestazione, quello di ricordare che anche i padri hanno diritti sui figli e non solo doveri verso le ex-mogli. Nel 2006 viene approvata la legge sull’affido congiunto, ma questa spesso e volentieri non viene applicata: sulla carta avviene la condivisione, nella realtà i figli rimangono quasi esclusiva della madre. Precisiamo che qui stiamo parlando di persone normali, lavoratori e padri affettuosi, che non hanno nulla a che vedere con passati di violenze domestiche su ex-mogli e prole. Spesso e volentieri è proprio la madre ad agire da “bulla” tutelata dallo Stato. Queste storie passano in sordina. C’è il papà che non vede il proprio figlio da 465 giorni, altri ridotti alla povertà per poter pagare gli assegni alla madre e ai figli (a ciascun figlio quando non siano figli unici). “Nel 2015 le separazioni con figli in affido condiviso sono state circa l’89% di tutte le separazioni con affido. Solo l’8,9% dei figli è affidato esclusivamente alla madre. E’ questo l’unico risultato evidente dell’applicazione della Legge 54/2006 sull’affido condiviso. La quota di separazioni in cui la casa coniugale è assegnata alle mogli aumenta dal 57,4% del 2005 al 60% del 2015 e arriva al 69% per le madri con almeno un figlio minorenne. Si mantiene stabile anche la quota di separazioni con assegno di mantenimento corrisposto dal padre (94% del totale delle separazioni con assegno nel 2015)”. Questo è l’ultimo dato Istat sulle separazioni e gli affidi. A spanne in Italia ci sono circa 6 milioni di padri separati di cui 2 milioni sono costretti alla povertà: calcolando uno stipendio mensile medio dai 1300 ai 2000 euro (per i più “fortunati” che un lavoro ce l’hanno) bisogna detrarre le spese di una nuova abitazione, anche se modesta, e gli alimenti per ex-moglie e prole che possono andare dai 500 ai 1000 euro a cranio. Oltre la povertà, un’altra piaga nasce da questa situazione di sbilanciamento: il tasso di suicidi in aumento tra i padri separati. Schiacciati da una situazione economica e psicologica a lungo andare logorante scelgono di togliersi la vita perchè non sopportano la lontananza dai figli, non vogliono più dormire in macchina o chiedere aiuto alla Caritas e ai genitori. Questi sono in aumento, circa 200 all’anno. Ecco allora la contraddizione in termini dell’affidamento congiunto: molte delle madri (certo non si fa di tutta l’erba un fascio, ci sono anche molte situazioni positive di collaborazione) non contribuiscono al mantenimento ma attingono dall’ex con il ricatto dei figli. Nei casi peggiori, i figli diventano armi della madre verso l’ex-marito anche per futili motivi di ripicca. Ciò è anche in contrasto con la crescente volontà (più che legittima) di emancipazione femminile e di parità di genere. Per la serie se si vogliono i diritti si devono sostenere anche i doveri.
Le testimonianze sono molteplici e lasciano l’amaro in bocca. Carlo (nome di fantasia) è un operaio sulla quarantina. Tutti lo conoscono come un brav’uomo che coltiva i suoi interessi sportivi nel tempo libero dalla fabbrica portandosi dietro le nipotine come fossero figlie sue. Conosce qualche anno fa una ragazza (che chiameremo Lidia) sul posto di lavoro e si lega a lei con un matrimonio e due figli. Passano alcuni anni e tutto sembra procedere con le gioie e le problematiche di ogni famiglia italiana. Un giorno tornando a casa dal lavoro, Carlo non trova la moglie che nemmeno risponde al telefono. Non dando peso alla cosa va a scuola a prendere i figli di 4 e 6 anni. Non vedendoli uscire chiede spiegazione alle insegnati che stizzite gli comunicano che la madre ha ritirato i figli dall’istituto. Alla fine Lidia aveva portato i bambini dalla madre e in quella stessa settimana mandato a Carlo la lettera dell’avvocato per la separazione. Viene accusato di essere violento verso di lei e i due figli (ecco il motivo della stizza delle insegnanti di scuola) e in più occasioni i Carabinieri notificano denunce da parte di Lidia. Essendo conosciuto nella zona come una persona in regola, dopo alcune indagini si scopre il tentativo di calunnia. Carlo va avanti per l’amore dei suoi figli e sopporta. Ottiene l’affidamento congiunto, ma le spese legali sono enormi così come gli alimenti, alla fine è costretto a chiedere aiuto alla sua famiglia. Dopo un anno di provocazioni da parte della madre che voleva ottenere l’affido esclusivo e il continuo braccio di ferro tra gli avvocati delle due parti, la situazione sembra essersi tranquillizzata. I turni vengono rispettati e i due bambini iniziano ad abituarsi alla situazione. L’ex-moglie inizia ad uscire con altri uomini e dopo essersi leccato le ferite anche Carlo decide di aprirsi ad un’altra donna. Dopo una gita organizzata da Carlo per far conoscere i bambini e la nuova compagna il mondo crolla di nuovo. Lidia, venuta a sapere di ciò, inizia a “rilevare problemi di salute mentale” nei bambini e decide di farli ricoverar nel reparto psichiatrico dell’ospedale, ovviamente senza dirlo a Carlo che lo verrà a sapere dagli assistenti sociali che o convocheranno per un colloquio. Assistenti sociali e psichiatri infantili ritrovano nei due bambini una forma di plagio perpetrata giorno dopo giorno dalla madre per allontanarli dal padre. Carlo allora fa di tutto per proteggere i suoi bambini chiedendo a giudice e forze dell’ordine l’affido dei bambini e sentendosi rispondere dagli agenti “Se non vogliono venire ci sarà un motivo, no?”. Nonostante le prove cliniche certificate e confermate dagli assistenti sociali, i bambini rimangono alla madre, poiché a causa di qualche giro giudiziario lei, per la sua figura, è tutelata. Ormai sono anni che Carlo paga gli alimenti vedendo sporadicamente i suoi figli (e sempre accompagnato da un assistente sociale o un famigliare) a causa delle continue ripercussioni della ex e della lentissima e di facile inceppamento macchina giudiziaria italiana.