Quando il centro d’accoglienza di tinge di rosa

22 Marzo 2018 0 Di il cosmo

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Il Centro d’Accoglienza Straordinario di Besnate si tinge di rosa, di un rosa che brilla di tutti i ricordi d’amore che i 23 ospiti conservano gelosamente dentro di loro. Dall’idea della coordinatrice e i suoi operatori, nasce il Progetto DONNA E’…, un percorso molto ampio che vuole portare la figura femminile al centro delle riflessioni oltre a fornire informazioni storiche circa l’emancipazione della donna in Italia e sensibilizzarli sul tema.
In un momento in cui sempre più spesso si parla di FEMMINICIDIO e proprio quando il binomio extracomunitario – violenza sembra essere perfetto, è stato doveroso fare un passo indietro per conoscere chi c’è, dietro l’oscura immagine di un ragazzo di colore venuto da lontano in cerca di fortuna.
Il progetto si è aperto lasciando gli ospiti del CAS liberi di esprimersi sull’argomento, senza
condizionarli in alcun modo, in nome di uno scambio culturale ottimale.
Seppur timidamente, con le loro testimonianze i ragazzi hanno regalato un’immagine del loro Paese malinconica ma rigogliosa di donne forti. E’ infatti emerso che tutti gli ospiti africani provengono da Paesi (Nigeria, Burkina Faso, Senegal, Costa d’Avorio, Gambia, Mali) in cui la donna, figura cui si deve grande rispetto, può lavorare. La religione educa questi Paesi e ne condiziona fortemente le vite.
Hanno preferito sorvolare sul fatto che la discriminazione della donna sull’uomo c’è ed è ormai una verità inconfutabile. In genere le donne lavorano più dell’uomo e coloro che vengono pagate ricevono un salario ben più basso di quello degli uomini a parità di mansione.
Tuttavia gli ospiti hanno preferito parlare di donne forti, madri insuperabili e lavoratrici energiche: loro hanno scelto di portarsi dietro queste immagini come unico bagaglio verso la loro nuova vita. Certo, il riflessivo Ebrima (Gambia), che riconosce nelle donne “the backbone of our world” (la spina dorsale del nostro mondo), ha anche asserito che tra i gravi problemi che la affliggono c’è di certo l’analfabetizzazione (che non permette loro di raggiungere una certa sicurezza in se stesse e nella loro dignità), oltre alla gestione della poligamia (che spesso si traduce nell’abbandono della moglie precedente da parte dell’uomo che continua a sposarsi nuove volte) e i matrimoni interreligiosi, tra cattolici e musulmani.
Era timido e nostalgico Oshaon, che parlando della donna “nice, good,…” (bella, buona,…) si è poi lasciato andare al racconto struggente dei maltrattamenti che sua sorella (e tante come lei) era solita subire per via di suo marito avvezzo all’abuso di alcool.
Dal Bangladesh di Iqbal e MD Oley proviene un’immagine un po’ più modesta della donna,
generalmente non lavoratrice e dedica soprattutto alla casa, con poche occasioni di uscita.
Il risultato di un brainstorming sull’argomento è confluito in un cartellone che, affisso sulla parete della loro sala comune, diviene l’emblema di questo percorso che culminerà con l’incontro tra i richiedenti Asilo e un’Associazione che si occupa di violenza sulle donne.
Tempere alla mano (nel vero senso della parola) e tanta gioia di liberare la creatività per rendere omaggio alla donna con un’impronta, una simbolica mimosa o una frase in lingua madre. Gli ospiti del CAS di Besnate, gestito dalla Cooperativa Versoprobo, urlano NO alla violenza sulla donna, quella donna che è RADICE, che è PROUD (fiera), deve essere INDEPENDANTE (indipendente), MAMA e inevitabilmente…AMORE.
Tutto sommato quei 23 ragazzi non sono molto diversi dai ragazzi che a Besnate ci sono nati.
L’emozionatissimo Jaques si fa portavoce di un messaggio universalmente condiviso: “TOUTES LES FEMMES SONT NOS MAMAS” (Tutte le donne sono nostre madri).
Il progetto DONNA E’…insegna che oggi più che mai bisogna saper andare oltre il pregiudizio.
Lo staff di Versoprobo ci prova.