Carceri italiane, Antigone: “Le nostre proposte, una battaglia. Non è legge salva-ladri”

Le carceri italiane? Di nuovo sovraffollate. A dirlo è Susanna Marietti, dell’Associazione Antigone che si occupa delle condizioni dei detenuti dalla fine degli anni ‘80.
Quello di Marietti è un lungo excursus sulla situazione carceraria, tra decreti, emergenza e condizioni che hanno portato la Corte europea dei diritti dell’uomo a condannare già due volte l’Italia: “Dobbiamo necessariamente partire da gennaio del 2010, quando ci fu la dichiarazione dello stato di emergenza delle carceri italiane. Noi facemmo una rilevazione un po’ più tardi, scoprendo che il sovraffollamento era pari al 175 per cento”.
Celle sature, condizioni di vita dei detenuti difficili. Nel 2009, in realtà, c’era già stata la prima condanna da parte della Corte, la cosiddetta sentenza Suleymanovic, in seguito al ricorso di un detenuto di Rebibbia: “L’Italia viene considerata colpevole di aver violato l’articolo 3 per la salvaguardia dei diritti umani. Un reato gravissimo”. Una decisione, quella di Strasburgo, che dà il ‘la’ a una vera e propria pioggia di ricorsi, circa 4 mila, da parte dei carcerati, sostenuti dall’associazione Antigone e dai Radicali.
Nel 2013 arriva la condanna da parte della Corte europea dei diritti dell’uomo, con la sentenza Torreggiani. Il nostro Paese aveva tenuto in carcere, in condizioni disumane sette ricorrenti, a Busto Arsizio e a Piacenza. Detenuti imprigionati in celle con meno di 4 metri per uno a disposizione. Si tratta di una sentenza pilota, pilot judgement, ossia si evita all’Italia di dover pagare per tutti i ricorsi (circa 4 mila), sospendendo per un anno gli altri provvedimenti e chiedendo al nostro Paese di sistemare la situazione, nel frattempo.
“Il sovraffollamento delle carceri italiane è purtroppo strutturale. Sono state fatte, effettivamente, delle riforme dopo la condanna della Corte. E noi, ancora oggi, godiamo dei benefici di quella riforma. In particolare, due decreti legge per modificare l’uso esagerato della custodia cautelare e per allargare l’accesso alle misure alternative alla detenzione”.
Non solo: “Arrivano più strumenti di garanzia. Con la violazione dell’articolo 3, il detenuto ha diritto a un giorno di libertà ogni dieci giorni di violazione. Oppure ha diritto a un risarcimento economico, se è già in libertà, sempre a seconda dei giorni di violazione dell’articolo 3”. Infine, viene creata la figura del Garante dei diritti delle persone detenute o private della libertà (23 dicembre del 2013).
Purtroppo, segnala Marietti, i numeri sono di nuovo aumentati negli ultimi anni: “Da inizio 2016, per la precisione. Oggi siamo di nuovo in presenza di sovraffollamento. Si discute in Parlamento di una riforma degli organi penitenziari, ma con il vuoto governativo ora la questione è ferma. Noi vorremmo portarla a casa, anche se in forma ridotta rispetto alla proposta originaria”.
Il sovraffollamento potrebbe essere stato causato anche dall’emergenza migranti? “Direi di no. E’ da tanto tempo che la percentuale di stranieri detenuti è di un terzo. C’è un sistema di criminalizzazione dell’immigrato, questo sicuramente”.
Qual è in definitiva la qualità delle carceri italiane? “Molto dipende da chi è il direttore, che è un vero e proprio manager perché il carcere ormai è come un’azienda. Lui decide sui metodi, sul lavoro, prende contatti con le aziende e le istituzioni del territorio. Non mi va però di fare una classifica su quale sia la prigione migliore e quale la peggiore”. L’Associazione Antigone, però, intanto continua a ribadire che “la nuova riforma carceraria è il nostro cavallo di battaglia. E non è una riforma salva-ladri, come si cerca di far passare”.
Inoltre, prima delle elezioni, ai candidati la stessa Associazione ha presentato un documento, basato su cinque punti, tutti realizzabili: “Legalizzazione della cannabis, abrogazione del reato di immigrazione clandestina, numero identificativo per gli operatori di polizia penitenziaria, isolamento giudiziario con termine prestabilito, riforma delle pene accessorie, con interdizione dai pubblici uffici che abbia termine quando finisce anche la detenzione”.

di Alessandro Pignatelli

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