Attraverso gli occhi di un chirurgo di guerra

Nel 2003, spinto da Carlo Feltrinelli, Gino Strada, chirurgo di guerra e fondatore di Emergency, ritrova alcuni suoi ricordi degli anni ‘90, condividendoli con il lettori sperando: “Che si rafforzi la convinzione, in coloro che decideranno di leggere queste pagine, che le guerre, tutte le guerre sono un orrore. E che non ci si può voltare dall’altra parte, per non vedere le facce di quanti soffrono in silenzio”. La prefazione è di Moni Ovadia, attore teatrale, drammaturgo, scrittore, compositore e cantante italiano. Della sua personale descrizione del libro che si va a leggere, mi ha colpito una frase in cui ricorda Gino Strada: “Noi tutti discendiamo da un solo uomo perché nessuno possa dire il mio progenitore è migliore del tuo” e in cui ricorda il lavoro da chirurgo di guerra: “I tempi delle palingenesi rivoluzionarie assolute e totalizzanti sono finiti, ma ci sono luoghi di rivoluzione nei posti più impensati: uno di questi luoghi è sicuramente il bisturi di Gino Strada”.
Le mine antiuomo sono un ordigno esplosivo che viene posizionato sul terreno o sottoterra, dotato di una carica esplosiva e che viene azionato dalla pressione di un veicolo o ad esempio di un piede. Le mine antiuomo possono causare vittime civili e continuare a danneggiare la popolazione locale anche molto tempo dopo la fine di un conflitto. Secondo le fonti che vanno contro l’impiego di questo tipo di ordigno, oltre 35000 persone in Cambogia hanno sofferto di mutilazione o sono decedute a causa delle mine antiuomo molto tempo dopo la fine della Seconda Guerra d’Indocina e molte altre vittime ci sono state anche in Mozambico, Afghanistan, Angola, Cecenia, Kurdistan iracheno e ex-Iugoslavia. La rimozione delle mine terrestri è un’attività pericolosa, costosa e richiede tempi molto lunghi, e un terreno minato può risultare non percorribile e quindi non coltivabile o in generale non utilizzabile per decenni, specialmente nei paesi poveri che non hanno i mezzi per portare a termine lo sminamento. Oggi la maggior parte delle nazioni del mondo ha ufficialmente acconsentito a mettere al bando le mine antiuomo. Emergency si è impegnata per anni a far si che l’Italia mettesse al bando queste armi. Il 22 Ottobre 1997 il governo italiano ha approvato l legge n.374 che impedisce la produzione e il commercio delle mine antiuomo. Ma 110 milioni di ordigni inesplosi e disseminati in 67 paesi continueranno a ferire, mutilare, uccidere. Il record del maggior numero di mine inesplose stimate appartiene ad Iraq e Afghanistan. Come dicevo in precedenza, Gino Strada, spinto da Feltrinelli, ci porta in giro per il suo mondo, attraverso una serie di ricordi piccoli e grandi dei suoi viaggi, ci porta a capire parte della bellezza e della difficoltà del suo lavoro da chirurgo, delle sue conoscenze, tra colleghi e pazienti operati e a volte ritrovati anni dopo, e della sua famiglia, della sua lontananza dalla sua amata figlia Cecilia e da sua moglie Teresa. Ricordi di attimi passati tra la gioia, il terrore, la speranza e la sconfitta, senza mai perdere quel punto di vista umano di solidarietà che lo ha portato a curare migliaia di vittime di guerra in giro per il Mondo.
Ricordi come quello tra il confine Iran – Iraq nel 1991, in uno dei più orrendi teatri di guerra, il Kurdistan che non sta negli atlanti di geografia e occupa poche righe nei libri di storia. I Curdi, o per meglio dire iracheni di origine curda, hanno sempre abitato queste montagne da millenni, parlano una loro lingua, indossano i loro costumi colorati, danzano con le loro musiche tenendosi per mano e girando in cerchio, dovevano essere solo spettatori della guerra Iran – Iraq, invece finirono deportati o costretti a scappare e a rifugiarsi tra le montagne, o come appunto nel 1991, organizzarono una resistenza armata che fece costringere gli uomini di Saddam Hussein ad andarsene, ma Saddam alludendo ai milioni di mine antiuomo disseminate nella regione, sulle colline e nei campi, vicino alle sorgenti di acqua e ai cimiteri, nelle case, disse : “Ci siamo spostati, ma il nostro esercito è ancora lì”.
Ricordi come quelli di Jalal, Asad e Mohammed a Coma sempre in Iraq e sempre vittime di mine anti-uomo. Ricordi come a Quetta in Pakistan nell’ospedale da campo con la sua Pink Ward, e di un ragazzino, quasi morto suicida perché non sopportava l’essere diventato cieco, a causa di una mina, e d’esser stato abbandonato lì a guarire senza avergli dato spiegazioni. Ricordi come quelle dell’apertura dell’ospedale a Kigali in Ruanda tra Hutu e Tutsi, tra burocrazie e povertà, assenza di elettricità e acqua. Ricordi come quelli delle mine giocattolo. E’ a Quetta che coniarono il termine pappagalli verdi e sottolinea l’assurdità e l’atrocità del genere umano: “Dieci centimetri in tutto, due ali con al centro un piccolo cilindro. Sembra una farfalla più che un pappagallo”, “per i contadini di qui i pappagalli simboleggiano la violenza dei militari, hanno lo stesso colore della loro uniforme. Arrivano, si prendono il raccolto, spesso uccidono, e se ne vanno via”.
Ricordi di momenti di sconforto: “Chirurgo di guerra? E che vuol dire? “, “Si, va bene, c’è bisogno. Ma tu perché lo fai?”. Gli si domanda e Gino Strada risponde: “Nessuna liturgia né retorica, niente significati trascendenti e universali… Questo deve restare un mestiere, anzi deve cominiciare, finalmente, a diventare un mestiere, una professione. Il chirurgo di guerra come il pompiere, il vigile, il fornaio.“. Ricordi e ancora ricordi, che si succedono tra Iraq, Afghanistan, Ruanda e la bellissima Alphonsine, ricordi della martoriata Addis Abeba in Etiopia, dell’Angola.
Ricordi che ti lasciano sorpreso, che turbano. Decine di aneddoti scritti con semplicità nello spazio di poche pagine. Sei senza parole nel leggere l’atrocità che lo circonda, che ci circonda; la follia e l’insensatezza di distruggere l’altro, di non solo vincerlo, ma abbatterlo, annientarlo, usando armi come le mine antiuomo o peggio le mine giocattolo. Un libro da comprare, tenere e rileggere. Per riaprirci i nostri occhi.

di Antonio Del Gaudio

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