Diario di bordo: Parigi pt1

È la prima volta che volo da sola, ma sono abbastanza tranquilla. Forse, a farmi stare tranquilla, sono i cinquanta litri di tisana alla valeriana che ho appena bevuto. Sto andando a Parigi, dove mi aspettano Giulia e Mattia, due ex compagni dell’università. Atterrata all’aeroporto di Orly, nonostante io abbia lo stesso senso dell’orientamento di un sasso, riesco comunque a prendere un autobus e ad arrivare in città. Dobbiamo trovarci alla fermata della Metro Odéon, la più vicina al nostro albergo. Mentre raggiungo Parigi osservo la mappa della città che ho acquistato insieme al biglietto del bus: i venti arrondissement (circondari) che dividono la città sono come gli anelli di un tronco di un albero e raccontano la storia della capitale, le cui cerchie murarie sono state ampliate col passare degli anni. Giunta ad Odéon abbraccio i miei amici e insieme ci rechiamo in hotel per il check-in, dove ci comunicano che la nostra stanza si trova al centotrentacinquesimo piano. L’idea non ci spaventa, gli ascensori sono stati inventati apposta. Peccato che, al posto dell’ascensore, ad aspettarci ci sia un loculo di venti centimetri, nel quale dopo numerose spinte non entra nemmeno la valigia. Ci rassegniamo e cominciamo ad arrampicarci su delle scale così ripide che scalare il K2 ci pare quasi una bagattella. A differenza dell’ascensore la stanza è confortevole; appoggiamo i bagagli ed iniziamo il nostro giro della città. Non vogliamo perdere tempo, perciò ci rechiamo subito a Montmartre, celebre non soltanto per essere il punto più alto di Parigi, ma anche per essere stato il regno dell’arte durante la Belle Époque. Questa collina dal fascino bohémien, costellata da artisti e dai loro dipinti, è dominata dalla Basilica del Sacro Cuore, un edificio in stile romano-bizantino dalle candide cupole. Io e Giulia ci incantiamo dinnanzi a cotanto splendore, mentre il mio amico Mattia, il cui piede viene schiacciato dalla ruota di un taxi, si dispera dinnanzi a cotanto dolore; fortunatamente non c’è nulla di rotto e possiamo proseguire. Mangiamo, facciamo una breve passeggiata nei dintorni dell’albergo e affrontiamo nuovamente la scalata per andare a dormire. Il mattino successivo a darci la carica è una deliziosa colazione a base di burro, servita da un cinese che ci dice “bonjul”.
Iniziamo la giornata visitando la Cattedrale di Nôtre-Dame, eretta nel cuore di Parigi, sull’Île de la Cité (una delle isole della Senna, collegata tramite nove ponti a entrambe le rive del fiume). Maestosa, gotica e suggestiva: questa cattedrale e le sue navate ci lasciano senza fiato.
Proseguiamo la visita della città percorrendo a piedi i lunghissimi Jardins de Tuileries, per poi rintanarci, infreddoliti, nel Museo dell’Orangerie. Qui, insieme ad altre opere celebri, sono esposte Le ninfee di Monet. A colpirmi maggiormente sono gli artisti armati di tela, colori e cavalletto che trascorrono le giornate in questo luogo, dipingendo copie dal vero dei quadri più noti. Usciamo e ci infiliamo in una delle numerose brasseries; vogliamo assaggiare il Croque Monsieur, un gustoso sandwich dalle origini francesi. Sazi e felici giungiamo al Trocadéro, un’area monumentale che offre una vista spettacolare della Tour Eiffel, situata sull’altro lato della Senna. Prima di cena visitiamo Quartiere Latino, giovane e vivace, dove sorgono università (tra cui la Sorbona) e locali di ogni genere.
Anche questa giornata volge al termine: dopo una bevuta in compagnia di un amico parigino, torniamo in hotel e ci addormentiamo all’istante.
Il terzo giorno, di cui abbiamo a disposizione solo la mattinata, decidiamo di passeggiare lungo l’avenue des Champs-Élysées, una delle strade più famose al mondo. All’inizio del viale si trova l’Arco di Trionfo, fatto costruire da Napoleone Bonaparte per celebrare la vittoria nella battaglia di Austerlitz. In cima al momento c’è una terrazza panoramica, che raggiungiamo gratuitamente (In Francia moltissimi musei e monumenti sono gratuiti per i cittadini europei minori di 26 anni). Dopo 284 gradini (iniziamo a non tollerare più le scale) ammiriamo finalmente i dodici viali che si allargano a stella attorno alla piazza sottostante. Prima di tornare a casa vogliamo assolutamente fare una sosta alla Shakespeare and Company, una libreria storica che, per anni crocevia di scrittori e poeti, oggi si presenta come un vero e proprio museo di libri, nuovi ed usati, dove rifugiarsi a leggere, circondati da un’atmosfera retrò. Così, oltre ai magnifici ricordi di questo viaggio, a casa porto anche qualche libro.
Come tutte le cose belle anche questo week-end finisce in un batter di ciglia e dobbiamo già salutarci. Prima di separarci ci promettiamo di vederci presto, ma soprattutto ci promettiamo che in futuro, prima di prenotare una stanza, verificheremo che in quell’albergo ci sia l’ascensore.

 

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