Il “caso” Sarkozy che fa tornare a parlare di Libia anche in Italia

Il “caso” Sarkozy che fa tornare a parlare di Libia anche in Italia

29 marzo 2018 0 Di il cosmo

Sarkozy, uomo simpatico e vivace, è stato presidente della repubblica francese dal 2007 al 2012.
Repubblicano, sposato in terze nozze con la modella nostrana Carla Bruni e padre di 4 figli, è tornato alla ribalta in questi giorni per uno scandalo legato ai finanziamenti della sua campagna elettorale del 2007. Infatti, pare che il futuro vincitore abbia avuto contatti con il Generale Gheddafi il quale ha generosamente versato 6,5 Milioni di euro per la campagna elettorale del Repubblicano Francese.
La procura ha trattenuto Sarkozy per diverse ore per chiarire anche altri aspetti poco chiari legati ai rapporti che l’allora presidente ha tenuto con il generale e soprattutto per il ruolo che ha avuto nella guerra che ha portato alla sua deposizione. Ora, non scopriamo oggi gli interessi non solo economici che esistono tra il Paese dei nostri cugini d’oltralpe e i paesi africani, ma questo ci deve portare a riflettere su quello che accade intorno a noi nella nostra società. Non possiamo scandalizzarci sempre a posteriori per le presunte malefatte e gli interessi di chi ci governa. Per questo motivo vorrei focalizzarmi sui rapporti che esistono oggi tra l’Italia e il non riconosciuto stato libico, meglio identificato come “Governo di Riconciliazione Nazionale dello Stato Libico”. Forse solo pochissimi italiani sanno che il presidente Gentiloni ha firmato un accordo Bilaterale il 2 febbraio 2017, da loro chiamato “Memorandum d’Intesa”, con l’autonominato capo dello stato libico Sig. Fayez Mustafa Serray per finanziare l’esercito e la guardia costiera libica per rafforzare le frontiere, contrastare e combattere l’immigrazione. Questi aiuti consistono in milioni di euro, 28 motovedette, addestramento e preparazioni delle milizie. Cosa più importante di tutte per la costruzione e il mantenimento dei campi di “accoglienza temporanei in Libia ”, definiti simili ai lager persino da un rappresentante inviato dalla Cancelliera tedesca Angela Merkel alcuni mesi fa, in cui vengono rinchiusi, torturati e schiavizzati i ragazzi di origine Sud Sahariana che tentano il viaggio verso l’Europa. Secondo l’accordo l’Italia deve avere la sicurezza che questi ragazzi non raggiungano le nostre coste; come se non bastasse la Libia non è tra i paesi che hanno sottoscritto la “Convenzione di Ginevra”. C’è quindi realmente da festeggiare sui risultati raggiunti grazie all’accordo ovvero 62 mila richiedenti asilo e protezione internazionale in meno rispetto allo scorso anno (il riferimento è tra il 2016 e il 2017) e quasi l’80% in meno degli arrivi nel primo trimestre del 2018 rispetto al 2017? (dati ministero dell’interno aggiornati al 26 di marzo). Ai posteri l’ardua sentenza, stiamo davvero scrivendo un nuovo capitolo sul libro della “Banalità del Male”.

di Islao Patriarca