Migrazioni, il dramma dei minori non accompagnati: oltre 25mila solo nel 2016

Migrazioni, il dramma dei minori non accompagnati: oltre 25mila solo nel 2016

29 Marzo 2018 0 Di il cosmo

Uno dei temi più sensibili della problematica delle migrazioni è quello dei minori stranieri non accompagnati.(MSNA). L’ultimo Dossier Immigrazione (autunno 2017) rileva che nel 2016 in Italia sono arrivati 25.846 MSNA, quasi raddoppiati rispetto ai 13.026 del 2014. Colpisce inoltre il divario crescente tra minori che approdano dal mare e chiedono asilo al seguito di qualche familiare e minori che arrivano soli. In Italia nel 2014 le due componenti si equivalevano, poiché i minori accompagnati erano 13.096, quindi all’incirca pari ai MSNA. In due anni i due gruppi hanno conosciuto andamenti opposti, cosicché nel 2016 i MSNA hanno raggiunto un volume dieci volte superiore a quello dei minori che hanno seguito i familiari nell’attraversamento del Mediterraneo (2.377).
Come per altri fenomeni migratori, anche nel caso dei MSNA fioriscono credenze e luoghi comuni, perlopiù drammatizzanti. La prima è che si tratti di “bambini”. In realtà, si tratta quasi sempre di maschi adolescenti, intorno ai 16-17 anni. Solo il 7,6% ha meno di 15 anni. I giovani che arrivano sulle nostre coste dal punto di vista delle famiglie e dei paesi di origine sono per certi aspetti ancora soggetti alla famiglia e all’autorità degli anziani, ma per altri aspetti sono già investiti di responsabilità adulte, come quella di contribuire al benessere della famiglia.
Una seconda credenza diffusa è che si tratti di poveri orfani o di minori abbandonati. Questo in realtà si verifica raramente, per una ragione simile a quella che frena gli spostamenti sulle lunghe distanze delle popolazioni più povere: occorrono risorse significative per partire. Di solito i MSNA provengono in realtà da famiglie dotate di qualche possibilità, che investono su di loro anche comprando i servigi di mediatori e trasportatori, pur di proiettare i figli verso un destino che sperano migliore in Europa. E’ vero invece che l’affidamento di minori a persone spesso sconosciute, che non hanno certo la preoccupazione di proteggerli, è fonte di rischi di vario tipo.. Le famiglie decidono di esporre i figli a questi rischi, ma non è vero che li abbiano abbandonati: anzi, a modo loro agiscono a fin di bene, si fanno carico del loro futuro, anche se all’interno di strategie che puntano a migliorare il benessere dell’unità familiare nel suo complesso.
Una terza credenza molto popolare e inquietante è che molti di loro, dopo essere stati accolti dai servizi sociali e ospitati in comunità per minori, “scompaiano nel nulla”, finendo vittime di biechi sfruttatori, reti criminali, trafficanti di organi e altro ancora. E’ vero che si tratta di soggetti vulnerabili, in genere inesperti e disorientati rispetto a un mondo che non conoscono. Per di più, sono gravati da una forte pressione a guadagnare denaro per spedirlo alle famiglie. Non si possono quindi escludere tristi vicende, come la caduta in giri di prostituzione. Mai provato invece l’espianto di organi a fini di traffico, che richiede competenze e strutture sanitarie complesse. La maggior parte dei MSNA che scompaiono da centri di accoglienza e comunità in Italia (nel 2016 il 27,4%, in calo peraltro rispetto agli scorsi anni) semplicemente proseguono il viaggio verso altri paesi europei per raggiungere i parenti che già vi risiedono, oppure per chiedere la protezione dei governi e dei loro servizi social
In conclusione, occorre rilevare che la crescita del fenomeno dei MSNA è soprattutto un effetto paradossale delle nostre politiche migratorie. I governi dei paesi sviluppati respingono i padri in cerca di lavoro, classificati sotto l’etichetta oggi screditata di “migranti economici”. Ma se si attengono ai propri principi liberali, sanciti da costituzioni e convenzioni internazionali, non possono ricacciare i figli minorenni che arrivano soli e richiedono protezione.

di Maurizio Ambrosini