Acbs No al Bullismo: il bullo si combatte isolandolo

Acbs No al Bullismo: il bullo si combatte isolandolo

5 aprile 2018 0 Di il cosmo

C’è chi dice no al bullismo. E non lo fa solo a parole, ma anche andando nelle scuole a parlarne. E’ l’associazione nazionale Acbs No al Bullismo. Che lancia subito quella che potrebbe apparire come una provocazione e invece è realtà: “Oggi le scuole sono molto sensibili all’argomento, ci sono addirittura docenti che ne parlano nelle ore di lezione. Del resto, la legge del maggio scorso le ha trasformato le istituzioni scolastiche in autentici perni dell’anti-bullismo. Solo che, in questo modo, le famiglie si sentono meno in colpa. O meglio: se ne lavano proprio le mani”.
Il presidente dell’Associazione, Vincenzo Vetere, parla senza peli sulla lingua: “Oggi le famiglie non collaborano per niente. E invece ci vorrebbe collaborazione tra scuola e famiglia. Se l’insegnante convoca un genitore e dice che il figlio ha fatto atti di bullismo, non lo accetta perché non è bello avere un figlio bullo”. Le giustificazioni servono come alibi per il ragazzino bulletto, troppe volte ci sono carezze invece che ramanzine. E regali, tanti regali inopportuni.
“L’età in cui si regala il primo smartphone si è notevolmente abbassata. Oggi è il regalo principe della prima comunione, che significa quarta elementare. E i bambini poi non utilizzano il telefono per sms o telefonate ai genitori. Ci sono ragazzini di 9-10 anni iscritti ai social. Ragazzini che non sanno come usare bene Facebook, con tutti i rischi connessi. Gli stessi mamma e papà non conoscono l’uso che i loro figli fanno dei social e dello smartphone. Tante app, pochissima conoscenza dell’argomento”.
Internet, dunque. Che significa una forma di bullismo dilagante, il cyber-bullismo. “Eppure la frase che più si sente dai genitori è: mio figlio ha passato tutto il pomeriggio tranquillo in camera sua con il telefono. Senza sapere cosa si nasconde dietro questa affermazione, o cosa si può nascondere”. Sì, perché spesso, dice Vetere, le stesse vittime dei bulli si vendicano sui social dei loro carnefici, magari aprendo profili falsi su facebook; anche una semplice foto può far perdere letteralmente la reputazione a una persona, se postata online”.
Va da sé che anche l’età media in cui si comincia a essere bulli è diminuita: “Si inizia nei primi anni delle elementari, e noi abbiamo avuto un paio di casi pure alle materne. Alle medie poi c’è il boom. In realtà, io vengo contattato pure da 50 e 60enni che mi raccontano di essere stati bullizzati durante la scuola”. Acbs No al bullismo ascolta e agisce. E consiglia: “Le vittime non si devono tenere tutto dentro, è sbagliato. Devono parlare con la persona di cui si fidano maggiormente. Non necessariamente un familiare o l’insegnante, ma anche l’amico o l’amica”.
E i bulli? “Fare del male per divertimento non è divertimento. Io dico sempre di guardare bene il viso della persona presa di mira: Se ride, significa che ha capito la battuta, che è entrato nello scherzo tranquillamente. Se non ride, però, significa che non è pronto, che non accetta lo scherzo. Che, quindi, si può trasformare da innocente burla in atto di bullismo verbale”.
Il messaggio principale, però, non è per vittime o carnefici, ma per chi sta intorno a queste due figure: “Gli spettatori. Coloro che non intervengono, che ridono o assistono all’atto di bullismo. Il bullo ha spesso più problemi della vittima e se restasse isolato, non commetterebbe più atti di prepotenza. E’ sostenuto dal pubblico”.