Andrea, attore in teatro: “Fondamentale studiare”

Nome? Andrea Salierno.

Età? Quasi 27.

Professione? Attore.

Cosa vuol dire essere attore oggi?
Essere attori oggi significa, per me, lavorare su se stessi.
Una cosa molto importante è lo studio e la formazione, avere tanta umiltà e seguire una vita sana e disciplinata.
Questo è un mestiere duro ed è un cammino che si deve affrontare da soli; bisogna fare costantemente dei sacrifici se si vuol raggiungere obiettivi sempre più grandi ed importanti. Per me è il mestiere più bello del mondo perché ti permette di metterti in gioco costantemente, ogni giorno e se si vuol trasmettere qualcosa, bisogna donare il proprio cuore quando si va in scena.
Il Teatro è la casa dell’attore e questo mestiere bisogna amarlo dal profondo, essere sempre alla ricerca di se stessi e vivere “il qui ed ora”. Come diceva il grande Eduardo De Filippo, “gli esami non finiscono mai”, perciò bisogna inseguire i propri sogni e proteggerli sempre, lavorare sodo ma, soprattutto, amare questo mestiere.

Quando hai capito che volevi fare l’attore?
Ho capito subito fin da piccolo che la mia strada era quella della recitazione. Lo ricordo con tanto affetto e nostalgia, era l’ultimo anno delle scuole elementari e la maestra volle mettere in scena “ Il piccolo Principe”. Mi diede la parte dell’ubriacone e mentre facevamo le “prove”, il mio compagno che faceva il ruolo del piccolo Principe non ricordava le battute, invece io si. Allora la maestra, vedendo questa cosa, e vedendo la difficoltà del mio compagno a memorizzare, diede la parte del protagonista a me: realizzai in quel momento che nella mia vita avrei voluto fare l’attore, anche perché un altro momento in cui capii che questa era la mia strada, fu quando vidi in tv i Goonies. Volevo essere come quei bambini e sognavo e fantasticavo e desideravo fortemente questo.

Raccontaci del tuo percorso di studi.
Ho iniziato tutto un po’per gioco, ma ho cominciato a studiare recitazione alle medie, partecipando a Centri ricreativi estivi dove l’insegnante e attore Sacha Oliviero teneva laboratori teatrali per adolescenti.
Crescendo, mi sono avvicinato sempre più alla recitazione e dopo le scuole superiori entrai nella scuola di Teatro Grock a Milano.
Una delle scuole di teatro più importanti nel settore teatrale che mi hanno fatto crescere non solo artisticamente, ma soprattutto come uomo. Devo molto alla mia formazione all’insegnante Gaddo Bagnoli, maestro di recitazione presso la scuola quelli di Grock, dove é anche direttore artistico della scuola di Teatro Scimmie Nude. Per tutto il mio percorso formativo di 4 anni, ho avuto sempre la fortuna di lavorare con persone e insegnanti eccellenti che mi hanno trasmesso ogni giorno l’amore e la dedizione meticolosa, ma soprattutto la professionalità, il rispetto e la serietà di questo lavoro. Con il Maestro e regista Gaddo Bagnoli ho potuto seguire dopo il percorso scolastico, seminari sulla Biomeccanica teatrale, con l’attrice Claudia Franceschetti e Gaddo Bagnoli sul lavoro “Il monologo dell’attore”.
Non smetterò mai di aggiornare il mio percorso di studi, anche perché nella vita bisogna sempre studiare e portare avanti la propria formazione e ricerca.

Quali sono stati i traguardi raggiunti che reputi importanti?
Ho avuto la fortuna tre anni fa di vincere un provino da protagonista per lo spettacolo teatrale che si chiama Rumoroso Silenzio, nel ruolo di Ferdinando Radin, per la compagnia teatrale TNB (Teatro Nuovo Bergamo), lo spettacolo tratta la strage nelle Foibe e abbiamo avuto il debutto il 12 febbraio presso il Teatro Gavazzeni di Seriate dove abbiamo avuto Sold Out, e le date che si sono seguite abbiamo avuto molto successo, sempre pieno. Siamo in tournée Nazionale ormai da tre anni e da un anno e mezzo portiamo questo spettacolo anche per le scuole con matineé.
La regia è di Luca Andreini, giovane regista teatrale. A gennaio 2018, sono stato scelto come attore protagonista per lo spettacolo “Pagliacci il clown triste” nel ruolo di Jep, produzione Ariston, una produzine Americana, con la Regia di Luca Creta e Alessandro Carnevale, messa in scena a Milano al Teatro Frigia dal 24 al 28 febbraio 2018.
Ho sempre avuto anche fortuna per altre due produzioni importanti, dove sono stato scelto come protagonista. L’opera è “La morte del Don Giovanni” di Restand con la Regia Samuele Banella, ruolo da protagonista il Don Giovanni, che vedrà luce questo spettacolo per l’autunno 2018. L’altra produzione importante è il ruolo da protagonista per lo spettacolo “Il Calapranzi” di Harold Pinter con il collega attore Corrado Drago e con la Regia di Gaddo Bagnoli e l’aiuto regia di Alessandra Serra che è la traduttrice Ufficiale di Harold Pinter con cui ha lavorato per oltre 30 anni.
Nel 2014 ho avuto la fortuna di prendere parte nel film On Air – Storia di un successo dello zoo di 105, nel Ruolo co – protagonista, Wender, ambientato nel 1999.

Quali consigli daresti a chi inizia questa professione?
Iniziare presto, lavorare tanto, essere pratici. I giovani attori dovranno entrare nell’ottica che, per almeno dieci anni, saranno obbligati a fare contemporaneamente due lavori, perché non si campa di questo mestiere all’inizio e, soprattutto, convincersi che le scuole di recitazione servono davvero. Il livello degli attori italiani sarebbe più alto se ci fosse una maggiore formazione. Bisogna studiare, formarsi, superare prove di sbarramento, altrimenti ai provini si crolla. Le scuole possono essere dure, ma almeno scremano: nessuno si prende la responsabilità di mandare avanti chi non ha quel “qualcosa” che lo mantenga sul mercato artisticamente sveglio e vivo per anni. Bisogna fare molta pratica, perché la maggior parte delle domande trovano una risposta solo con il tempo e la maturità. Bisogna sempre chiedersi: “Ma io, che cosa racconto? A chi lo racconto?

Quali sono i tuoi progetti futuri?
Attualmente mi sono trasferito a Roma, dato che lavoro anche nel cinema e nel doppiaggio, i miei progetti futuri sono sempre quelli di crescere come attore, ma soprattutto come uomo e mai smettere di studiare e di imparare.
I sogni vanno protetti sempre e coltivati.

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