Anna, per i bulli era la “cicciona’ della scuola

Anna, per i bulli era la “cicciona’ della scuola

5 Aprile 2018 0 Di il cosmo

Quando i bulli iniziano a bersagliarti a 5 anni? Cresci, maturi, ma qualcosa resta. È questa la storia di Anna, 40 anni, di Milano, a cui fin dall’asilo i compagni di classe hanno iniziato a dire che era ‘cicciona’, finendo per farglielo credere. “Ancora oggi mi vedo in un modo che non mi piace”. Altro che bambinate, ragazzate e compagnia: il bullismo penetra anche dentro la corazza delle persone più dure. Figurarsi poi in una ragazza sensibile come dice di essere Anna.
“All’asilo c’era un bambino che mi picchiava, mi insultava e mi faceva i dispetti. Ha smesso quando mia mamma gli ha parlato fuori dalla scuola, promettendogli schiaffi se non mi avesse lasciato in pace”. Alle elementari, però, la situazione peggiora. Anna viene isolata perché “brutta”, “cicciona”. “In seconda, un bambino si era inventato che ero tanto brava a scuola perché, altrimenti, a casa non mi avrebbero dato da mangiare. L’aveva fatto sapere a tutta la classe. Ancora una volta, è stata mamma a intervenire, parlando con la madre di questo bambino. D’accordo anche con l’insegnante, il bullo è stato obbligato a chiedere scusa davanti a tutti e a dire che si era inventato la storia”.
Ma non finisce qui, no. “Nelle recite, ero lo scarto. Ricordo la rappresentazione di Raperonzolo: io ero il cavolo. Così stavo nell’angolo, emarginata”. Non solo i compagni, dunque, ma anche le maestre non facevano molto per far inserire Anna. Non è forse anche questo bullismo? Intanto, la bimba cresce, “sentendomi brutta, grassa. Isolata e senza amichetti”.
Alle scuole medie, la persecuzione pare inseguire Anna: “L’ironia sul mio peso è diventata pesante. Mi hanno dato dei brutti soprannomi. E questa volta non erano solo i compagni di classe a bullizzarmi, ma l’intera scuola”. Un inferno, superato a fatica: “Pure all’oratorio gli sbeffeggiamenti non erano da meno. Passavo la ricreazione, a scuola, chiusa nel bagno delle femmine perché lì, almeno, i compagni maschi non entravano e potevo stare tranquilla. Naturalmente, nessuno mi invitava alle feste”.
Rischia, Anna: “L’anoressia. Mi dicevano che ero grassa, mi vedevo così. E allora ho cominciato una dieta super ferrea. Niente colazione, a cena solo un frutto. Sono effettivamente dimagrita, ma non ho iniziato a piacermi. Poi ho conosciuto una compagna, con cui ho legato, e lei era bulimica. Ho provato anche io a mettermi le dita in gola, ma mi faceva male e ho smesso”.
In terza media, succede forse anche di peggio: “Mi sono sviluppata e i ragazzi hanno iniziato a fare a gara a toccarmi il seno”. Alle superiori, finalmente, la pace tanto cercata: “Mi sono ribellata. Il primo anno, in realtà, mi prendevano ancora in giro perché vestivo spesso di nero e di viola e dicevano che portavo sfortuna. Successivamente, però, ho preso le redini della situazione”. Bullizzata per circa 10 anni, Anna come è diventata da donna? “Ho bassa autostima, non mi piaccio esteticamente, mi vedo e sento perennemente grassa, anche se mangio normalmente. Alle superiori ero arrivata a bere soltanto succhi di frutta in quantità eccessiva e a mangiare insalatina. Ho sviluppato l’ansia, proprio dalle superiori. Sono una persona timida, chiusa, ho paura di tutto, di sbagliare e di essere tacciata di…”.
Il messaggio per chi subisce atti di bullismo è fin troppo scontato. O forse no: “Parlate con i vostri genitori, non vi tenete tutto dentro. Non abbiate paura o vergogna. Fatevi aiutare”. E per i bulli? “A guardare in casa loro, non serve attirare l’attenzione con la violenza. Che arriva dove non arrivano le parole, quando non si ha nulla da dire. Parlo di quella verbale e di quella fisica. Il bullo ha problemi psicologici in casa sua, altrimenti non diventerebbe così”.