Atti persecutori: anche gli uomini possono essere delle vittime

Atti persecutori: anche gli uomini possono essere delle vittime

5 Apr 2018 0 Di il cosmo

La violenza non è a senso unico ma viaggia in doppio senso
Un uomo può subire abusi da una donna? Può essere violentato da questa? Può perdere la dignità a causa del “gentilsesso”? No, non un uomo, ma cinque milioni di uomini ogni anno. La violenza di genere ha due sensi: quella dell’uomo verso la donna e quello della donna verso l’uomo, ma la società ne accetta uno solo. Tipologie diverse di soprusi per definire una violenza inaudita, socialmente inaccettabile poiché stride con “l’ordine naturale” delle cose: un uomo, in quanto tale, non può essere “bullizzato”, violentato, maltrattato da una donna. Convinzione errata. L’omicidio è la pratica meno diffusa dalle donne verso gli uomini, ma molti sono i modi per distruggere una vita: ricatti, umiliazioni continue che snaturano l’essere uomo, distruzione economica, abusi sessuali per dirne alcune.
Nel 2012 una equipe dell’Università di Siena ha effettuato una ricerca su un campione di uomini tra i 18 e i 70 anni. La metodologia è stata la stessa utilizzata dall’Istat nel 2006, per la raccolta dei dati sulla violenza contro le donne. Secondo l’indagine dell’Università di Siena, nel 2011 sarebbero stati oltre 5 milioni gli uomini vittime di violenza femminile configurata in: minaccia di esercitare violenza (63,1%); graffi, morsi, capelli strappati (60,05); lancio di oggetti (51,02); percosse con calci e pugni (58,1%). Molto inferiori (8,4%), a differenza della violenza esercitata sulle donne, gli atti che possono mettere a rischio l’incolumità personale e portare al decesso. Nella voce «altre forme di violenza» (15,7%) compaiono tentativi di folgorazione con la corrente elettrica, investimenti con l’auto, mani schiacciate nelle porte, spinte dalle scale. Come gli uomini anche le donne usano forme di violenza psicologica ed economica se pur con dinamiche diverse: critiche a causa di un impiego poco remunerato (50.8%); denigrazioni a causa della vita modesta consentita alla partner (50,2%); paragoni irridenti con persone che hanno guadagni migliori (38,2%); rifiuto di partecipare economicamente alla gestione familiare (48,2%); critiche per difetti fisici (29,3%). Insulti e umiliazione raggiungono una quota di intervistati del 75,4%; distruzione, danneggiamento di beni, minaccia (47,1%); minaccia di suicidio o di autolesionismo (32,4%), specialmente durante la cessazione della convivenza e in presenza di figli, spesso utilizzati in modo strumentale: minaccia di chiedere la separazione, togliere casa e risorse, ridurre in rovina (68,4%); minaccia di portare via i figli (58,2%); minaccia di ostacolare i contatti con i figli (59,4%); minaccia di impedire definitivamente ogni contatto con i figli (43,8%). Nulla di nuovo rispetto alle ricerche sulla violenza nell’ambito delle relazioni intime condotte in altri paesi, dove c’è una maggiore propensione a studiare il fenomeno tenendo conto di entrambi i sessi. Da Dafne III, progetto europeo sulla violenza nelle dinamiche di coppia che ha coinvolto 5 paesi tra cui l’Italia, nel 2015, è emerso che, analizzando un campione di giovani tra i 14 e i 17 anni, le ragazze che hanno subito una forma di violenza sessuale variano dal 17% al 41% in base all’entità dell’aggressione e i ragazzi dal 9% al 25%.
Che l’uomo non possa essere stuprato è un falso mito. È il sesso forte e dominante, mentre la donna è indifesa e va tutelata. L’uomo non può essere oggetto di tale gesto e anche nella remota possibilità che possa accadere, non ne rimarrebbe colpito psicologicamente come una vittima donna. Tutte credenze errate che fanno di un fenomeno crescente (e silenziato) un allarme sociale. I disturbi post traumatici sono presenti e resi ancora più stringenti dalla morsa degli stereotipi già citati. Altri studi su ampie popolazioni mostrano che un range compreso tra il 3 e il 7% degli uomini riporta una storia di abuso sessuale avvenuta durante l’età adulta, rispetto a una percentuale tra il 13.5 e il 22% delle donne. Inoltre in queste ricerche viene riportata un’alta percentuale, dal 18% fino al 74%, di abusi sessuali su uomini che prevedono la penetrazione orale ed anale. Molti di questi studi, inoltre, dimostrano, anche, che l’età della maggior parte delle vittime maschili è compresa tra i 20 e 30 anni, così come quella della maggior parte delle donne. A differenza delle donne, però, emerge dai dati che gli uomini sono maggiormente soggetti a più di un abuso sessuale da parte di uomini e donne. Questo tipo di trauma e molto complesso e richiede un percorso di “guarigione” estremamente delicato e complesso.
Uno studio del 2014 pubblicato sulla rivista dell’American Psychological Association Psychology of Men & Masculinity e riportato dettagliatamente qui, ha svelato che oltre 4 uomini su 10 (il 43%) di scuola superiore e università avevano vissuto una coercizione sessuale, che si era tradotta nella metà dei casi in un rapporto sessuale. Il 31% dei partecipanti allo studio aveva ricevuto coercizione verbale, il 18% coercizione fisica e il 7% coercizione tramite sostanze per sesso non consenziente, mentre il 26% ha riportato di aver ricevuto seduzioni sessuali non volute per lo stesso motivo. Il 95% degli intervistati ha inoltre riferito che i perpetratori di tali violenze fossero donne e l’1,6% che fossero uomini e donne contemporaneamente. Secondo il rapporto del Ministero dell’Interno, nel nostro Paese, nel 2015 su 4.000 violenze sessuali consumate (963 su minori) le vittime di violenza sono per l’80,83% donne. Dunque il 19,17%, vale a dire circa 766 persone, sono maschi.

A conclamare lo stereotipo dell’impossibilità dell’uomo di subire uno stupro da una donna, il fatto di conoscere molto poco la fisiologia umana. L’erezione può verificarsi in una varietà di stati emotivi, tra cui la rabbia e il terrore: la prova di un’eccitazione genitale o dell’orgasmo dimostri il consenso non ha validità intrinseca e deve essere ignorata quando ci si trova dinanzi a un episodio di stupro maschile. Un altro serio problema è che sono rari i centri di assistenza per le vittime maschili. Oltre, quindi, ai danni fisici e psicologici, gli uomini devono affrontare lo stigma di una società che vede nel maschio il dominatore, il sesso forte, che perde il suo status se sopraffatto dal sesso debole.

Stereotipi e teste nella sabbia nascondono dietro a neologismi comodi e di genere, che urlano discriminazione volendo dimostrare il contrario, un problema dilagante e a doppio senso che in realtà ha un solo nome: Violenza.