Cambridge Analytica: lo scandalo che fa tremare l’impero di Facebook

Viene chiamato “datagate” o “scandalo Cambridge Analytica” e sta mettendo letteralmente in allarme il mondo. Potrebbe avere implicazioni a livello politico, finanziario e giuridico. Si tratta dello scandalo che ha coinvolto Facebook il mese scorso. A dare il via alla vincenda è stata un’inchiesta giornalistica condotta da alcune testate statunitensi e britanniche. Secondo l’inchiesta, l’azienda “Cambridge Analytica” avrebbe sfruttato i dati ottenuti da circa 50 milioni di profili sul social network per influenzare, mediante pubblicità e comunicazioni estremamente mirate, l’esito delle elezioni presidenziali statunitensi e del referendum sulla “Brexit” nel Regno Unito. La vicenda è estremamente complessa ed è d’obbligo procedere con ordine. Pare che il metodo di ottenimento dei dati sia stato perfettamente lecito. Nel 2014, infatti, un ricercatore universitario creò un’applicazione a cui si poteva accedere mediante “Facebook login”, ossia utilizzando la connessione a Facebook senza immettere ulteriori credenziali. Fino a qualche anno fa, Facebook permetteva alle applicazioni l’accesso anche ad alcuni dati degli amici di chi le utilizzava. Tutto era apertamente dichiarato. L’applicazione raccolse quindi una mole impressionante di informazioni prima che Facebook restringesse le impostazioni sulla privacy, impedendo la raccolta dei dati sugli amici degli utenti delle applicazioni. In seguito, tali informazioni sarebbero state passate a “Cambridge Analytica”, che si occupa di analisi dei dati e comunicazione. Tale passaggio sarebbe invece irregolare, perché Facebook non ha mai permesso la comunicazione di dati raccolti sullo stesso social network a terzi. Anche in questo caso, però, la situazione è tutta da chiarire: secondo la difesa dell’azienda, infatti, sarebbe stata la stessa ditta ad avvisare il social network nel momento in cui si è resa conto di avere in mano dati ottenuti irregolarmente. Si tratta di aspetti su cui ora dovranno indagare i tribunali statunitensi. Ai togati a stelle e strisce spetterà anche appurare se e quanto effettivamente la mole di dati così ottenuti abbia influito sull’esito delle elezioni. Anche in Europa, però, intanto, è scattato l’allarme: la Commissione Europea ha chiesto a Facebook di rispondere in breve tempo a diverse domande legate allo scandalo. In particolare, il Commissario alla Giustizia ha chiesto se il caso coinvolga anche dati personali di cittadini europei. Anche il Parlamento del Regno Unito ha convocato i vertici dell’azienda per porre alcune domande. In Italia, il Codacons ha presentato un esposto sul tema. Il timore è che anche nello Stivale siano stati sfruttati i dati ricavati irregolarmente per influenzare l’esito delle elezioni mediante pubblicità iper-mirate.

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