Il bullismo si combatte lì, dove nasce: tra le mura scolastiche.

Il bullismo si combatte lì, dove nasce: tra le mura scolastiche.

5 Aprile 2018 0 Di il cosmo

Il bullismo si combatte lì, dove nasce: tra le mura scolastiche. Sono tanti, infatti, i progetti promossi dalle scuole per arginare e – soprattutto – prevenire il fenomeno. Progetti che non sono solamente un insegnamento diretto a bambini e ragazzi, ma vere e proprie attività pratiche, per rendere gli studenti consapevoli e protagonisti della lotta.
Di bullismo si parla molto eppure sembra non bastare mai, perché gli episodi che vedono perseguitati bimbi e adolescenti sono spesso tra prime pagine dei giornali. Quello che più preoccupa, poi, è che le modalità con cui si verificano gli atti violenti sono sempre più gravi e sono portatrici di conseguenze irreparabili. Michele, ad esempio, è stato una delle ultime vittime del bullismo: ha deciso di togliersi la vita, a soli 17 anni, perché non sopportava più il peso di una sofferenza dovuta alle umiliazioni dei suoi compagni. «In tutto il Piemonte è attiva una rete che si occupa di lotta e prevenzione al bullismo. È fondamentale che ogni scuola prenda parte a questa rete, attraverso la creazione di progetti che sensibilizzino gli studenti affinché siano loro i primi a intervenire quando vengono a sapere di compagni in difficoltà». Vincenzo Guarino, Preside di Vercelli, spiega come le scuole a lui destinate prendono parte alla lotta: «La modalità che abbiamo deciso di abbracciare è la cosiddetta “peer to peer”: la scuola lavora per dare ai ragazzi gli strumenti giusti per combattere la violenza, facendo capire loro che possono essere attivi nell’intervento. Lo sappiamo: se a riprendere un “bullo” è un insegnante, o un preside, si rischia che il messaggio non venga recepito per puro spirito di ribellione. Crediamo, invece, che se a parlare con il “bullo” sia proprio un suo compagno, un suo pari, potrebbe esserci una sostanziale differenza. In alcune delle nostre scuole – continua il Preside – abbiamo istituito una vera e propria “squadra” di studenti pronti a combattere il fenomeno. In più, nell’Istituto è presente una cassetta in cui lasciare il proprio biglietto per chiedere aiuto o denunciare una situazione di bullismo anche in maniera anonima, cosicché la squadra preposta possa intervenire. Sempre, comunque, con l’appoggio dei docenti e di tutto il personale scolastico. Aver incaricato i ragazzi di tale compito significa responsabilizzarli sul concetto di aiuto, ma è chiaro che gli adulti ricoprono un ruolo importante». Un altro dei progetti che è stato portato avanti, ha riguardato la ricerca di parole chiave e di brevi frasi di impatto, che potessero mandare messaggi sensibili all’argomento: «Frasi che sono poi state stampate sulle bustine di zucchero che troviamo nelle caffetterie della città, affinché il verbo si diffonda davvero ovunque». Il bullismo nuoce gravemente alla società: sfavorisce lo sviluppo dell’individuo e, così facendo, dell’intera comunità di un Paese, mettendo a rischio il presente e il futuro delle generazioni. Inoltre, è il primo gradino di una scalata verso un’aggressività e una violenza capace di minare un Paese per anni. «Il problema del bullismo non ha età. È necessario – continua il Preside Guarino – intervenire da subito in tutte le scuole, in ogni fascia di età, affinché già da bambini si prenda consapevolezza delle conseguenze della violenza fisica e psicologica. Lavorare oggi, per prevenire domani».