La recensione: “Vado verso il Capo” di Sergio Ramazzotti

L’autore
Sergio Ramazzotti, nato a Milano nel 1965, è autore di centinaia di reportage da tutto il mondo. Le sue fotografie sono state esposte in numerose mostre personali in Italia e all’estero.
Tra il 2008 e il 2011 è stato protagonista di una serie di documentari sul fotogiornalismo in Olanda e del documentario Sos Lampedusa, per Sky. Ha vinto il premio fotografico International Photography Awards di Los Angeles nel 2005, e due volte (2005 e 2010) il premio di giornalismo “Enzo Baldoni” della Provincia di Milano.
Per i vent’anni dall’uscita il testo “Vado verso il Capo”, il bestseller è stato ripubblicato con decine di fotografie del viaggio. E’ uscito anche anche un ebook fotografico dedicato: 13.000 km d’Africa.

Recensione
Vado verso il Capo
“Prima di questo viaggio l’Africa era la mia amante. Dopo è diventata mia moglie”
Nel 1996 Ramazzotti pubblica Vado verso il Capo (Feltrinelli), cronaca di una traversata di tredicimila chilometri compiuta tra il marzo e l’aprile del 1992 con i mezzi pubblici (auto, taxi, camion, bus, traghetti, treni merci, barche) da Algeri a Città del Capo (Capo di Buona Speranza).
Un viaggio nato per una scommessa del suo caporedattore di AutoCapital, Gilberto Milano: ripercorrere in 40 giorni l’Africa senza prendere aerei, riprendendo la tratta della famosa gara automobilistica di rally Parigi-Le Cap.
Un’idea nata per descrivere le reali condizioni dei trasporti pubblici africani (“altro che rally”), ma che in realtà si trasformerà in una descrizione di un paese pieno di meraviglie e contraddizioni, un paese in fermento tra lotte tribali e lotte di potere in una natura sovrastante, immensa e devastante.
Ad Algeri, su un pulmann Mercedes vecchio e fatiscente, stracarico di merci e persone, inizia il suo viaggio.
Ripercorrendo un sentiero segnato solo su una mappa di rally, dentro un cassone di un camion, o su un carico di un treno-merci, o semplicemente su un taxi strapieno, ci porta a capire un pò di più l’Africa, attraverso brevi ma intensi cenni storici, come quello sulla Nigeria in cui ci racconta della sua democrazia di facciata, della sua corruzione strutturale, una nazione vittima di una decolonizzazione inglese disastrosa che li portò sì all’indipendenza nel 1960, ma che si vide dividere il paese in tre zone di influenza: a Nord gli Hausa-Fulani, musulmani, gli Ibo, cattolici a Sud est, gli Yoruba, protestanti a sud ovest. “La lotta per accaparrarsi il potere centrale di Lagos cominciò un minuto dopo che l’ultimo inglese aveva lasciato la Nigeria.”.
Attraverso le parole e gli occhi di compagni di viaggio come ad esempio Hmidou, maliano di etnia Dogon, un popolo di scultori maliani raffinatissimi “che plasmano il legno e il bronzo e ne traggono immagini dalla grazia enigmatica di un Modigliani”, o l’incontro con i Tuareg, antico popolo di guerrieri nomadi misteriosi e pieni di fascino che intorno al 1000 d.C. conquistarono e monopolizzarono commercialmente il Sahara tra il Niger, il Mali e l’Algeria, ci descrive etnie e leggende dimenticate.
Ramazzotti usa una scrittura semplice e descrittiva, piena di aneddoti e curiosità come il songo, un simil backgammon in versione africana che scoprì essere un gioco popolarissimo ed inventato addirittura dagli egizi, o Roger Milla, un idolo degli africani, un attaccante della nazionale camerunense che ai mondiali Italia ‘90 segnò alla Colombia facendo sperare a milioni di tifosi un mondiale africano.
Un’Africa piena di contraddizioni, come quella in Zimbabwe e del suo nuovo tipo di razzismo, non più tra bianchi e neri, o tra ricchi e poveri, ma tra i bianchi dello Zimbabwe e i third world groupie, “i turisti , i bianchi stranieri che si mescolano con i neri, che parlano con loro, che viaggiano sugli autobus e sui treni in seconda classe.
Dall’Algeria in direzione Niger, attraverso il Sahara, e poi in Nigeria e le sue dogane corruttibili, dal Congo allo Zaire, dallo Zimbabwe al Sud Africa, Ramazzotti ci descrive gli anni novanta africani, da Nord a Sud in modo elegante, crudo, divertente.
Un libro utile per comprendere l’Africa di oggi.

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