Lo stalker di Paola, dai fiori all’auto rigata

Stalker, ossia “individuo affetto da un disturbo della personalità che lo spinge a perseguitare ossessivamente un’altra persona con minacce, pedinamenti, molestie e attenzioni indesiderate”. La definizione calza a pennello su Patrizio (nome di fantasia), innamorato di Paola, 47 anni, di Terni, la vittima delle sue attenzioni morbose. Ben 9 anni è durata questa storia che non si è chiusa con una denuncia solo perché la polizia ha persuaso Paola a lasciar perdere “per non rovinare quel ragazzo, al lavoro e non solo”. Fortunatamente, la situazione non è mai degenerata, ma avrebbe potuto. E, comunque, si è arrivati anche all’atto vandalico, con tanto di fiancata dell’auto rigata. All’inizio, spiega la donna ternana, nulla lasciava presagire ciò che sarebbe accaduto nel tempo. Andiamo con ordine. “Lui era un mio collega di lavoro. Le sue intenzioni le ha mostrate presto, era interessato a me e lo dimostrava regalandomi mazzi di fiori. Era all’antica. Mi corteggiava, pur sapendo che ero fidanzata e convivevo”. Siamo nel 2003. “Io lo ringraziavo, ero un po’ imbarazzata, gli dicevo le classiche frasi di circostanza: non dovevi. Ma lui era un ragazzo assennato, educato. Solo che non mi piaceva come uomo”.
Paola si lascia con il fidanzato e Patrizio coglie l’occasione: la invita fuori insieme agli amici, capendo che è giù: “Dai, così ti distrai un po’”. La sventurata rispose, viene da aggiungere. La vera persecuzione sta per cominciare: “Andiamo tutti insieme all’enoteca, la serata è distesa, piacevole. A dire il vero, mi sono anche annoiata un po’”. Lui la riaccompagna a casa, ma stranamente, non ci prova: “Ciao ciao e se ne va. Sono rimasta anche un po’ male, a dire il vero, dopo quei fiori. Ma mi ha fatto anche piacere”. Così le uscite continuano: lei, lui e gli amici di lui. Patrizio continua a non provare mai a baciare Paola che, una volta, glielo dice sinceramente: “Come mai?”. Lui: “Perché prima voglio conoscerla una persona. Anche un bacio è importante”. Nella vita di Paola arriva un altro ragazzo: “E un po’ mi allontano da Patrizio. Ero quasi costretta a inventarmi delle cose, ma iniziai ad avere il vago sospetto che mi controllasse. Capitavano coincidenze che tali non erano: dove ero io con la macchina, c’era anche lui. Una volta, mentre tornavo dall’appuntamento con quello che era diventato il mio ragazzo, alle 3 di notte lo vidi per strada. C’eravamo solo io e lui”. Paola capisce che Patrizio si apposta pure sotto casa: “Così cominciai a dirgli che mi vedevo con una ex compagna di classe che così, se vedeva le luci della stanza da letto spente, non si insospettiva”. Paola però lo giustifica ancora: “Pensavo semplicemente che fosse innamorato perso di me e che fosse morso dalla gelosia”.
L’uomo d’altri tempi capisce che nella vita di lei c’è un altro. “Quando ha iniziato a venire anche sotto casa del mio ragazzo ho deciso di affrontarlo, in modo aggressivo. Lui, al lavoro, per un po’ mi ha evitato, mi parlava solo in presenza di altre persone”. Paola va a convivere con il suo fidanzato. Ma Patrizio non riesce a farsene una ragione. “Il mio ragazzo è pure uscito, una sera, per affrontarlo, ma non è riuscito”. Intanto, Patrizio comincia pure a ironizzare sul fidanzato di Paola: “Diceva: ma che ci fai con quello, ha tanti più anni di te. Lo chiamava il vecchio”. Patrizio sa tutti gli spostamenti di Paola. E sa pure che, in estate, mentre lui va in vacanza, lei resta a casa da sola ancora per un po’ prima di raggiungerlo. “Una sera, mentre tornavo dal tabaccaio, lo incontro tutto tremante e sudato davanti a casa miaa. Mi rivela che è innamoratissimo, che senza di me sta male, si mette a piangere. Io gli rispondo che è assurdo, che sa che sto con un altro. Lui ribatte che non sa cosa fare e io allora gli dico chiaro e tondo che la scintilla non è scoccata, che non è il mio tipo, né fisicamente né come modo di fare. Gli dico: sembri mio nonno”. Paola pare dunque liberarsi dello stalker. Non è così. “Una sera mi arriva un sms in cui mi chiede che faccio. Gli rispondo che mi sto annoiando. Due secondi dopo è a casa mia con una bottiglia di vino. Evidentemente, era già sotto casa”. Paola continua a venire pedinata. Finisce anche la nuova storia per lei, che passa un periodo particolarmente difficile e lui le offre una spalla su cui piangere. Ma le intenzioni non sono certo amichevoli. “Ci siamo visti spessissimo, lui era praticamente a casa mia. Mi diceva che non mi avrebbe mai fatto soffrire, che con lui sarei stata una regina. Un martellamento massimo”. Lui è ovunque è Paola, pure a casa dei suoi genitori. Lei lo riprende: “Che ci fai qui? Ascolto musica. A 30 chilometri da Terni? Mi fa sentire più vicino a te. Qui ho capito che c’era qualcosa di serio che non andava. Gli ho detto che la volta successiva avrei chiamato i carabinieri”.
Di nuovo la vecchia tattica: Patrizio fa l’offeso, per un po’ non rivolge la parola a Paola. “Una mattina mi ritrovo l’auto rigata sulla fiancata. So che è stato lui, gli dico che ha fatto una cosa da vigliaccio e che l’avrei denunciato”. Ma la situazione non migliora molto: “Io mi metto con quello che attualmente è mio marito, lui di nuovo si apposta sotto casa di questa persona e sta lì ore. A quel punto, abbiamo deciso di andare in questura, ma la polizia mi ha fatto desistere anche dal fare una querela perché avrei rovinato la vita a Patrizio”.
Dura ancora mesi l’incubo, fino al 2012. Poco prima che Paola si sposi. E, naturalmente, per il matrimonio, lo stalker è l’unico a non mettere la quota aziendale per il regalo. “O forse il regalo è stato smettere di perseguitarmi”. L’ultima frase di Paola, però, fa capire quanto pericolosa è stata tutta la storia: “Se invece di rigarmi l’auto mi avesse gettato l’acido in faccia?”.

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