L’ultimo viaggio in treno

E’ stata una tragedia. Un modo di dire spesso abusato ed utilizzato a sproposito, con leggerezza e, talvolta, ironia. Quanto avvenuto ieri alla stazione di Torino Porta Susa, però, non può essere definito in altro modo. Perdere la vita a 15 anni in circostanze così assurde non ha senso; non ha senso aspettare il treno che ti dovrebbe portare a scuola con i tuoi compagni e non salirci mai. Beatrice, mercoledì 4 aprile, non ha potuto come ogni giorno sedersi sulle poltroncine blu del Torino-Milano e ascoltare la musica nelle orecchie tra una battuta e l’altra degli amici: il suo zaino è rimasto impigliato al vagone in arrivo, mentre era di spalle. Troppo corto lo spazio di manovra e di frenata per il macchinista, inutili i soccorsi. Per lei non c’è stato un Lorenzo Pianezza in grado di salvarla all’ultimo istante come un supereroe. Ora toccherà alla Polfer indagare sulla vicenda, sebbene incidenti di questo genere siano tristemente sempre più frequenti sulle linee ferroviarie italiane (troppo facile accedere ai binari?). A Pasqua Giovanni Toriello, 19 anni, ha perso la vita a Bellizzi investito da un Frecciabianca mentre attraversava le traversine; a febbraio, stesso scenario a Finale Ligure quando è mancato un altro giovanissimo: Stefano Massirio. Poche settimane prima, invece, un ragazzo di origine africane era stato travolto e ucciso da un convoglio sempre lungo la tratta Torino-Milano, nei pressi di Casalino. Tragedie, appunto, senza senso e senza un perchè.

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